Questionario di Holden: Edoardo Rossi

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Adoro scrivere a mano, anche se non ho una bella grafia. Durante i miei viaggi riempio moleskine di appunti e pensieri. Ma quando elaboro un testo, scelgo il computer, perché mi permette di correggere, rielaborare, modificare, insomma è più comodo.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Le persone che hanno seguito il mio viaggio – attraverso il blog da me creato – mi hanno suggerito di trasformare i miei dispacci giornalieri in un libro. E io ho raccolto la sfida, cercando di migliorare e approfondire gli appunti scritti di getto.

Ha delle abitudini particolari durante la scrittura?
Mi piace isolarmi da tutto e tutti, restare solo con i miei pensieri. Magari accanto a una finestra, cullato da suoni soffusi e immagini concilianti. Per ultimare Taccuini vagabondi mi sono isolato in montagna per due mesi, in totale solitudine.

Preferisci libri stampati, audiolibri o e-book? Perché?
Preferisco libri stampati, non c’è dubbio, l’odore dalla carta, la sua ruvida consistenza, il frusciare delle pagine fra le mie dita, non hanno prezzo.

Cosa ha ispirato l’ambientazione del tuo libro?
Viaggiare è sempre stata la mia linfa, la mia ispirazione. Il viaggio ritorna spesso nei miei tentativi letterari. E questo libro è viaggio allo stato puro, perché racconta i miei giorni nomadi, e tutte le elucubrazioni che mi hanno accompagnato.

Questionario di Holden: Zarina Rafiq

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
R.L. Stevenson e A.A Milne dalla mia infanzia. John Donne, William Shakespeare, John Keats e Alfred Tennyson. Dei poeti moderni, adoro Robert Frost, Mary Oliver, The Liverpool Poets, Billy Collins e Julian Stannard.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Di solito scrivo sul computer perché mi piace l’obiettività che mi dà. Mi fornisce subito un distacco, che mi aiuta a valutare veramente la parola che voglio usare. Scrivendo a mano appare subito una voce in più, non solo le parole in sé.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Dopo i miei spoken word performance le persone mi chiedevano “un libro” in modo che potessero rileggere e far leggere agli amici le poesie. Poi volevo che il pubblico italiano – che interveniva a questi eventi – avesse una traduzione professionale.

Biblioteca, libreria fisica, libreria online, mercatini… Dove prendi i libri che leggi?
Ho perso completamente l’abitudine di prendere libri dalla biblioteca e voglio ritrovarla! Compro da librerie fisiche – se possibile – o se non dalle librerie online.

Qual è la cosa più difficile che hai dovuto scrivere nel tuo libro?
Le poesie di grande emozione sono state la sfida più grande per me. Ci voleva del tempo e tante bozze per acquisire la distanza necessaria per andare fino in fondo alla materie e per creare una poesia e non solo un sfogo personale.

Questionario di Holden: Jolanta Maria Czarnomorska

Quando hai letto il tuo primo libro?
Avevo sette anni. La mia prima avventura da lettrice autonoma fu Libro di Bullerbyn di Astrid Lindgren. Successivamente lo lessi ancora diverse volte, convinta di fare parte del mondo dei personaggi descritti e delle loro vicende. Indimenticabile.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Ho l’abitudine di prendere degli appunti dove capita: in un taccuino, sui tovaglioli, sui pezzi della carta da cucina. Ogni riflessione può rivelarsi preziosa. Ovviamente scrivo anche col computer, ma mi piacerebbe poter scrivere solo a mano.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Nella mia mente rimane impresso un luogo reale, un paesino della campagna polacca, dove spesso trascorrevo le mie vacanze. I campi, le case lungo una strada sola e le rovine di una vecchia chiesa. L’immaginazione ha portato gli elfi proprio lì.

Consigliaci un libro da leggere.
Sto finendo in questi giorni il libro autobiografico di Federica De Paolis Da parte di madre. Il rapporto fra madre e figlia viene descritto in modo coinvolgente e coraggioso. Da non perdere.

Preferisci libri stampati, audiolibri o e-book? Perché?
Preferisco leggere libri stampati, sentire il profumo della carta, della sua ruvidità, il fruscio delle pagine. Il libro stampato risveglia tutti i sensi e diventa oggetto del desiderio. Forse per questo motivo è così difficile separarsene.

Questionario di Holden: Emilio Napolitano

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
La storia è nata per caso. I personaggi: Don Peppino il portiere, Donna Rosa, il giovane poeta un po’ pazzo e sconclusionato, mi sono venuti a trovare un pomeriggio di inizio autunno, e mi hanno chiesto di raccontare le loro vite, i loro sogni.

Consigliaci un libro da leggere.
Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar. Un capolavoro di saggezza e di grande scrittura.

Puoi esprimere un desiderio. Vorrei saper scrivere come…?
Erri De Luca. La sua scrittura è essenziale, ma mai superficiale. Restituisce a ogni parola il suo valore e il giusto significato. Prosa che si trasforma in poesia.

Cosa ha ispirato l’ambientazione del tuo libro?
Una visita alla costiera amalfitana. Ho pensato a un giorno particolare: l’ultimo giorno dell’anno della fine del millennio. Tutto si svolge in una giornata, e i protagonisti renderanno davvero indimenticabili quelle ore.

Fai una scaletta di ciò che vuoi scrivere o ti lasci guidare dalla storia?
Di solito mi lascio guidare dalla fantasia. Non ho una scaletta, e i personaggi nascono e si caratterizzano man mano che la storia si dipana, fino all’epilogo finale. Inaspettato anche per me.

Questionario di Holden: Alessandro Agostini

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Preferibilmente a mano, anche perché mi accade nelle situazioni più disparate: quando ispirazione comanda. Il gesto dello scrivere mi è propedeutico al pensare e al sentire. Pur non amandolo il computer mi è invece utile in fase di rielaborazione.

Ha delle abitudini particolari durante la scrittura?
Fumo, sgranocchio di tutto e sbevucchio in maniera quasi compulsiva come a diluire l’irruenza della carica creativa affinché produca un frutto ordinato e coerente. Non il massimo per la salute ma tant’è… qualcosa è da sacrificarsi alla Musa.

Attualmente stai lavorando a qualche libro?
Sto mettendo insieme una raccolta di brevi racconti (di tono scherzoso, ma portatori di un messaggio) e aforismi scritti negli ultimi anni. Poi ho già abbondante materiale per una prossima silloge poetica con liriche composte fra il 2023 e il 2024.

Com’è il tuo spazio di scrittura?
Mi trovo a scrivere in ogni luogo possibile quando arriva l’alito giusto: letto, auto, campi e boschi. Ho poi un’ampia cucina, ove passo il più del mio tempo casalingo, con pile di fogli e di libri e un tavolinetto con il computer vicino alla stufa.

Hai mai sperimentato il blocco del lettore? Come l’hai superato?
Ben grami pasti mi toccherebbero se dovessi vivere di scrittura né alcun editore mi corre dietro per sollecitarmi per cui in fasi di magra faccio altro; magari rielaboro cose vecchie. A volte è pure un sollievo ché la poesia è compagna molto esigente.

Questionario di Holden: Serena Girivetto

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Agatha Christie per la genialità degli intrecci e l’analisi della natura umana. Edgar Allan Poe per l’umorismo nero. Dickens e Thackeray per l’ironia tagliente. Le Brontë per le atmosfere e per la potenza, talvolta violenta, delle emozioni.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Il mito delle masche mi appassiona da quando ero bambina. La vita mi ha portata a conoscere Levone e la storia di quattro donne processate per stregoneria. Nulla accade per caso. Ho deciso di costruire un romanzo per far rivivere la loro memoria.

Quando scrivi un libro da dove parti? Titolo, incipit, fine…?
Parto dall’incipit, che però subisce diverse modifiche durante la stesura. Ho l’abitudine quasi compulsiva di appuntarmi idee per la trama durante il giorno, che poi cerco di mettere insieme a tarda sera. Il titolo lo scelgo a lavoro ultimato.

Attualmente stai lavorando a qualche libro?
Sto lavorando a un libro in collaborazione con un amico. Il romanzo può essere visto come una sorta di prequel de La congrega di Levone. La narrazione prende vita là dove tutto è iniziato: nel 1474, fra la popolazione contadina del Canavese.

Hai mai sperimentato il blocco del lettore? Come l’hai superato?
Sì. È stato un periodo complicato, caratterizzato da un malessere personale. Uscirne è stato come ricostruire un mosaico: unire tanti pezzettini per ricreare il mio benessere. Uno di questi è stato impormi di spegnere lo smartphone e aprire un libro.