“L’amore nonviolento” di Carla Rosco: l’amore è una conquista dell’animo di ciascuno

a cura dello scrittore Gaetano Cinque

Possono brevi racconti tenuti insieme da un’intuizione lirica diventare romanzo, intendendo per romanzo la rappresentazione dell’universo umano attraverso singole individualità?
Sì, ed è quello che capita al bel libro di Carla Rosco, poetessa e giornalista, dal suggestivo titolo L’amore nonviolento.
Con una scrittura delicata, evanescente, morbida e a tratti sensuale, la scrittrice ci rappresenta l’universo della coppia alle prese con i temi più intricati e intriganti della relazione amorosa.
Sogni, aspettative, condizionamenti, educazioni giocano, come una miscela pronta a esplodere, negli aspetti più quotidiani di una vita che si prospetta, per tempi lunghi (o brevi), desiderata o negata.
Ora è brontolo, ora sono i fiori senza spine, ora è il colore della primavera o il giallo ocra, ora una conchiglia, ora una favola bella, ora un ciclone di menzogne, e così via, seguendo i titoli dei venti racconti, e la variegata dimensione relazionale della coppia emerge in tutta la sua realtà, che però è sempre sfumata, accennata, intravista.
Perché l’amore nonviolento è insito proprio in questa drammaticità non gridata, non sconquassata, e presenta sempre una luce, una possibilità di fuga in avanti, mentre il vero nemico è nella violenza fatta di rotture, ferite, colpi a tradimento che non danno respiro e non lasciano spazio a recuperi di dignità e salvezza. Ed è questa la violenza dell’uomo civilizzato, che i racconti finali analizzano antropologicamente in maniera documentata.
E così alla fine non tutto appare scontato: il conflitto maschio femmina non è un dato definitivo, l’amore è una conquista dell’animo di ciascuno e il verbo della vita è coniugare la solidarietà con la speranza.

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“Chiamami papà” di Marco Palagi: la più alta espressione di una specificità della vita, la continuazione nel tempo per una eternità che all’individuo è impedita

a cura dello scrittore Gaetano Cinque

Ho trovato il romanzo Chiamami papà particolarmente bello.
Bello nello stile, bello nell’impianto narrativo, bello nei temi trattati.
Il bello in letteratura vuol dire efficace, stimolante, coinvolgente, intrigante, arricchente intelletto e anima. Il bello porta al Sublime.
Mi è piaciuto lo stile variegato, ora sobrio, ora sperimentale, ora ironico.
È stato quello dell’ironia un registro ben riuscito soprattutto nella descrizione di scene esilaranti e nelle dissonanze delle situazioni tra realismo e percezioni (vedi come Lorenzo vive il suo mestiere di becchino, il suo rapporto con la cacca di Emma, e così via.)
La descrizione del parto di Saida è veramente straordinaria dal punto di vista linguistico, un unico periodo senza interruzione di punti e a capo. C’è in queste pagine tutta l’Africa con la sua condizione umana, storica e sociale.
La soluzione della traccia narrativa di tipo corale, inoltre, permette di vivere la storia da più punti di vista senza perdere mai il contatto con il nucleo centrale, che è accattivante e crea forti emozioni nel lettore.
Il romanzo è un inno alla vita e all’amore, ma anche una grande rappresentazione di che cosa significa perdere il proprio bene, che arreca felicità: la donna amata.
L’autore ha descritto in maniera straordinaria la donna vista nella sua identità di madre, sono pagine intense quelle relative ai parti in terra africana nel Benin.
Conduce il lettore in una realtà che spesso si dimentica e ciò che è normalità la rende nella sua verità e cioè che è straordinarietà. Come è straordinarietà desiderare un figlio, così come straordinari e super eroi sono i bambini. E invece noi diamo tutto per scontato, ovvio, quasi dovuto. Ma non è così.
Desiderare un figlio vuol dire amore, solidarietà e salvezza.
La nascita come atto di amore e l’educazione dei bimbi come utopia di umanità migliore.
La quotidianità della vita alla ricerca dei sensi dell’amore per la propria donna e dell’amore straordinario per il figlio non è solo il percorso di una rivelazione, non è solo la scoperta di ciò che è dentro il cuore di ognuno di noi, è la descrizione di un senso che dà dignità alla vita che vale la pena di essere vissuta.
Chiamami papà è la più alta espressione di una specificità della vita: la continuazione nel tempo per una eternità che all’individuo è impedita.
E la chiusa nei ringraziamenti dà il senso finale di tutta l’operazione letteraria e progettuale di scrittura: Non mi accontenterò mai più di niente di meno del per sempre.

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“Modelle per Egon Schiele” di Gaetano Cinque: un romanzo da leggere tutto d’un fiato, emozionante, intenso

dalla redazione di corrieresalentino.it – A cura di Claudia Forcignanò

Gaetano Cinque è abile nel tessere il ricamo delle parole lungo la trama di un romanzo intenso, che entra subito nel vivo della narrazione aprendosi sul protagonista in carcere,  accusato ufficialmente di aver rapito una minore e di aver avuto rapporti sessuali con lei, sebbene in poco tempo lui stesso si convince di essere stato arrestato per via delle sue opere ritenute pornografiche.

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