“I racconti del viandante solitario” di Emmanuele Venturi: racconti che aprono nuovi sentieri…

a cura di libricarolina.wordpress.com

Vi parlo di un piccolo libro, un vero tesoro, che racchiude cinque racconti, uno più interessante dell’altro: 𝙸𝚕 𝚍𝚒𝚜𝚌𝚘𝚛𝚜𝚘 𝚍𝚎𝚕 𝚌𝚊𝚙𝚒𝚝𝚊𝚗𝚘, 𝙻𝚊 𝚏𝚘𝚛𝚎𝚜𝚝𝚊 𝚍𝚎𝚕𝚕𝚎 𝚌𝚛𝚎𝚊𝚝𝚞𝚛𝚎 𝚗𝚘𝚝𝚝𝚞𝚛𝚗𝚎, 𝚁𝚎𝚐𝚒𝚗𝚊 𝙿𝚎𝚗𝚎𝚕𝚘𝚙𝚎, 𝙴 𝚊𝚕𝚕𝚊 𝚏𝚒𝚗𝚎 𝚏𝚞 𝚕’𝚞𝚘𝚖𝚘 𝚎 𝚂𝚌𝚎𝚕𝚜𝚒 𝚕𝚎 𝚝𝚎𝚗𝚎𝚋𝚛𝚎. Testi poetici, riflessivi e pieni di pathos che prendono spunto da opere famosissime come Storie di piratiDraculaL’Odissea La Sacra Bibbia, divenendo una valida alternativa molto suggestiva e coinvolgente. Si sa bene che l’essere umano, nei momenti di difficoltà, cerca il significato del suo stare al mondo nelle storie e quindi, sfogliando queste pagine, apriamo la mente a mille congetture sulla vita, sulla morte e sulla reale esistenza del sovrannaturale.

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“A mani nude” di Filippo Neviani – Nek: l’imprevidibilità della vita

a cura di Martina Benedetti

Quanto è imprevedibile la vita? Quante volte ci interroghiamo sul senso profondo di essa non trovando risposte? Ci sentiamo sempre troppo piccoli verso i misteri dell’universo. Ed è forse giusto così. Dopotutto non era proprio il filosofo Soren Kierkegaard a paragonare la fede ad un vero e proprio “salto nel vuoto”?
Ho notato, crescendo, che è proprio il dolore, molto spesso, a farci porre gli interrogativi più sinceri e profondi. Non dico che sia necessario o giusto soffrire ma la frase “il dolore ti cambia” non è per niente scontata. Il dolore ci cambia rendendoci uomini e donne nuove.
Le grandi sofferenze ci plasmano facendoci spesso capire quali sono le cose per noi più importanti.
Il libro A mani nude’ di Filippo Neviani è il viaggio nella vita e nel dolore di un uomo che posto davanti a limiti fisici, conseguenti a un brutto incidente, trova la forza di reinventarsi con il potere della sua mente, della fede e dei legami veri.
L’esperienza della degenza ospedaliera è raccontata dall’autore quasi come un’epifania. Un luogo in cui la propria sofferenza viene accostata a quella altrui e conseguentemente ridimensionata in un’ottica globale. Un grande esercizio di empatia. 
Molte riflessioni esistenziali contornano un racconto in prima persona e il focus della narrazione non riguarda l’adrenalina che un grande artista può provare sopra a un palco, ma di come i veri riflettori siano sempre puntati verso le cose importanti della vita. Una luce che investe la grandezza delle piccole cose.
Consigliato.

“Napoli miliardaria” di Stefano Ceccanti: le scelte cruciali della vita, partire, restare, lavorare, ribellarsi, rassegnarsi

a cura di Maria Landolfo

Il romanzo è ambientato nella Napoli del 1943. La protagonista Maria appartiene a una famiglia povera ma virtuosa, in una Napoli impoverita, disorientata e sconvolta dalla guerra.
Si susseguono nella narrazione eventi dolorosi ma anche gioiosi, narrati da una “voce” che sembra familiare, come il racconto di una parente lontana che accarezza i personaggi per non sciuparne il ricordo. Il titolo ricorda la celeberrima commedia napoletana di Eduardo de Filippo del 1945 che rientra, come questo romanzo, nelle innumerevoli opere che rappresentano quello che è stato definito il “dopoguerra infinito di Napoli”. (https://bit.ly/3MCAJb5)
Emergono figure insospettate per l’epoca, che oggi potremmo definire anacronisticamente “femministe”, ma in realtà donne forti e determinate, indurite dagli eventi bellici e che si oppongono ad un destino preordinato dalla logica maschile e alla mentalità bigotta e patriarcale.
Le vere protagoniste del romanzo sono le donne e la loro “sorellanza”, le donne di famiglia, la maestra succube del suo uomo, la ragazza che vuole studiare e affermarsi contro la volontà dei genitori… ed emblematica è la scena in cui la novizia fugge via in decapottabile strappandosi la croce e abbandonando la vita monastica. La guerra sembra aver risvegliato anche le coscienze femminili delle nuove generazioni che lottano e sopravvivono per una “liberazione” personale e non solo politica.
Il pregio di questo libro è che non indulge in luoghi comuni sulla napoletanità, ma ritrae gente comune, uno spaccato di una vita semplice, scandita da feste e cerimonie religiose. Trovo singolare lo sforzo dell’autore pisano nel trascrivere la lingua partenopea, a mio parere, anche frammista a termini dell’entroterra campano, una lingua viva che rende i dialoghi credibili e vivaci. Le frasi ripetute tante volte fanno parte di un lessico familiare e rievocano un tempo in cui la famiglia era depositaria dei valori da trasmettere ai giovani e comunque un nucleo sociale ed educativo, e che, nonostante la voglia di ribellione e di libertà, restava un punto di riferimento essenziale per le nuove generazioni.
Il potere resta nelle mani degli uomini, ma le vere fautrici dei destini di tutti sono le donne, in un’ottica matriarcale di solidarietà femminile, che si traduce in forza interiore e nella cura delle piccole e grandi cose quotidiane.

“Lì sapeva di essere cresciuta in tempi persi della memoria, fra un panno lavato e un piatto sciacquato, fra un ago troppo stretto e un filo lungo e chiaro.”

Sono rimasta positivamente impressionata, da partenopea, per come un così giovane autore pisano si sia cimentato in modo garbato e delicato nella rappresentazione di un momento storico complesso scegliendo il punto di vista, vulnerabile e forte nello stesso tempo, di una giovane donna, nel suo difficile percorso di vita, alla continua ricerca di un posto dove sentirsi a casa, e non più sola né perduta.
Il tema del libro, a mio parere, è rappresentato dalle scelte cruciali della vita: partire, restare, lavorare, ribellarsi, rassegnarsi, i momenti della vita in cui si decide il proprio destino nel bene e nel male.

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“Il ponte di ghiaccio” di Michele Visconti: passato, presente e futuro di Claudio in un’Italia scossa da grandi accadimenti

a cura di tastingbookscoop.wixsite.com

Un ponte è un collegamento. Senza quella fondamentale struttura due zone non entrano in contatto, due mondi non si parlano, due universi non dialogano. Sulla base di una struttura solida che mette in comunicazione parti e mondi, la storia di cui vi voglio parlare scivola su una strada come un’auto durante un lungo viaggio, che per altro è protagonista stesso della vicenda, sotto forma d’indagine personale e non.

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“Il corpo sottile” di Claudia Fiorotto Zampieri: donne in continua ricerca di quelle carezze non corrisposte

a cura di amantideilibri.it

Se il lettore cerca un libro d’azione, Il corpo sottile non risponderà alle sue richieste. Eppure in questi racconti c’è dinamismo. Le donne si muovono, si modificano, si evolvono, spesso dentro universi di dolore, affrontando la vita come si presenta, con corpi che cadono ma si sanno aggrappare, attingendo a risorse innate o ricostruendo amori appassiti. Spesso gli avvenimenti sono solo appigli cui appendere sensazioni e sentimenti.

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“L’alveare” di Emilia Giorgetti: in una villa di campagna ronza uno stuolo di parenti e amici

a cura di tellusfolio.it | Marisa Cecchetti

“Ci aveva raccontato una volta Alfredo, l’oste, mostrandoci con la manona l’arnia semivuota, che l’ape regina era volata via portandosi dietro tutto lo stuolo delle operaie, per sciamare in un nuovo alveare”. Su questa immagine Marta bambina alimenta una serie di fantasie che riempiono i vuoti delle sue giornate.

Marta è la voce narrante del nuovo romanzo di Emilia Giorgetti, L’alveare, seguito al suo primo In punta di piedi d’estate, dove è lo sguardo di Gemma a raccogliere tutto.

Il lettore ritrova una villa di campagna intorno a cui ronza uno stuolo di parenti e amici, l’alveare appunto, ritrova le grandi tavolate estive, i riti del quotidiano -anni ’50 del secolo scorso-, ma qui lo sguardo si allarga a comprendere la vita di città, completa il ciclo delle stagioni, e soprattutto rende protagonisti i bambini e gli adolescenti, senza tuttavia farne un romanzo per bambini.

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“Sono immagini dell’alba” di Marisa Cecchetti: una silloge come un caleidoscopio

a cura di artapartofculture.net | Isabella Moroni

Sono immagini dell’alba, di Marisa Cecchetti è una raccolta di racconti che nasce dalla memoria della vita quotidiana che fluisce con gli anni, con i decenni.

È una sorpresa questa scrittura lieve, questa capacità di raccontare armonie (e disarmonie) consuete come fossero scritte su una partitura musicale.
Musicale, infatti, è l’aggettivo che questi racconti risvegliano con la loro allure poetica.

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“Caravaggio. Ai confini del buio” di M. T. Landi e L. Tola: una piccola chicca da non lasciarsi sfuggire per chi ama l’arte

a cura di notonlybooks96.blogspot.com

Attraverso la voce di una donna che l’ha amato e protetto nonostante i suoi difetti, prende vita la storia di Caravaggio, fatta di luci e di ombre. Caravaggio è un personaggio controverso, ed è sempre visto come tale, persino dai suoi contemporanei: questo piccolo volume di appena 115 pagine è stato capace di cogliere perfettamente questa sfumatura. Ma il libro non si limita a un mero racconto della vita dell’artista; segue anche il suo percorso artistico, descrivendo le scelte visionarie e in contrasto con i tempi che Caravaggio prende, delineando quel suo sguardo controcorrente che tanto affascina i moderni.

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“Sono immagini dell’alba” di Marisa Cecchetti: una scrittura limpida, piana, misurata

a cura di recensione.blogspot.com | Luciano Luciani

Presenza discreta ma tenace nei territori non vastissimi della scrittura di qualità, in prosa e in versi, Marisa Cecchetti ha saputo conservare il dono di una rigorosa fedeltà al proprio mondo. 
Una condizione questa, che, comunque non ingenera nel Lettore nessuna sensazione di noia o monotonia, perché a ogni antologia di racconti, a ogni silloge poetica, l’Autrice toscana riesce a sorprenderti sempre: ora aggiungendo non poche originali nuance al proprio discorso poetico; ora illuminando di nuova luce talune zone della percezione rimaste in ombra, ora rendendo più ficcanti, incisive e civilmente impegnate le incursioni nella memoria. 

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