Questionario di Holden: Patrizia Emilitri

C’è una tematica ricorrente nelle tue opere? Se sì, quale?
Sì, nei miei romanzi i protagonisti sono sempre persone comuni che si trovano ad affrontare un evento eccezionale. E anche il territorio, in specifico la provincia, è parte integrante della tematica.

Scrivi in un ordine preciso o ti lasci sorprendere dagli sviluppi della trama?
In genere ho chiaro in testa la parte che voglio sottolineare, il senso della storia che voglio raccontare. Perciò non è detto che la mia storia parta dall’inizio, magari comincio dall’evento o dal personaggio e poi scrivo l’antefatto o il seguito.

Hai una playlist o un genere musicale che ti aiuta a concentrarti durante la scrittura?
In genere ad accompagnare le mie ore di scrittura è Leonard Cohen, la sua voce roca, sussurrata e i suoi testi mi prendono per mano.

Qual è il momento più soddisfacente del processo di scrittura per te?
In genere il passaggio che preferisco è quello della ricerca. Studiare luoghi, psicologia dei personaggi, momenti storici. Magari leggere un libro intero per estrarre una sola informazione.

Come affronti il momento in cui una storia che hai scritto giunge alla fine?
Malissimo. In genere una volta scritta la parola fine mi chiedo: ma a chi può interessare? A chi può piacere? Davvero qualcuno userà il suo tempo per dedicarlo a me?

Questionario di Holden: Marisa Miranda

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Mi piacciono autori differenti sia per lo stile che per i contenuti. Amo profondamente scrittori classici come Leopardi, Pirandello e Calvino (a cui è dedicato il libro), ma sono anche profondamente attratta da autori ispano-americani e francesi.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Ho cercato di creare delle maschere, personaggi che incarnano in particolare i difetti della nostra società. Li ho sempre immaginati protagonisti di un fumetto, purtroppo non so disegnare e quindi mi sono limitata alla scrittura.

Qual è il progetto su cui stai lavorando attualmente, e cosa ti entusiasma di più?
Sto lavorando a un testo su femminicidi, rapporti d’amore e familiari. È molto diverso da questo, coglie i lati deboli o oscuri dei personaggi senza però trascurare il riscatto e l’amore puro.

Preferisci immergerti in un libro cartaceo, ascoltarlo in versione audiolibro o leggerlo su un dispositivo digitale? E perché?
Preferisco i libri cartacei, però quando viaggio o cerco un testo in lingua originale uso il dispositivo digitale. E ascolto la versione audiolibro quando faccio le pulizie o se mi fanno male gli occhi.

Dove acquisti i libri? Hai una libreria preferita o un posto speciale dove ami comprarli?
Preferibilmente a Firenze in due librerie nel centro storico: Todo Modo e La Claudiana. Conosco i librai e spesso mi consigliano o mi procurano i libri che scelgo. Non amo i grandi distributori, non c’è relazione né possibilità di dialogo.

Questionario di Holden: Agostina Passantino

Quando scrivi, preferisci farlo in totale solitudine o con un po’ di compagnia intorno?
Per me scrivere è evasione, quindi il contesto esterno non conta. Non cerco condizioni perfette: posso scrivere da sola o in compagnia, nel silenzio o nel caos, con o senza musica. Quando arriva l’ispirazione, posso farlo in qualsiasi situazione.

Come hai creato il mondo o l’ambientazione del tuo libro? Quali elementi ti hanno ispirato?
L’ambientazione del mio libro nasce dall’intreccio dei luoghi che conosco. Prima fra tutti c’è la mia Palermo, e poi ci sono i viaggi che ho fatto, che mi hanno lasciato colori, odori e sensazioni, che cerco di dettagliare il più possibile nel testo.

Se il tuo libro fosse un album musicale, quale genere o artista sarebbe la colonna sonora ideale?
Sarebbe un mix imprevedibile, come le storie che racconto. Amo la musica e l’energia dei concerti, e spazio soprattutto tra rock ed elettronica. Ma le due “bussole” emotive restano Bruce Springsteen per l’istinto e Franco Battiato per la riflessione.

Quando scrivi, cerchi di scrivere per un pubblico specifico o ti concentri prima di tutto su te stesso?
Non scrivo pensando a me o a un pubblico specifico, ma a ciò che mi ha colpito, quella scintilla che diventa storia. Scrivo partendo dall’esigenza di dare voce a ciò che mi ispira e attorno a questo costruisco una trama.

Come affronti il momento in cui una storia che hai scritto giunge alla fine?
Per me è come riemergere da un’immersione subacquea, dove tutto è ovattato e sospeso. Quando metto l’ultimo punto, sospiro come se mi svegliassi dopo un sogno. È il ritorno alla realtà, con un velo di malinconia per il mondo immaginario che lascio.

Questionario di Holden: Anna Martinenghi

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Ho provato a misurarmi con il senso della vita e della morte, con quei distacchi che ci chiedono di vivere con più vigore, con la finitezza e la scintilla di eterno che ci portiamo dentro.

Com’è il tuo spazio di scrittura?
La poesia è il mio spazio di scrittura prediletto: dove gli spazi sono superiori ai pieni, il bianco al nero dell’inchiostro; una via immacolata di neve su cui lasciare le proprie orme.

Qual è la cosa più difficile che hai dovuto scrivere nel tuo libro?
Ho cercato di immaginare in maniera smisurata, arrogandomi la pretesa che tutto ciò che è imperfetto in questa esperienza umana, si completi nel prossimo percorso, tanto da far apparire l’infinito solo l’inizio di cui non ci si debba accontentare.

C’è una tematica ricorrente nelle tue opere? Se sì, quale?
Parto sempre dalle piccole cose del quotidiano, che reputo essere la radice di ogni poesia, cercando di guardare in faccia quelle grandi, cercando di creare un ponte fra il minimo e l’universale.

Come hai creato il mondo o l’ambientazione del tuo libro? Quali elementi ti hanno ispirato?
La riflessione sull’impermanenza della vita mi ha portato a dare valore a ogni attimo e a comprendere che le persone che sono state parte del nostro viaggio ora vivono nello spazio bianco fra una parola e l’altra.

Questionario di Holden: Damiano Trenchi

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Tra i miei autori preferiti ci sono Luigi Pirandello, per la sua indagine sull’identità; Giacomo Leopardi, per la profondità del suo sguardo sull’uomo; Oscar Wilde, soprattutto per Il ritratto di Dorian Gray, così elegante e inquietante.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Scrivo quasi sempre al computer, perché mi permette di seguire meglio il flusso dei pensieri, correggere subito e lavorare con più libertà sul testo. Per me la scrittura nasce dall’istinto, ma ha bisogno anche di ordine e rielaborazione continua.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Mi ha spinto tutto ciò che, in amore, resta sospeso: le parole non dette, i ritorni che fanno male, le ferite che continuano a chiamarti per nome. Ho scritto questo libro per dare voce a ciò che spesso ci spezza e ci salva insieme.

Com’è il tuo spazio di scrittura?
Semplice: una scrivania, il mio computer e il silenzio necessario per ascoltarmi. È un luogo per me esistenziale e profondo che prende forma nel mio cuore e poi nella mia mente permettendomi di trasformare pensieri e sentimenti in forme e parole.

Qual è la cosa più difficile che hai dovuto scrivere nel tuo libro?
La cosa più difficile è stata dare un nome sincero al dolore, senza addolcirlo. Scrivere certe ferite ha significato attraversarle fino in fondo, ma anche trasformarle in parole capaci di restare, e forse di curare.

Questionario di Holden: Antonella Bertoli

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Graham Greene: trame avvincenti con profondi dilemmi morali. Jane Austen: ironia con cui osserva la società e le sue convenzioni. Sylvia Plath: onestà crudele, esplora identità, dolore e desiderio. Salvatore Quasimodo: linguaggio e intensità emotiva.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Scrivo a computer perché mi è più facile conservare errori, salvarli, tornarci su e correggere o rivedere o cancellare.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Mi piacerebbe cancellare la damnatio memoriae che ha colpito molte donne, per ricordarle e farle ricordare.

Hai mai sperimentato il blocco dello scrittore? Come l’hai superato?
Sinceramente mai. Ho sempre scritto fin da piccola su ogni superficie disponibile, in varie occasioni e su ogni tipo di argomento. Alcune cose le tengo altre le cestino.

Qual è la cosa più difficile che hai dovuto scrivere nel tuo libro?
Interpretare i sentimenti di una donna imperiosa e decisa come Jessie White e renderla più “umana” e vicina al comune sentire di ogni donna, rispettando la veridicità storica.

Questionario di Holden: Maria Rosaria Giannobile

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Ho avvertito il desiderio di scrivere questa silloge poetica per rallentare lo sguardo, prestare attenzione alle piccole cose, sostare sui particolari, interrogarmi sul mistero della vita e sul mio posto nel mondo, per entrarvi in sintonia.

Chi sono gli autori che influenzano maggiormente il tuo stile di scrittura?
Le poesie qui presenti sono precedute da citazioni d’autore, per evidenziarne delle affinità stilistiche e tematiche. Per esempio, da Giovanni Pascoli ho ripreso l’interesse per il fonosimbolismo, da Giuseppe Ungaretti l’essenzialità della parola.

C’è una tematica ricorrente nelle tue opere? Se sì, quale?
Nelle mie opere la tematica ricorrente è la memoria. Nella silloge Albe Chiare ogni poesia è un fermo immagine su un particolare (gli occhi dell’amato, il volo di una lucciola, una voce) che diventa il punto di partenza per un viaggio interiore.

Come hai creato il mondo o l’ambientazione del tuo libro? Quali elementi ti hanno ispirato?
L’ambientazione del libro non è un luogo geograficamente definito, ma uno spazio dell’anima. È il riflesso di uno stato d’essere. Mi hanno ispirato il sentimento panico, il senso di malinconia, la sensazione di benessere e pace.

C’è un libro in cui vorresti “vivere”?
C’è un libro in cui vorrei vivere, si intitola Il principe straniero. Insegna che vale la pena vivere, affrontare lotte e sacrifici, schierarsi dalla parte dove maggiore è il bisogno e minori sono i vantaggi. È un romanzo di cui sono l’autrice.

Questionario di Holden: Matteo Isoni

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Volevo dare una forma, quasi architettonica, all’invisibile che tutti abbiamo dentro. Scrivendo ti orienti, crei una mappa condivisa con chi legge, ma persino chi scrive deve aspettare l’ultima riga per scoprire dove lo stavano portando le parole.

Ricordi il primo libro che ti ha davvero emozionato?
Sì, La storia Infinita di Michael Ende, avrò avuto dieci anni. Una storia da cui partono altre infinite storie, che però… “andranno raccontate un’altra volta”. Vicende che si intrecciano in un caleidoscopio, un concetto che mi è rimasto.

C’è una tematica ricorrente nelle tue opere? Se sì, quale?
La tensione costante tra la radice e il volo, tra memoria e scoperta. La luce che continua. E poi in fondo il pulviscolo è proprio ciò che resta sospeso nell’aria dopo che qualcosa è andato in frantumi. Ma se lo guardi controluce, scopri che brilla.

Se il tuo libro fosse un album musicale, quale genere o artista sarebbe la colonna sonora ideale?
Anime Salve di De André. C’è dentro tutto: le radici, gli ultimi, il tentativo di capire sé stessi e il mondo. È un concept album con la struttura di un poema in musica, ogni traccia una storia. Lì c’è la solitudine, nel mio libro un percorso comune.

Ti capita mai di scrivere in uno stile o genere diverso da quello che solitamente adotti? Perché?
Sì, e credo sia stimolante. Scrivo in poesia e in prosa. Hanno due ritmi diversi, una sospende il tempo, l’altra lo dilata e lo attraversa. Sono lingue differenti, ma entrambe raccontano storie, danno emozioni e sensazioni. E si contaminano.

Questionario di Holden: Edoardo Boccasile

Com’è il tuo spazio di scrittura?
Non professionale: tavolo del salotto, portatile, un paio di cuffie. Sul tavolo c’è sparso un po’ di tutto: libri, fogli, occasionalmente il gatto. Sotto al tavolo, un grosso cartone su cui appunto vari post-it, in genere appunti per storie future.

Chi è il tuo primo lettore a libro finito?
Sono due, in genere, i miei primi lettori: la mia ragazza e il mio psicologo. È una questione di pura efficienza, mi servono riscontri rapidi: la prima è spinta a leggere dalle mie moine, il secondo ne ha l’obbligo professionale, per cui.

Se dovessi consigliare un libro per chi inizia a leggere un genere simile al tuo, quale sarebbe?
Consiglierei La scimmia sulla schiena di Burroughs, ma anche i romanzi di Irvine Welsh, o i racconti su sesso e sbronze di Bukowski. Anche Suttree di McCarthy penso possa essere un buon consiglio.

Qual è il progetto su cui stai lavorando attualmente, e cosa ti entusiasma di più?
Principalmente, mi sto dedicando a una raccolta di racconti horror e sci-fi. Ma lavoro anche a un nuovo romanzo, un noir urbano. Parallelamente, dissemino soggetti e sceneggiature, nella speranza di destare l’interesse di qualche produttore.

Qual è la lezione più importante che hai imparato finora come scrittore?
Se quello che stai scrivendo, mentre lo scrivi, non ti emoziona o diverte, non puoi sperare che emozioni o diverta un possibile lettore. Se lo scrittore non prova nulla, anche il lettore resterà indifferente.

Questionario di Holden: Lorenzo Gasparrini

Hai rituali particolari per entrare nel “mood” giusto prima di scrivere?
Amo il mare e una volta che sento la necessità di scrivere comincio a cercare una location fronte mare. Metto una giusta playlist che spazia dai Pink Floyd a Mina, apro il PC e scrivo vivendo insieme ai personaggi ogni momento.

Scrivi in un ordine preciso o ti lasci sorprendere dagli sviluppi della trama?
La bellezza di scrivere è stato proprio il fatto di sviluppare di volta in volta ogni fatto senza preventivamente definire la struttura del libro. Mi sono lasciato trasportare dagli avvenimenti riconoscendomi nel personaggio principale.

Preferisci immergerti in un libro cartaceo, ascoltarlo in versione audiolibro o leggerlo su un dispositivo digitale? E perché?
Amo leggere un libro cartaceo. Mi piace l’odore della carta e la possibilità di soffermarsi sulle pagine che più mi attraggono e rileggerle. In questo modo mi immergo completamente nella storia.

Come hai creato il mondo o l’ambientazione del tuo libro? Quali elementi ti hanno ispirato?
Sono un appassionato di storia e amo fare camminate tra le rovine dell’antica Roma, con una musica adatta in sottofondo. Osservo attentamente i particolari che riportano alla vita quotidiana vissuta per entrare in contatto con i luogo e il passato.

Come scegli i libri che leggi? Ti lasci guidare dalle recensioni, dai consigli di amici o dall’istinto del momento?
Mi lascio trasportare interamente da quello che sento nel momento in cui entro in una libreria. Guardo la copertina, apro al centro del libro e leggo tre righe. Se mi tocca le corde giuste lo acquisto immediatamente.