“La via della femmina morta”

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di Gabriele Ottaviani

Rimase così, in quella posizione, prostrato d’innanzi alla sacra immagine, pregando per lungo tempo sperando e confidando in una benevola decisione nei suoi confronti e nei confronti della sua amata, ma non fu così.

La via della femmina morta, Paolo Celin, Giovane Holden. Che la nostra cultura sia gravida di retaggi fondamentalmente patriarcali è un dato di fatto purtroppo, così come quello che determina l’assenza di una reale parità di genere a tutti i livelli: nella nostra società anche la toponomastica è una disciplina che parla per lo più al maschile, sono decisamente pochi nomi di donne anche eccellenti che vengono celebrati a imperitura memoria attraverso le targhe delle vie, delle strade, delle piazze, dei corsi, delle calli delle nostre città. Di fondamentale importanza è anche ricordare tutte le vittime di quell’orrore quotidiano che è la violenza sulle donne in quanto tali, solo perché donne:…

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“Viandante comunque straniero”

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di Gabriele Ottaviani

Ho scelto un terreno fertile e in fiore per seppellire grato i nomi da me scolpiti…

Viandante comunque straniero, Pierluigi Gronchi, Giovane Holden. Il percorso dell’esistenza è una strada impervia, spesso piena di ostacoli, difficile a percorrersi, in cui ci si può imbattere in ogni genere di imprevisto e si può fare ogni tipo di incontro: il poeta, con la sua sensibilità, rischia di trovarsi sempre fuori posto, di sentirsi inadeguato al contesto, di rispecchiarsi in una realtà in cui non si riconosce, che non gli corrisponde. L’intensa silloge poetica di Gronchi racconta con raffinata maestria questo senso di alterità aprendo anche alla dimensione dei ricordi e definendo in modo mirabile e avvincente, in cui ognuno può riconoscersi, il vivido affresco della personalità poetica dell’autore e della fragile condizione umana. Da non perdere.

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“Il pozzo degli assassini”

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di Gabriele Ottaviani

La verità si stava svelando poco a poco.

Il pozzo degli assassini, Alberta Pungetti, Giovane Holden. Ricco di riferimenti, classico e solido nell’impianto ma comunque assai originale, brillante, avvincente, convincente e coinvolgente, il romanzo narra del ritrovamento di una giovane donna orribilmente ferita: le indagini sul caso di questa sconosciuta priva di documenti che, operata d’urgenza, giace in coma, prendono le mosse, poiché priva delle abituali ferite da difesa, dalla cerchia delle persone a lei più vicine, che ne tratteggiano però un ritratto che ha ben poco a che fare con l’identikit di una vittima. Tutti, dunque, potrebbero avere almeno un movente, e alla bellezza raffinata della Costa Azzurra fa da contraltare il torbido gomitolo di ossessioni che connotano le anime umane: intenso.

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IL POZZO DEGLI ASSASSINI di Alberta Pungetti

Libri nell’aria

Priva di sensi, era coricata sul fianco destro, in una posizione fetale di tardiva autodifesa, con il volto girato di profilo, su un sentiero di ghiaia e pietrisco inclinato dolcemente verso il mare, che urlava gagliardo e bianco di spuma ad un centinaio di metri da lei.


Trama

Antibes, Costa Azzurra. Durante una tempesta notturna viene rinvenuto il corpo di una giovane donna pugnalata al ventre da un tagliacarte d’acciaio e d’osso, priva di documenti. Operata d’urgenza rimane in coma, mentre il commissario incaricato cerca di identificarla; lo affiancano un vignettista che ne ha tracciato l’identikit da diramare su internet, e la sorella sordomuta, ma dotata di un naso finissimo che ne riconoscerà il profumo dagli indumenti indossati. Grazie a loro la sconosciuta viene identificata. Poiché non presenta le classiche ferite da difesa l’indagine prende le mosse dalla cerchia dei familiari e dei conoscenti: il marito, l’amante di lui, il…

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“L’hotel delle cose perdute”

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di Gabriele Ottaviani

Non mi sento mai tanto vivo come quando finalmente posso tornare a casa.

L’hotel delle cose perdute, Maria Vittoria Fariselli, Giovane Holden. Il Grand Hotel Santiago è il teatro di un delitto: ognuno degli ospiti è sospettato, ognuno ha un bagaglio di rovelli interiori, ognuno è nella maestosa hall dell’albergo, e la narrazione, elegante e articolata, conduce con mano sicura il lettore nei torbidi meandri dei tormenti esistenziali di ciascuno degli astanti, indagando l’allegoria di un non luogo in cui anche il tempo appare sospeso, e la sola presenza costante, in un’atmosfera non priva di accenti onirici, è quella dell’assenza. Ognuno ha un suo lutto da elaborare, e la peculiarità individuale di questa legge universale si manifesta in un caleidoscopico gioco di specchi che seduce, intriga e dà da pensare. Da leggere.

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“Nero di mummia”

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di Gabriele Ottaviani

Puoi pensarla come vuoi, ma io non smetterò mai e poi mai di credere nella magia del plenilunio.

Nero di mummia, Emanuela Signorini, Giovane Holden. Simboli di alterità, che si sottraggono con la loro esperienza esistenziale alle leggi del vivere comune, che si avvalgono della magia per sovvertire le regole, vendicarsi dei soprusi subiti e rinascere dalle proprie ceneri, le protagoniste di questi racconti gotici e barocchi insieme sono streghe, donne seducenti e brillanti, ammaliatrici vittime di pregiudizi e stereotipi, maledetti fantasmi come i borghi in cui hanno abitato, sofferto, amato: Emanuela Signorini prende per mano il lettore e gli fa intraprendere un avventuroso viaggio alle radici del mistero, del fantastico, del perturbante.

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“Come in cielo, così in terra”

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di Gabriele Ottaviani

C’era un po’ di caos nella barriera che non voleva indietreggiare…

Come in cielo, così in terra, Damiano Trenchi, Giovane Holden. Rinchiusa in camera a causa di un virus che non le consente di vivere come sempre e come tutti gli altri la sua quotidianità di diciottenne che non ha in apparenza nulla per cui non essere più che felice, serena e appagata, con il solo conforto di un taccuino su cui appuntare ciò che il cuore, quando non le duole, le dice, Elettra è la protagonista in prima persona di questa storia che affronta il disagio, l’emarginazione, l’esclusione, il senso d’inadeguatezza, il male di vivere che spesso si incontra e che, non lasciando segni esteriori, è dannatamente difficile da spiegare a chi, da fuori, ha gioco facile nel dire che non c’è motivo per essere infelici, scavando ancora di più, nel cuore di chi…

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“Nino e gli anni Cinquanta”

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di Gabriele Ottaviani

Prima di salire sul cavallo di acciaio era necessario controllare la classe di appartenenza…

Nino e gli anni Cinquanta, Enrico Magni, Giovane Holden. Si esce dalla guerra, il paese è da ricostruire, c’è voglia di vivere, sognare, amare, ricominciare, tornare a giocare per le strade, nelle piazze, correre e abbracciarsi, c’è tanto lavoro, per tutti, tanta miseria, tanta fatica, ma anche tanta speranza, e non mancano i valori, e quello supremo è la dignità: gli anni Cinquanta del secolo scorso, l’ultimo del millennio passato, sono anni duri ma spumeggianti in Italia. Per certi versi vivono solo nei ricordi e nei racconti, per altri non sono affatto lontani dal nostro tempo, anche se un bambino di oggi vede quel mondo con gli occhi con cui si guarda la storia antica: l’opera di Magni è una vivida pinacoteca che fa bene allo spirito, che induce alla riflessione…

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“Depositi ingombranti”

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di Gabriele Ottaviani

Sospesa

in questa notte senza stelle

volgo il mio sguardo

e incontro il tuo profumo

che mi sfiora e penetra

dentro di me.

Miele caldo

che bagna il mio corpo infreddolito.

Depositi ingombranti, Maria Vera Quattrini, Giovane Holden. Siamo rocce sedimentarie, accumuliamo ricordi, presagi, speranze, paure, ossessioni, emozioni, siamo plasmati dal vento dell’incertezza, dai marosi della rabbia, dal tempo, divinità che tutto fagocita, che tutto governa, cui tutto soggiace: e parliamo, ci esprimiamo, comunichiamo, cerchiamo un senso, un’alternativa alla solitudine. Questa è la missione di Maria Vera Quattrini: avvicinarsi alla speranza per conoscerne il segreto. La lirica della poetessa, vibrante e intensa, conduce il lettore fino alle fondamenta della coscienza. Da non farsi sfuggire.

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“Voce minore. Pietre”

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di Gabriele Ottaviani

Tu sei l’inizio del mio futuro…

Voce minore. Pietre, Lucilla Chiaradia, Giovane Holden. Avvalendosi della caleidoscopica varietà di sfumature di senso e di significato che il gioco della lingua, a chi sa padroneggiarlo abilmente, propone come opportunità di andare oltre le apparenze e possedere la sostanza, Lucilla Chiaradia tesse una trama di relazioni sinestetiche con l’altro, sia quello descritto nell’immagine poetica sia il lettore, componendo, con tessere policrome, il mosaico della condivisione esistenziale: da non perdere.

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