“Cuore ingordo” di Anna Violi: un libro dalle forte emozioni

a cura della redazione di trasognoerealta98.com

“Cuore Ingordo” è stata una lettura inaspettata.
La protagonista di questa storia è Giannuzza, una donna con un passato difficile e doloroso.
Una donna forte che attraverso le pagine di questo libro ci farà emozionare.
Un libro non adatto a tutti, potrebbe essere pesante per le persone sensibili, io ho pianto tanto, ha scaturito in me tantissime emozioni e tutt’ora le porto dentro il mio cuore.

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“Punto” di Genny Sollazzi: una narrazione snella e divertente

a cura della redazione di insiemeamammaepapa.com

“Punto” è l’assurda avventura di un bambino con un punto interrogativo in testa che gli farà capire come i gesti gentili, la sincerità, il prendersi cura di se stessi e delle persone care possono fare la differenza e possono portare felicità nelle propria vita e in quella degli altri. Pagina dopo pagina, il grosso inconveniente trasmetterà al protagonista sicurezza nella sue capacità, lo aiuterà ad avere fiducia in se stesso per affrontare il complicato percorso di crescita. La narrazione è snella e divertente, il giovane lettore si ritroverà a condividere le buffe situazioni ma anche le riflessioni del protagonista, con cui di certo troverà delle affinità.

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“Porto un nome pagano” di Venusia Marconi: una silloge passionale e coraggiosa

a cura della redazione

In questa silloge poetica c’è la passione amorosa e sensuale, il coraggio, la forza, la durezza dei momenti difficili, la tristezza di quelli apparentemente insormontabili, la fragilità dell’animo umano che si sporge, tendendo il corpo quasi verso la solitudine appesa lì, in aria, che sussurra promesse.
Impossibile non ritrovare l’Autrice in questi versi, il suo aggrapparsi a volte al buio accarezzando la luce con parsimonia, con delicatezza, quasi a volerle dire “non scottarmi troppo, stavolta”.
Sono versi che sembrano adattarsi al lettore, alle ansie e preoccupazioni quotidiane, mi fanno venire in mente la filosofia che sta alla base dell’arte marziale di Bruce Lee. “Svuota la tua mente,” diceva. “Sii senza forma. Senza limiti, come l’acqua. Se metti dell’acqua in una tazza, l’acqua diviene tazza. Se la metti in una bottiglia, diventa la bottiglia. In una teiera, diventa la teiera. L’acqua può fluire o spezzare. Sii come l’acqua, amico mio.”
E questi versi di Venusia Marconi non si nascondono dietro rime o figure retoriche fittizie. Passano attraverso occhi bagnati, lividi come ombre sul soffitto, labbra dipinte di rosso che cercano di sopravvivere in una domenica qualunque. Viene quasi la voglia di fare l’amore con le poesie, che diventano carne nel crepuscolo di un giorno fatale.
E quindi, tornando a Bruce Lee, l’Arno di questa silloge, quel fiume che fluisce e trascina ogni cosa, che raccoglie lacrime irrequiete e riflessi di mura in apparenza invalicabili, ha preso la forma di un libro di trentotto liriche. Sta a noi decidere se vogliamo riaprirne gli argini, connettendoli con quelli della nostra anima.

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“Anime perse” di Claudia Jeraci: una scrittura ricca, precisa e uno stile fresco e accattivante

a cura della redazione di Storia di lettura quotidiana

È sempre molto bello quando un libro fantasy è capace di conquistarti; ancora più bello è quando il suddetto libro è stato scritto da un’autrice italiana che merita tutta l’attenzione di noi amanti del genere. Anime perse ha una trama originale, capace di conquistarvi con il suo giocare tra presente e passato attraverso continui flash back e sogni rivelatori della nostra protagonista. La scrittura della Jeraci è ricca, precisa e prolissa. Il suo stile è fresco e accattivante, per cui non ha davvero nulla da invidiare ad altre scrittrici più famose che prediligono questo genere. Il suo difatti è più un urban fantasy anche se poi abbiamo diversi riferimenti ad un passato che influenza le vicende che si svolgono in tempi odierni. Mi ha ricordato molto l’ambientazione e le atmosfere di Shadowhunters (saga che lessi parecchi anni fa ma che amai) e i protagonisti mi hanno un po’ richiamato ai suoi due protagonisti.

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“Chiamami papà” di Marco Palagi: la più alta espressione di una specificità della vita, la continuazione nel tempo per una eternità che all’individuo è impedita

a cura dello scrittore Gaetano Cinque

Ho trovato il romanzo Chiamami papà particolarmente bello.
Bello nello stile, bello nell’impianto narrativo, bello nei temi trattati.
Il bello in letteratura vuol dire efficace, stimolante, coinvolgente, intrigante, arricchente intelletto e anima. Il bello porta al Sublime.
Mi è piaciuto lo stile variegato, ora sobrio, ora sperimentale, ora ironico.
È stato quello dell’ironia un registro ben riuscito soprattutto nella descrizione di scene esilaranti e nelle dissonanze delle situazioni tra realismo e percezioni (vedi come Lorenzo vive il suo mestiere di becchino, il suo rapporto con la cacca di Emma, e così via.)
La descrizione del parto di Saida è veramente straordinaria dal punto di vista linguistico, un unico periodo senza interruzione di punti e a capo. C’è in queste pagine tutta l’Africa con la sua condizione umana, storica e sociale.
La soluzione della traccia narrativa di tipo corale, inoltre, permette di vivere la storia da più punti di vista senza perdere mai il contatto con il nucleo centrale, che è accattivante e crea forti emozioni nel lettore.
Il romanzo è un inno alla vita e all’amore, ma anche una grande rappresentazione di che cosa significa perdere il proprio bene, che arreca felicità: la donna amata.
L’autore ha descritto in maniera straordinaria la donna vista nella sua identità di madre, sono pagine intense quelle relative ai parti in terra africana nel Benin.
Conduce il lettore in una realtà che spesso si dimentica e ciò che è normalità la rende nella sua verità e cioè che è straordinarietà. Come è straordinarietà desiderare un figlio, così come straordinari e super eroi sono i bambini. E invece noi diamo tutto per scontato, ovvio, quasi dovuto. Ma non è così.
Desiderare un figlio vuol dire amore, solidarietà e salvezza.
La nascita come atto di amore e l’educazione dei bimbi come utopia di umanità migliore.
La quotidianità della vita alla ricerca dei sensi dell’amore per la propria donna e dell’amore straordinario per il figlio non è solo il percorso di una rivelazione, non è solo la scoperta di ciò che è dentro il cuore di ognuno di noi, è la descrizione di un senso che dà dignità alla vita che vale la pena di essere vissuta.
Chiamami papà è la più alta espressione di una specificità della vita: la continuazione nel tempo per una eternità che all’individuo è impedita.
E la chiusa nei ringraziamenti dà il senso finale di tutta l’operazione letteraria e progettuale di scrittura: Non mi accontenterò mai più di niente di meno del per sempre.

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“Il sale della terra” di Jeanine Cummins

“La prima volta che sulle strade di Acapulco comparve una testa, l’intera città rimase sconvolta. Era una testa di ventidue anni, con i capelli neri e ricci rasati sotto e lasciati lunghi sopra. All’orecchio destro portava un anellino d’oro. Le palpebre erano gonfie e la lingua sporgeva fuori dalla bocca. L’avevano lasciata su una cabina telefonica davanti a Pizza Hut, a due passi dalla fontana di Diana Cazadora. Infilato all’angolo della bocca, arrotolato come una sigaretta, c’era un biglietto che diceva: ‘Me gusta ablar’. Mi piace parlare.”

“Chiamami papà” di Marco Palagi: un romanzo intenso, schietto e sincero

a cura della redazione di lalibreriadimommy

La scrittura di Marco Palagi è molto profonda, scorrevole e particolarmente incisiva, a tratti ironica. Riesce ad affrontare il tema in modo molto preciso e dettagliato, anche tenero, come lo sono pure le sue descrizioni. Ho trovato molto avvincente ed appassionante anche il fatto della presenza delle due voci, che si alternano tra i vari capitoli: una di Lorenzo (il padre) e l’altra della figlia Emma che gli cambierà la vita, in meglio e in modo costruttivo, come in genere fanno tutti i bambini con i loro genitori:

“La verità è che abbiamo bisogno dei bambini per sentirci dire che valiamo qualcosa.” (quarta di copertina)

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