
Traduzione di Sergio Margherita Botto
Beat Neri Pozza
Una lettura che mi ha dilaniato dentro.
Le atrocità commesse ad Auschwitz, la crudeltà di Mengele e degli altri criminali nazisti, l’orrore di ciò che esseri umani sono stati capaci di infliggere ad altri esseri umani mi hanno provocato un ribrezzo profondo, difficile da raccontare.
E mentre leggevo, un pensiero continuava a tormentarmi: dopo tutto questo tempo, dopo tutto quell’orrore, ancora oggi combattiamo guerre, massacriamo bambini, donne, innocenti. Torturiamo, stupriamo, distruggiamo vite con una ferocia che dovrebbe essere inconcepibile.
Abbiamo riempito i libri di storia di atrocità che non avremmo mai dovuto dimenticare. Eppure continuiamo a ripeterle.
E da vittime diventiamo carnefici.
Forse la cosa più dolorosa di questa lettura è proprio questa: la consapevolezza che, a distanza di ottant’anni, dalla storia non abbiamo imparato quasi niente.
“Ma tutti sanno che la vita non vale la pena di essere vissuta. In fondo sapevo che morire a trent’anni o a settanta importa poco, giacché in entrambi i casi, naturalmente, altri uomini e altre donne continueranno a vivere, e questo per migliaia di anni. In sostanza, era tutto chiarissimo. A morire ero sempre io, subito o tra vent’anni che fosse.“
a cura di Marco Palagi








