
Traduzione di Sergio Claudio Perroni
Bompiani
Meursault osserva il mondo come se fosse sempre un passo indietro rispetto agli altri: non cerca giustificazioni, non recita emozioni che non sente, non si adatta alle aspettative di chi lo circonda. Ed è proprio questa sua estraneità a renderlo così inquietante.
La scrittura di Camus è limpida, quasi fredda, ma sotto quella superficie si muovono domande enormi sul senso della vita, sul giudizio degli altri e sull’assurdità dell’esistenza. È uno di quei romanzi brevi che si leggono in pochi giorni e continuano a lavorare dentro per molto più tempo.
“Ma tutti sanno che la vita non vale la pena di essere vissuta. In fondo sapevo che morire a trent’anni o a settanta importa poco, giacché in entrambi i casi, naturalmente, altri uomini e altre donne continueranno a vivere, e questo per migliaia di anni. In sostanza, era tutto chiarissimo. A morire ero sempre io, subito o tra vent’anni che fosse.“
a cura di Marco Palagi








