“Sono immagini dell’alba” di Marisa Cecchetti: ricordi che diventano poesia

a cura di liberolibro.it

Marisa Cecchetti la conosco bene per aver pubblicato con Il Foglio Letterario Edizioni una sua intensa raccolta poetica (Come di solo andata, 2013), apprezzo da tempo la sua sensibilità narrativa volta descrivere il quotidiano e le piccole cose che compongono le nostre esistenze, soprattutto il valore del ricordo. Giornalista e critica letteraria (StilosErba d’ArnoCorriere d’ArezzoLa Nazione), scrittrice prolifica, di narrativa breve, spesso edita da Il Giovane Holden di Viareggio, un’interessante realtà editoriale.

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“Sono immagini dell’alba” di Marisa Cecchetti: un insieme di emozioni e sentimenti 

a cura di alleo.it

Si incrocia una verità scritta nella bandella di questo libro che fornisce la chiave del tono stesso della raccolta di racconti di Marisa Cecchetti che ci prestiamo a leggere e dice: “C’è un tocco dolce e morbido, in questa silloge di racconti, che sembra quasi rubato alla poesia”. E potremmo aggiungere: un tono leggero e meditativo, come quello di una voce affabulatoria che conduce per sentieri di ricordi e di sentimenti semplici e duraturi.

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“Sono immagini dell’alba” di Marisa Cecchetti: una bella scrittura, pulita, chiara e piacevole da seguire, ma soprattutto emozionante

a cura di recensione.blogspot.com | Dino Fiumalbi

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Dentro le pagine si parla di sogni, ma anche di ricordi e da questo abbinamento nasce la prima impressione. L’etimologia di ricordare ci collega ovviamente al cuore; meno ovviamente si scopre che la ragione di questo collegamento sta nel fatto che il cuore era ritenuto in passato la sede della memoria. La narrazione dell’autrice esplicita questa derivazione, questa etimologia, meglio della Treccani o di un Accademico cruscato. Nei racconti non si ricorda per esercizio di memoria, si ricorda attraverso i coinvolgimenti emotivi, sia nei passaggi in cui i sentimenti sono esplicitati, sia in quelli nei quali l’autrice pare disegnare una cucina, una stanza, un ciocco nel camino o una bicicletta. C’è emozione nel suo tratteggio, a prescindere dall’ oggetto tratteggiato.

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“Chiamami papà” di Marco Palagi: un romanzo che trabocca d’amore

a cura della scrittrice Marisa Cecchetti

Un romanzo che trabocca d’amore ma attraversato dalla presenza costante della morte, fin dall’incipit. Il vuoto è come un inferno nero che potrebbe inghiottire.
È anche un romanzo di formazione alla professione genitoriale, quella di padre, perché il protagonista Lorenzo non sa niente di questo ruolo, anzi ne ha paura e lo rifugge.
L’amore per Linda lo fa crescere, perché se la compagna che ami vuole un figlio tuo, non puoi continuare a negarlo con motivazioni insostenibili e insicurezze, perché negheresti l’amore per lei.
Romanzo che gioca sui contrasti – vita morte, amore-disamore – in modo tale da creare un sottofondo di humor d’oltremanica, tuttavia dissimulato e distribuito nella quotidianità, tanto da far apparire normale anche il grottesco, come l’uso del carro funebre con o senza il morto, in situazioni di necessità personali.
Romanzo che gioca fondamentalmente sull’esagerazione dei sentimenti, degli stati d’animo, delle attenzioni e/o disattenzioni tanto da far dire che quest’amore è diventato quasi patologico, così forte, indispensabile, assoluto, unico. Lui fa di mestiere il necroforo a Viareggio – e anche questa è una scelta coraggiosa per uno scrittore – lei è un avvocato della Grande Mela. Incontro più originale e di contrasto non si poteva immaginare.
Lui ha alle spalle una storia ed un matrimonio finiti. L’amore nasce immediato da un incontro casuale a New York. Invece l’accettazione della paternità nasce più tardi, e purtroppo trova subito ostacoli, con la morte che colpisce di nuovo e rischia di far crollare tutto.
L’accettazione del ruolo di padre diventa convinzione profonda dopo una esperienza umanitaria vissuta da Lorenzo in Benin, dove scopre davvero le proprie potenzialità di condivisione e di dedizione.
Emma è l’altra voce narrante che si alterna a quella di Lorenzo, a lei viene data la capacità di capire le situazioni, di raccontare il padre e la madre, fin da quando la sua testolina spunta alla luce. E su di lei si riversa una marea di amore, in un rapporto padre figlia di totale simbiosi. Emma vissuta, raccontata, descritta in ogni suo momento e bisogno, anche quelli fisiologici, in una ricerca costante del sovrabbondante, per strappare la meraviglia.

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“Se mi porti con te” di Marisa Cecchetti: poesia intensa, fatta di solitudini e abbandono

dalla redazione di ilsaltodellaquaglia.com – A cura di Giordano Lupi

Marisa Cecchetti è pisana di san Giuliano, scrive racconti e traduce, soprattutto è poetessa sensibile e colta. Ho avuto modo di apprezzare il suo Come di sola andata (Il Foglio) ma anche diverse opere precedenti uscite con Giovane Holden (Il tavolo anticoMi rotola il vento …) e con altri editori (Nonostante la rosa, Lietocollle). La breve raccolta Se mi porti con te (disponibile anche in e-book), affronta il tema della reclusione forzata, nei giorni del lockdown, quando fuori era primavera e noi dovevamo fingere di non saperlo.

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“Se mi porti con te” di Marisa Cecchetti: invito alla resistenza attraverso l’attaccamento alla bellezza del vivere

a cura della redazione di Alleo.it

Una copertina che sa di teatro: una maschera nuda, “ferita” da linee che spezzano il colore rosso pompeiano di un immaginario sipario, lacrima una sua trasfigurazione sospesa. È questa l’acrobazia grafica, bellissima e ricca di significati, che apre e racchiude Se mi porti con te, una silloge poetica di Marisa Cecchetti.
Sono 27 liriche che raccontano il pietrificarsi della vita sotto il gelo del Covid che ancora paralizza la nostra esistenza, il lento inesorabile debraille che corrode e corrompe il nostro habitat spirituale e mentale. Un bombardamento di meteore sulle nostre coscienze.

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E tu hai detto lo faremo ancora…

dalla redazione di Poetarum Silva

E tu hai detto lo faremo ancora
-quando sei scesa ridendo dalla macchina-
di rubare un pezzetto di giornata
per noi soltanto -ed era una mattina
di gelo e sole ghiaccio con la brina
sopra gli steli secchi- ma la pasticceria
era calda di zucchero e di voci
e ci siamo sedute a un tavolino tondo
con le sedie rotonde e bianche
e il tuo tè fumante e il mio caffè

abbiamo ricolmato l’intervallo
a voce sguardi e gesti
intercorso tra noi di qualche mese
fitto il parlare come ragazzine
che parlano d’amore -ma non era quello

era la nostra comune passione per la vita
che ha cancellato intorno
altre voci e presenze in un tempo svuotato
finché non è scaduta
l’ora di libertà.

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Il ruolo del tempo nelle nostre vite

di Annagloria Del Piano

“Quello che appare filo conduttore di Mi rotola il vento, ultima silloge di Marisa Cecchetti, è il ruolo del tempo nelle nostre vite. Tempo di esistenza passata e presente, a cui non si soggiace soltanto, ma che può essere riempito e direzionato da noi, certo non sempre, ma più spesso di quanto si pensi.
Nella poetica dell’autrice entrano scene di vita quotidiana, così come riflessioni personali e quadri che incorniciano in versi le immagini di una natura amica e piena di risorse.
Sono tre le sezioni della raccolta; nella prima, “Uguali le genti”, un forte accento viene posto dalla poetessa sulla bellezza dell’incontro con l’altro, che è sempre confronto e condivisione e diventa, soprattutto, uso migliore del tempo che ci è dato, un susseguirsi di attimi e di giorni che non vanno sprecati, ma rispettati e riempiti d’amore.”

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