“Questo ondulare della terra” di Marisa Cecchetti: una passeggiata poetica insieme ai ricordi

a cura di alleo.it | Marzia Maestri

Il nuovo libro di Marisa Cecchetti è un poema della memoria. La scrittrice ci stimola alcune domande: quanto dura un’estate? di chi è l’estate raccontata?
L’autrice insieme al fratello si ritrovano in un tempo d’estate, nei luoghi dell’infanzia e riportano in vita, oltre ai genitori, uno spazio temporale distante eppure vicinissimo.

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“Questo ondulare della terra” di Marisa Cecchetti: un libro dalla grande efficacia espressiva

a cura di tellusfolio.it | Emilia Giorgetti

La prima cosa che salta agli occhi è il titolo: Questo ondulare della terra. Il titolo è una sintesi, una anticipazione. Leggendo il poemetto, infatti, ci si rende conto che il senso ondulatorio la fa da padrone, sia nei contenuti che nella forma. Questo movimento ondulatorio, questa oscillazione, suggeriscono il miraggio, quello che snatura i contorni, che confonde le immagini, la vibrazione che si percepisce in un paesaggio assolato -che è appunto quello descritto- ma anche metaforicamente una allusione al senso della memoria, un senso vivo e suscitatore di una dimensione senza tempo, incorruttibile. E come non vedere, qui, un richiamo a Leopardi o Ungaretti?

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“Questo ondulare della terra”: presente e passato si mescolano nell’ultimo libro di Marisa Cecchetti

a cura di luccaindiretta.it | Luciano Luciani

In prosa o in poesia, da almeno vent’anni, le pagine di Marisa Cecchetti ci riservano sempre piacevoli sorprese e più di un motivo per emozionarci. Non fa eccezione, ancora fresco di stampa, Questo ondulare della terra, GH, 2022, un poemetto di 14 stanze, versi sciolti e di misura diversa, in cui, senza un ordine, si mescolano il presente e il passato dell’autrice: modesto e quotidiano, ma non privo di anfratti complicati e bordi taglienti il primo, privo, il secondo, di qualsivoglia nostalgia per un buon tempo antico che non è mai stato tale.

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“Sono immagini dell’alba” di Marisa Cecchetti: una silloge come un caleidoscopio

a cura di artapartofculture.net | Isabella Moroni

Sono immagini dell’alba, di Marisa Cecchetti è una raccolta di racconti che nasce dalla memoria della vita quotidiana che fluisce con gli anni, con i decenni.

È una sorpresa questa scrittura lieve, questa capacità di raccontare armonie (e disarmonie) consuete come fossero scritte su una partitura musicale.
Musicale, infatti, è l’aggettivo che questi racconti risvegliano con la loro allure poetica.

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“Sono immagini dell’alba” di Marisa Cecchetti: una scrittura limpida, piana, misurata

a cura di recensione.blogspot.com | Luciano Luciani

Presenza discreta ma tenace nei territori non vastissimi della scrittura di qualità, in prosa e in versi, Marisa Cecchetti ha saputo conservare il dono di una rigorosa fedeltà al proprio mondo. 
Una condizione questa, che, comunque non ingenera nel Lettore nessuna sensazione di noia o monotonia, perché a ogni antologia di racconti, a ogni silloge poetica, l’Autrice toscana riesce a sorprenderti sempre: ora aggiungendo non poche originali nuance al proprio discorso poetico; ora illuminando di nuova luce talune zone della percezione rimaste in ombra, ora rendendo più ficcanti, incisive e civilmente impegnate le incursioni nella memoria. 

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Intervista a Marisa Cecchetti, autrice della raccolta di racconti “Sono immagini dell’alba”

a cura di dasapere.it

In libreria per Giovane Holden Edizioni la nuova preziosa raccolta di racconti “Sono immagini dell’alba” dell’ottima Marisa Cecchetti, che torna a parlare ai suoi lettori e condurli nei luoghi del suo sentire, luoghi protetti dalla distanza del tempo, ma non così tanto da non poter essere raggiunti ed amati. Marisa in questa intervista ci racconta qualcosa di più, ma il modo migliore di incontrare la sua poetica è leggere le sue pagine che non mancheranno di investirvi di bellezza.

Quando capisci che una raccolta è conclusa?
Questa raccolta comprende un arco temporale che recupera gli anni’70, poi prosegue rapidamente verso i giorni nostri, fino a scandire lo stupore e la paura davanti al dilagare della crisi pandemica ed alle sue conseguenze sui nostri comportamenti. Mi sono fermata lì, quando era diffusa la fiducia nel futuro, quando si era consapevoli del sacrificio che ci era stato richiesto con il confinamento e continuavamo a ripetere che ce l’avremmo fatta. Ho voluto sottolineare quella apertura alla speranza.
Ma in ogni progetto di scrittura sento quale è il confine, dove mi devo fermare.

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“Sono immagini dell’alba” di Marisa Cecchetti: ricordi che diventano poesia

a cura di liberolibro.it

Marisa Cecchetti la conosco bene per aver pubblicato con Il Foglio Letterario Edizioni una sua intensa raccolta poetica (Come di solo andata, 2013), apprezzo da tempo la sua sensibilità narrativa volta descrivere il quotidiano e le piccole cose che compongono le nostre esistenze, soprattutto il valore del ricordo. Giornalista e critica letteraria (StilosErba d’ArnoCorriere d’ArezzoLa Nazione), scrittrice prolifica, di narrativa breve, spesso edita da Il Giovane Holden di Viareggio, un’interessante realtà editoriale.

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“Sono immagini dell’alba” di Marisa Cecchetti: un insieme di emozioni e sentimenti 

a cura di alleo.it

Si incrocia una verità scritta nella bandella di questo libro che fornisce la chiave del tono stesso della raccolta di racconti di Marisa Cecchetti che ci prestiamo a leggere e dice: “C’è un tocco dolce e morbido, in questa silloge di racconti, che sembra quasi rubato alla poesia”. E potremmo aggiungere: un tono leggero e meditativo, come quello di una voce affabulatoria che conduce per sentieri di ricordi e di sentimenti semplici e duraturi.

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“Sono immagini dell’alba” di Marisa Cecchetti: una bella scrittura, pulita, chiara e piacevole da seguire, ma soprattutto emozionante

a cura di recensione.blogspot.com | Dino Fiumalbi

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Dentro le pagine si parla di sogni, ma anche di ricordi e da questo abbinamento nasce la prima impressione. L’etimologia di ricordare ci collega ovviamente al cuore; meno ovviamente si scopre che la ragione di questo collegamento sta nel fatto che il cuore era ritenuto in passato la sede della memoria. La narrazione dell’autrice esplicita questa derivazione, questa etimologia, meglio della Treccani o di un Accademico cruscato. Nei racconti non si ricorda per esercizio di memoria, si ricorda attraverso i coinvolgimenti emotivi, sia nei passaggi in cui i sentimenti sono esplicitati, sia in quelli nei quali l’autrice pare disegnare una cucina, una stanza, un ciocco nel camino o una bicicletta. C’è emozione nel suo tratteggio, a prescindere dall’ oggetto tratteggiato.

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