“Il filo rosso” di Anita Orso: un romanzo che ci lascia un messaggio di speranza

a cura di librimagnetici.blogspot.com

A volte ci capita di chiederci se i genitori si possano scegliere, e questo accade quando, fin da piccoli, capiamo di essere diversi e non in senso positivo. Diversi perché abbiamo sempre la stessa maglietta, che inizia a diventare sempre più sporca o troppo piccola, per le scarpe che iniziano a rompersi e non scaldare più i piedi, per quella mamma, che una volta era sorridente e profumava di buono, e che invece ci trascina con lei sempre più nel buio di un’infanzia che di infanzia non ha nulla.

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Intervista ad Anita Orso, autrice di “Il filo rosso”

a cura di nerdsbay.it

1. Per cominciare, ti andrebbe di dirci di cosa parla il tuo libro e a chi consiglieresti di leggerlo?

Il filo rosso parla di due fratelli che crescono in un ambiente difficile per vari motivi e che cercano di salvare sé stessi, nonostante tutto. Da lettrice posso dire che sono molto selettiva, per questo motivo, a chi consigliare la lettura del libro “Il filo rosso” mi risulta piuttosto difficile. Ti posso dire, però, che finora ho avuto dei riscontri da lettori disomogenei per età e genere e quindi… leggetelo!

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“Due a due” di Grazia Marzolla: una storia semplice, ma ricca di valori

a dura di atutttovolumelibri.it

La storia è indubbiamente molto scorrevole, ma altrettanto intensa e profonda. Ci sono capitoli che si alternano tra presente e passato regalando ulteriori informazioni e dettagli, arricchendo, in tal modo, l’intera vicenda. I personaggi sono ben descritti da permetterci di immaginarli e, a volte, di provare le loro stesse sensazioni. Inoltre, l’autrice ha inserito anche temi importanti (in particolare uno che lascio a voi scoprire) e ritengo sia importante che se ne parli nella nostra società.

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“Se domani ti arrivano dei fiori” di Alida Airaghi: un romanzo che non dà risposte…

a cura della redazione di sololibri.net

Bisogna fare attenzione a maneggiare il romanzo di Alida Airaghi Se domani ti arrivano dei fiori (Giovane Holden edizioni, 2021), perché non è di quelli che passano veloci, ma rimane addosso come un grosso sasso. È spigoloso, benché la struttura sia anche semplice: due punti di vista sulla stessa storia, o meglio, sulla fine della storia d’amore tra Luigi e Beatrice. 

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“Se domani ti arrivano dei fiori” di Alida Airaghi: una narrazione impietosa, inquieta che arriva dentro il lettore come uno stiletto

a cura della redazione di mangialibri.com

In procinto di separarsi Beatrice e Luigi, coniugi quarantenni, decidono di confrontarsi, raccontandosi la loro storia, dal suo esordio lungo gli avvenimenti, i fatti, i pensieri che l’hanno condotta alla fine, al distacco. Luigi è un giovane proveniente da famiglia di gente umile che vuole rivoluzionare il mondo, è scomposto, scapigliato e conquista Beatrice giovane bella e proveniente da una famiglia agiata alla quale Luigi fa fatica a credere di poter anche solo piacere. Troppa la distanza tra loro, ma forse è proprio quella diversità che li tiene avvinti. 

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“Il filo rosso” di Anita Orso: un romanzo che arriva dritto al cuore

a cura di nerdsbay.it

L’evolversi degli eventi, li condurrà a una separazione cui Isacco però non sa rassegnarsi. Il suo è un passato che non si lascia dimenticare, ma che non gli impedisce di guardare avanti, nel tentativo di costruire per sé e per Maddy quella vita che, serrati in camera, sognavano ascoltando i deliri alcolici della madre e le urla del suo compagno.

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“Per una pagnotta di segale” di Marcello Faralli e Silvia Gionta: una storia romanzata che fa riflettere

a cura di librimagnetici.blogspot.com

Ci sono storie di vita che vale la pena raccontare: storie che fanno riflettere, e che lasciano il segno non solo per chi le vive ma anche per chi le ascolta.
Come la storia romanzata raccontata nel libro “Per una pagnotta di segale” di Marcello Faralli e Silvia Gionta, la cui protagonista trascorre la propria vita “al servizio” della famiglia.
L’amore e il rispetto per ciascuno dei suoi componenti e delle persone vicine, la portano con dedizione totale a sostenere sacrifici fin da quando rimane orfana di madre, all’età 12 anni.

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“Chiamami papà” di Marco Palagi: un romanzo che trabocca d’amore

a cura della scrittrice Marisa Cecchetti

Un romanzo che trabocca d’amore ma attraversato dalla presenza costante della morte, fin dall’incipit. Il vuoto è come un inferno nero che potrebbe inghiottire.
È anche un romanzo di formazione alla professione genitoriale, quella di padre, perché il protagonista Lorenzo non sa niente di questo ruolo, anzi ne ha paura e lo rifugge.
L’amore per Linda lo fa crescere, perché se la compagna che ami vuole un figlio tuo, non puoi continuare a negarlo con motivazioni insostenibili e insicurezze, perché negheresti l’amore per lei.
Romanzo che gioca sui contrasti – vita morte, amore-disamore – in modo tale da creare un sottofondo di humor d’oltremanica, tuttavia dissimulato e distribuito nella quotidianità, tanto da far apparire normale anche il grottesco, come l’uso del carro funebre con o senza il morto, in situazioni di necessità personali.
Romanzo che gioca fondamentalmente sull’esagerazione dei sentimenti, degli stati d’animo, delle attenzioni e/o disattenzioni tanto da far dire che quest’amore è diventato quasi patologico, così forte, indispensabile, assoluto, unico. Lui fa di mestiere il necroforo a Viareggio – e anche questa è una scelta coraggiosa per uno scrittore – lei è un avvocato della Grande Mela. Incontro più originale e di contrasto non si poteva immaginare.
Lui ha alle spalle una storia ed un matrimonio finiti. L’amore nasce immediato da un incontro casuale a New York. Invece l’accettazione della paternità nasce più tardi, e purtroppo trova subito ostacoli, con la morte che colpisce di nuovo e rischia di far crollare tutto.
L’accettazione del ruolo di padre diventa convinzione profonda dopo una esperienza umanitaria vissuta da Lorenzo in Benin, dove scopre davvero le proprie potenzialità di condivisione e di dedizione.
Emma è l’altra voce narrante che si alterna a quella di Lorenzo, a lei viene data la capacità di capire le situazioni, di raccontare il padre e la madre, fin da quando la sua testolina spunta alla luce. E su di lei si riversa una marea di amore, in un rapporto padre figlia di totale simbiosi. Emma vissuta, raccontata, descritta in ogni suo momento e bisogno, anche quelli fisiologici, in una ricerca costante del sovrabbondante, per strappare la meraviglia.

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“La moanarchia di Borgoferro” di Simone Corona: una storia molto attuale!

a cura di librimagnetici.blogspot.com

Le periferie delle grandi città italiane sono da sempre uno sfondo ideale per storie di vita e di umanità diverse; oggi, però, è difficile (a mio personalissimo parere) trovare scrittori che non cadano nel banale o in pallidi tentativi di ricalco degli indimenticati “ragazzi di vita” pasoliniani. Ma i personaggi dello stato immaginario di Borgoferro sono talmente vividi e reali che ci portano in una lettura coinvolgente e che non delude. È come un sistema, la cittadina di periferia di Ponteferro, dove Rico e Lele trascorrono le loro vite, formato da una quotidianità tanto diversa (il nonno con l’inizio di demenza, gli amici che cercano di formare una band musicale, i tossici sulle panchine del parco) quanto beffarda nel suo senso di ineluttabile sconfitta.

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