“Questo ondulare della terra”: presente e passato si mescolano nell’ultimo libro di Marisa Cecchetti

a cura di luccaindiretta.it | Luciano Luciani

In prosa o in poesia, da almeno vent’anni, le pagine di Marisa Cecchetti ci riservano sempre piacevoli sorprese e più di un motivo per emozionarci. Non fa eccezione, ancora fresco di stampa, Questo ondulare della terra, GH, 2022, un poemetto di 14 stanze, versi sciolti e di misura diversa, in cui, senza un ordine, si mescolano il presente e il passato dell’autrice: modesto e quotidiano, ma non privo di anfratti complicati e bordi taglienti il primo, privo, il secondo, di qualsivoglia nostalgia per un buon tempo antico che non è mai stato tale.

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“Il mondo a portata di mano” di Mauro Orrea: in viaggio per le vie della capitale

a cura di tellusfolio.it

Essere in automobile per le vie di Roma e stare incolonnati nel traffico per ore, ascoltando una radio dove un dj conversa col pubblico e passa canzoni, e lasciare andare i pensieri che “come bollicine dal fondo del bicchiere salivano su per poi liberarsi nell’aria” perché “il pensiero non si può recintare”, potrebbe essere la sinossi di questo romanzo, dove il narratore confessa fin dall’incipit che ha proprio voglia di scrivere un libro. Sì, un giorno o l’altro lo scriverà.
Scorre lenta la città davanti ai suoi occhi, Roma “maledettamente unica”, che alla luce del giorno mostra il suo degrado accanto al suo splendore, con le bellezze che vengono ad ammirare da tutte le parti del mondo, a cui il romano non fa nemmeno caso, tanta è l’abitudine. Roma che di notte diventa “una signora distinta, una signora d’altri tempi”, ma allora è “come andare dall’altra parte della luna”. Una città bella ma invivibile, da cui si vorrebbe scappare ma non si trova il coraggio di farlo.

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Intervista a Simona Bertocchi, autrice di “La Casa del melograno”

a cura di thrillerstoriciedintorni.it

Il salottino di TSD oggi ospita Simona Bertocchi! Autrice nata a Torino, toscana di adozione, vive a Montignoso, provincia di Massa Carrara; delle sue due terre ha preso l’elegante rigore sabaudo e la creatività istintiva toscana.

Dopo diversi romanzi storici ambientati in epoca rinascimentale, con “La casa del melograno” hai deciso di cambiare completamente epoca e impostazione. Un romanzo che racconta le vicende dei Martini, famiglia fiorentina del XIX secolo. Come è nata l’ispirazione per questo libro?

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“Fushimi Inari” di Martina Benedetti: una storia d’amore e di speranza

a cura di recensione.blogspot.com

Romanzo d’esordio per Martina Benedetti, massese, infermiera di terapia intensiva: un nome ancora poco noto al grande pubblico, mentre nel marzo 2020, è diventato popolarissimo il selfie di denuncia che ha proposto al pubblico dei social il suo viso, segnato dai dispositivi di sicurezza anti Covid-19 e dalla fatica per i turni di lavoro massacranti.
Ma, oltre a questa bruciante esperienza di vita, cosa ha da raccontarci ancora Martina?

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“I racconti del viandante solitario” di Emmanuele Venturi: racconti che aprono nuovi sentieri…

a cura di libricarolina.wordpress.com

Vi parlo di un piccolo libro, un vero tesoro, che racchiude cinque racconti, uno più interessante dell’altro: 𝙸𝚕 𝚍𝚒𝚜𝚌𝚘𝚛𝚜𝚘 𝚍𝚎𝚕 𝚌𝚊𝚙𝚒𝚝𝚊𝚗𝚘, 𝙻𝚊 𝚏𝚘𝚛𝚎𝚜𝚝𝚊 𝚍𝚎𝚕𝚕𝚎 𝚌𝚛𝚎𝚊𝚝𝚞𝚛𝚎 𝚗𝚘𝚝𝚝𝚞𝚛𝚗𝚎, 𝚁𝚎𝚐𝚒𝚗𝚊 𝙿𝚎𝚗𝚎𝚕𝚘𝚙𝚎, 𝙴 𝚊𝚕𝚕𝚊 𝚏𝚒𝚗𝚎 𝚏𝚞 𝚕’𝚞𝚘𝚖𝚘 𝚎 𝚂𝚌𝚎𝚕𝚜𝚒 𝚕𝚎 𝚝𝚎𝚗𝚎𝚋𝚛𝚎. Testi poetici, riflessivi e pieni di pathos che prendono spunto da opere famosissime come Storie di piratiDraculaL’Odissea La Sacra Bibbia, divenendo una valida alternativa molto suggestiva e coinvolgente. Si sa bene che l’essere umano, nei momenti di difficoltà, cerca il significato del suo stare al mondo nelle storie e quindi, sfogliando queste pagine, apriamo la mente a mille congetture sulla vita, sulla morte e sulla reale esistenza del sovrannaturale.

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“A mani nude” di Filippo Neviani – Nek: l’imprevidibilità della vita

a cura di Martina Benedetti

Quanto è imprevedibile la vita? Quante volte ci interroghiamo sul senso profondo di essa non trovando risposte? Ci sentiamo sempre troppo piccoli verso i misteri dell’universo. Ed è forse giusto così. Dopotutto non era proprio il filosofo Soren Kierkegaard a paragonare la fede ad un vero e proprio “salto nel vuoto”?
Ho notato, crescendo, che è proprio il dolore, molto spesso, a farci porre gli interrogativi più sinceri e profondi. Non dico che sia necessario o giusto soffrire ma la frase “il dolore ti cambia” non è per niente scontata. Il dolore ci cambia rendendoci uomini e donne nuove.
Le grandi sofferenze ci plasmano facendoci spesso capire quali sono le cose per noi più importanti.
Il libro A mani nude’ di Filippo Neviani è il viaggio nella vita e nel dolore di un uomo che posto davanti a limiti fisici, conseguenti a un brutto incidente, trova la forza di reinventarsi con il potere della sua mente, della fede e dei legami veri.
L’esperienza della degenza ospedaliera è raccontata dall’autore quasi come un’epifania. Un luogo in cui la propria sofferenza viene accostata a quella altrui e conseguentemente ridimensionata in un’ottica globale. Un grande esercizio di empatia. 
Molte riflessioni esistenziali contornano un racconto in prima persona e il focus della narrazione non riguarda l’adrenalina che un grande artista può provare sopra a un palco, ma di come i veri riflettori siano sempre puntati verso le cose importanti della vita. Una luce che investe la grandezza delle piccole cose.
Consigliato.

“Napoli miliardaria” di Stefano Ceccanti: le scelte cruciali della vita, partire, restare, lavorare, ribellarsi, rassegnarsi

a cura di Maria Landolfo

Il romanzo è ambientato nella Napoli del 1943. La protagonista Maria appartiene a una famiglia povera ma virtuosa, in una Napoli impoverita, disorientata e sconvolta dalla guerra.
Si susseguono nella narrazione eventi dolorosi ma anche gioiosi, narrati da una “voce” che sembra familiare, come il racconto di una parente lontana che accarezza i personaggi per non sciuparne il ricordo. Il titolo ricorda la celeberrima commedia napoletana di Eduardo de Filippo del 1945 che rientra, come questo romanzo, nelle innumerevoli opere che rappresentano quello che è stato definito il “dopoguerra infinito di Napoli”. (https://bit.ly/3MCAJb5)
Emergono figure insospettate per l’epoca, che oggi potremmo definire anacronisticamente “femministe”, ma in realtà donne forti e determinate, indurite dagli eventi bellici e che si oppongono ad un destino preordinato dalla logica maschile e alla mentalità bigotta e patriarcale.
Le vere protagoniste del romanzo sono le donne e la loro “sorellanza”, le donne di famiglia, la maestra succube del suo uomo, la ragazza che vuole studiare e affermarsi contro la volontà dei genitori… ed emblematica è la scena in cui la novizia fugge via in decapottabile strappandosi la croce e abbandonando la vita monastica. La guerra sembra aver risvegliato anche le coscienze femminili delle nuove generazioni che lottano e sopravvivono per una “liberazione” personale e non solo politica.
Il pregio di questo libro è che non indulge in luoghi comuni sulla napoletanità, ma ritrae gente comune, uno spaccato di una vita semplice, scandita da feste e cerimonie religiose. Trovo singolare lo sforzo dell’autore pisano nel trascrivere la lingua partenopea, a mio parere, anche frammista a termini dell’entroterra campano, una lingua viva che rende i dialoghi credibili e vivaci. Le frasi ripetute tante volte fanno parte di un lessico familiare e rievocano un tempo in cui la famiglia era depositaria dei valori da trasmettere ai giovani e comunque un nucleo sociale ed educativo, e che, nonostante la voglia di ribellione e di libertà, restava un punto di riferimento essenziale per le nuove generazioni.
Il potere resta nelle mani degli uomini, ma le vere fautrici dei destini di tutti sono le donne, in un’ottica matriarcale di solidarietà femminile, che si traduce in forza interiore e nella cura delle piccole e grandi cose quotidiane.

“Lì sapeva di essere cresciuta in tempi persi della memoria, fra un panno lavato e un piatto sciacquato, fra un ago troppo stretto e un filo lungo e chiaro.”

Sono rimasta positivamente impressionata, da partenopea, per come un così giovane autore pisano si sia cimentato in modo garbato e delicato nella rappresentazione di un momento storico complesso scegliendo il punto di vista, vulnerabile e forte nello stesso tempo, di una giovane donna, nel suo difficile percorso di vita, alla continua ricerca di un posto dove sentirsi a casa, e non più sola né perduta.
Il tema del libro, a mio parere, è rappresentato dalle scelte cruciali della vita: partire, restare, lavorare, ribellarsi, rassegnarsi, i momenti della vita in cui si decide il proprio destino nel bene e nel male.

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“Il ponte di ghiaccio” di Michele Visconti: passato, presente e futuro di Claudio in un’Italia scossa da grandi accadimenti

a cura di tastingbookscoop.wixsite.com

Un ponte è un collegamento. Senza quella fondamentale struttura due zone non entrano in contatto, due mondi non si parlano, due universi non dialogano. Sulla base di una struttura solida che mette in comunicazione parti e mondi, la storia di cui vi voglio parlare scivola su una strada come un’auto durante un lungo viaggio, che per altro è protagonista stesso della vicenda, sotto forma d’indagine personale e non.

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“Il corpo sottile” di Claudia Fiorotto Zampieri: donne in continua ricerca di quelle carezze non corrisposte

a cura di amantideilibri.it

Se il lettore cerca un libro d’azione, Il corpo sottile non risponderà alle sue richieste. Eppure in questi racconti c’è dinamismo. Le donne si muovono, si modificano, si evolvono, spesso dentro universi di dolore, affrontando la vita come si presenta, con corpi che cadono ma si sanno aggrappare, attingendo a risorse innate o ricostruendo amori appassiti. Spesso gli avvenimenti sono solo appigli cui appendere sensazioni e sentimenti.

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