Valeria Cipolli e la voglia di esplorare l’animo umano

dalla redazione di Telegiornaliste.com – a cura di Tiziana Cazziero

Ciao Valeria e grazie per il tuo tempo. Parlaci di te, quando ti sei avvicinata alla tua arte?
«Ho un’indole artistica da quando ne ho memoria ma ho trovato un mio stile e una mia sintesi personale, un modo di fare arte che mi caratterizza, come spesso accade, in un periodo difficile della mia vita quando come per compensazione, quasi a voler far luce nel buio che stavo vivendo sono arrivate le donne bianche dei miei quadri, che ho soprannominato Fanusie prendendo in prestito la parola greca fanòs che significa luminoso. Sono state provvidenziali e ancora oggi sono rimaste protagoniste dei miei dipinti».
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Trasformare i punti deboli in punti di forza

dalla redazione di Blogdidattico

“Ciò che fa notte dentro di noi può lasciare stelle”  partendo da questa frase di Victor Hugo scritta nel suo ultimo romanzo Novantatré, Valeria Cipolli, autrice di La crepa preziosaespone una bellissima prefazione che introduce poesie profonde.
Estrapolando queste brevi righe è possibile capire il taglio che l’autrice vuole dare alla silloge poetica: “La sofferenza non solo ci è maestra di vita ma se vista dalla giusta prospettiva può lasciare una scia di stelle dentro di noi: sono i nostri punti di forza nati dai punti di sutura delle lacerazioni, le nostre cicatrici che si sono trasformate in arabeschi”. 
Questo libro va letto con uno sguardo positivo, proprio come fanno gli orientali, i quali riparano gli oggetti mettendo in risalto i punti di rottura, usando una particolare lacca dorata. Trasportando questo concetto alla profondità interiore di ognuno di noi ci porta a riflettere su un concetto chiave: trasformare i punti deboli in punti di forza.
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È come fare una bella chiacchierata con l’autore

dalla redazione di Blogdidattico

Leggere il libro: “Il ragazzo che fuggiva dai sogni” è come fare una bella chiacchierata con l’autore. Il viaggio che ci dà, attraverso questo ottimo miscuglio riuscito tra poesia e prosa che imbeve le pagine, sembra dirci: “Amico, pure io ho avuto questi pensieri.”
L’autore attraverso le parole riesce a dare ritmo e tono alle sue esperienze come se stesse suonando uno strumento. Ed esegue la melodia senza fallire un passo, una nota.
Dopo aver letto le prima poesie, non puoi non finire d’un fiato il libro. Ti coinvolge, e lo fa semplicemente condividendo un’esperienza. L’esperienza del ricercatore – viaggiatore, consapevole che il viaggio è necessario quanto la meta.
 Come un bravissimo prestigiatore riesce a far fondere illusione, realtà e poesia, così come il viaggio esteriore con quello interiore, e ti suggerisce di non perdere altro tempo e intraprenderlo anche tu e quanto prima.

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E tu hai detto lo faremo ancora…

dalla redazione di Poetarum Silva

E tu hai detto lo faremo ancora
-quando sei scesa ridendo dalla macchina-
di rubare un pezzetto di giornata
per noi soltanto -ed era una mattina
di gelo e sole ghiaccio con la brina
sopra gli steli secchi- ma la pasticceria
era calda di zucchero e di voci
e ci siamo sedute a un tavolino tondo
con le sedie rotonde e bianche
e il tuo tè fumante e il mio caffè

abbiamo ricolmato l’intervallo
a voce sguardi e gesti
intercorso tra noi di qualche mese
fitto il parlare come ragazzine
che parlano d’amore -ma non era quello

era la nostra comune passione per la vita
che ha cancellato intorno
altre voci e presenze in un tempo svuotato
finché non è scaduta
l’ora di libertà.

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Il ruolo del tempo nelle nostre vite

di Annagloria Del Piano

“Quello che appare filo conduttore di Mi rotola il vento, ultima silloge di Marisa Cecchetti, è il ruolo del tempo nelle nostre vite. Tempo di esistenza passata e presente, a cui non si soggiace soltanto, ma che può essere riempito e direzionato da noi, certo non sempre, ma più spesso di quanto si pensi.
Nella poetica dell’autrice entrano scene di vita quotidiana, così come riflessioni personali e quadri che incorniciano in versi le immagini di una natura amica e piena di risorse.
Sono tre le sezioni della raccolta; nella prima, “Uguali le genti”, un forte accento viene posto dalla poetessa sulla bellezza dell’incontro con l’altro, che è sempre confronto e condivisione e diventa, soprattutto, uso migliore del tempo che ci è dato, un susseguirsi di attimi e di giorni che non vanno sprecati, ma rispettati e riempiti d’amore.”

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