Intervista a Francesca Maffei, autrice del romanzo “Celeste, la bella”

a cura di nerdsbay.it

1. Com’è nato il tuo romanzo “Celeste, la bella”?

La vicenda narrata nel mio romanzo è ispirata a una storia vera accaduta molti anni fa a un componente della mia famiglia da parte materna. Ne sono venuta a conoscenza grazie alla ricerca genealogica intrapresa da un lontano parente. L’episodio era rimasto nella memoria della famiglia in maniera sfocata e omertosa, per questo motivo ho dovuto svolgere una lunga ricerca che mi ha portata a scoprire per gran parte la verità dei fatti e, laddove non sono riuscita ad arrivare, mi sono concessa di immaginare.

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“La moanarchia di Borgoferro” di Simone Corona: una storia molto attuale!

a cura di librimagnetici.blogspot.com

Le periferie delle grandi città italiane sono da sempre uno sfondo ideale per storie di vita e di umanità diverse; oggi, però, è difficile (a mio personalissimo parere) trovare scrittori che non cadano nel banale o in pallidi tentativi di ricalco degli indimenticati “ragazzi di vita” pasoliniani. Ma i personaggi dello stato immaginario di Borgoferro sono talmente vividi e reali che ci portano in una lettura coinvolgente e che non delude. È come un sistema, la cittadina di periferia di Ponteferro, dove Rico e Lele trascorrono le loro vite, formato da una quotidianità tanto diversa (il nonno con l’inizio di demenza, gli amici che cercano di formare una band musicale, i tossici sulle panchine del parco) quanto beffarda nel suo senso di ineluttabile sconfitta.

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“L’uomo del virus” di Federico Petronio: un romanzo quasi profetico

a cura di lacittanews.it

Sebbene parlare di un virus in questi giorni porti immediatamente il pensiero al Covid19, quando si tratta del libro di Federico Petronio va considerato come il coronavirus, al momento della pubblicazione del romanzo (2018), neanche esistesse. In questo senso l’opera del siciliano è per molti versi profetica.

Ma andiamo per ordine. Federico Petronio, nato a Biancavilla in Sicilia, si definisce “viterbese d’adozione” e debuttò nel 2018 proprio grazie alla pubblicazione di L’uomo del virus per la Giovane Holden Editore. Il suo felice esordio, slegato dagli ambiti di studio approfonditi, può essere ascritto ai generi MysterySuspenseDistopia e/o Thriller, con evidenti influssi cinematografici.

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“Fuori dall’ordinario” di Francesco Bertelli: moralità e giustizia ai bivi della vita

a cura di semidiinchiostro.com

Eventi che io ho osservato da semplice spettatore. Tu sei rimasto traumatizzato, come molti dei tuoi simili, dalle vicende palermitane. Facevi il corrispondente per La Nazione nel capoluogo siciliano. Laggiù ti sei fatto le ossa. Quelle stragi. Quei depistaggi. Documenti fatti scomparire, testimonianze costruite a tavolino. Tu lì hai deciso che avresti continuato a fare il tuo mestiere senza piegarti a nessuno. E questa volontà è diventata la tua filosofia di vita. Questo è ciò che ti ha reso il giornalista e la persona che sei oggi.

Si può partire da questa citazione per cercare di spiegare quali sono i temi principali contenuti nel romanzo Fuori dall’ordinario, scritto da Francesco Bertelli ed edito da Giovane Holden Edizioni. Infatti, nelle pagine che compongono il testo, accanto ai tasselli che danno vita alla trama principale, prende vita sempre più, in modo quasi opprimente, quel dramma morale, quasi dostoevskiano, che segna irreversibilmente il protagonista principale delle vicende descritte da Bertelli: Aldo Nardi.

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Intervista a Jacopo Chiostri per il suo romanzo “Non è un caso”

a cura di teatrionline.com

Ci vuoi raccontare di cosa parla il tuo ultimo lavoro letterario?

Il libro – ‘Non è un caso’ (Giovane Holden editore, 2020) – si può correttamente definire un poliziesco, ha la struttura classica dei libri di ‘genere’ che, a pensarci bene, è la stessa da tremila anni, perché il riferimento è la struttura della tragedia greca, tre atti, colpi di scena, deviazioni sistematiche della storia per coinvolgere il lettore, disorientandolo. Da tempo però avvertivo l’esigenza di uscire dagli spazi, ristretti ed obbligati, di questo genere di letteratura il cui fine, per lo più, è l’intrattenimento, come è fin dai tempi di quei libri che Mondadori prese a pubblicare nel 1929 e il colore delle cui copertine, il giallo, in Italia e solo in Italia, ha dato il nome alla categoria.

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Intervista a Michele Visconti, autore di “Croce e testa” su Cinquecolonne

a cura di cinquecolonne.it

Roberto Russo è uno sfaccendato giovane playboy che cerca di riprendere il filo della sua vita. Ci sono degli aspetti del carattere del protagonista che sono anche i suoi?

No, non credo. La storia nasce da un racconto che mi fece uno sconosciuto in un bar del porto a Napoli, di notte. Cominciò a raccontarmi dei night e degli alberghi dove era stato. Ogni volta cercava il nome dei night sul telefono per dimostrarmi che i suoi racconti erano veri, gli dicevo che non c’era bisogno, gli credevo. La serata fu goliardica, ero con degli amici e questo tipo ci fece passare una serata divertente. Nei giorni seguenti emersero delle riflessioni e maturai l’idea che fosse possibile scriverci qualcosa.

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Intervista a Michele Visconti, autore di “Croce e testa” su Roadtvitalia

a cura di roadtvitalia.it

Quando hai sentito nascere in te la passione per la scrittura?

Il mio amore per la scrittura è nato per caso. Una mia amica professoressa di nome Marina, circa una decina di anni fa, mi disse che c’era un corso di scrittura creativa e mi chiese di accompagnarla alla presentazione. Ricordo bene che era di sabato, il corso era composto di due lezioni a settimana, e per motivi lavorativi non avrei potuto seguirlo. Andammo alla presentazione e l’insegnante mi disse che avrei potuto seguire ugualmente, anche andando solo il sabato. Durante quel periodo emerse che certe cose mi venivano bene. Non è stato un colpo di fulmine ma un conoscersi giorno per giorno, ancora adesso è così.

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Intervista a Grazia Marzolla autrice del romanzo “Due a due”

a dura di oltrelecolonne.it

Ciao Grazia. Benvenuta! Come nasce “Due a due”?

Due a due nasce due anni fa in un periodo un po’ buio della mia vita, quando desideravo un figlio ma non stava arrivando. Nonostante il dolore e la paura, nutrivo grande speranza per la vita che reputo in sé un desiderio di Dio di tenere vivo questo mondo. “Siamo donne madri di qualsiasi sogno partorito” dico nella dedica. I desideri devono mantenerci vigili e vivi, non trasformarsi in ossessioni. E ho voluto lasciare questo messaggio di amore per la vita con una narrazione contemporanea.

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