Questionario di Holden: Giusi Tamborini

Quando hai letto il tuo primo libro?
Da ragazza, una sera d’estate, passeggiando per la città, trovai in un punto raccolta rifiuti uno scatolone di libri. Uno di essi attrasse la mia attenzione, lo aprii e iniziai a leggerlo, completandone la lettura in pochissimo tempo.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
È difficile tralasciare l’abitudine di scrivere a mano chilometri di parole, perdere di vista il pensiero che, attraverso la penna, va direttamente sul foglio. Faccio ancora a mano la prima stesura.

Consigliaci un libro da leggere e spiegaci perché dovremmo leggerlo.
Consiglio il romanzo Come un fulmine a ciel sereno di Ali McNamara. Magica avventura in un’isoletta della Cornovaglia che gioca all’alta e bassa marea col mare.

Quando scrivi un libro da dove parti? Titolo, incipit, fine…?
Il percorso di scrittura non è sempre lo stesso. La maggior parte delle volte il titolo mi è chiaro in mente fin dall’inizio. Anche il finale l’ho presente quasi subito; allora mi fermo e ne fisso i punti salienti, per non dimenticarlo.

Chi è il tuo primo lettore a libro finito?
Nutro un’invidia buona per gli scrittori che hanno amici e parenti ansiosi di leggere per primi i loro componimenti. A me questo non succede. L’editore è colui che legge per primo il mio testo.

Questionario di Holden: Nevio Taucer

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
L’interesse per un mondo che trae le sue radici dalle culture più antiche. La domanda è quanto sia stata importante per le società la guida sciamanica. Ricercare le correlazioni esistenti, attraverso gli scritti, fra artisti e sciamani.

Consigliaci un libro da leggere e spiegaci perché dovremmo leggerlo.
Consiglio Il piacere di Gabriele d’Annunzio. Il fine di Andrea Sperelli, protagonista ed eroe decadente, è un estetismo totale, sia nelle passioni sia nell’arte. L’amore per Elena lo condurrà in un vortice di situazioni coinvolgenti e inattese.

Ha delle abitudini particolari durante la scrittura?
Mi piace scrivere immerso nel silenzio assoluto. In questo modo riesco ad abbandonarmi allo stato di semi trance o trance vigile, dove trovo l’ispirazione per stilare i miei testi.

Attualmente stai lavorando a qualche libro?
Sto lavorando a un libro di racconti ambientati nella mia città. Il tema è la bellezza di Trieste. Mi entusiasma ripercorrere le sue vie e ricordare eventi, aneddoti, fantasie, amori. Sono scritti per la maggior parte autobiografici.

Chi è il tuo primo lettore a libro finito?
A libro finito, questa attribuzione è svolta amorevolmente da mia moglie Mariagrazia. Senza la sua prima lettura, lo scritto non esiste!

Questionario di Holden: Maria Cristina Fineschi

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Tra i poeti amo Pessoa, Caproni, Pavese, Arminio e alcuni poco noti contemporanei. Mi piace leggere il teatro, Beckett, Pirandello. Per gli scrittori leggiucchio in qua e là ma raramente mi innamoro. Cent’anni di solitudine è il massimo per me.

Quando hai letto il tuo primo libro?
Ho passato senza leggere tutta l’infanzia. Mia sorella, accanita lettrice, mi raccontava tutte le sue letture. Il primo vero libro intorno ai quattordici anni fu Il Rosso e il Nero di Stendhal come compito scolastico.

Attualmente stai lavorando a qualche libro?
Sto concludendo una storia fatta di storie. Il capocameriere di un locale elegante, incapace di avere una vita soddisfacente e piena, si “ciba” delle vite altrui entrando con astuzia in stretto contatto con alcuni clienti del locale.

Puoi esprimere un desiderio. Vorrei saper scrivere come…?
Alessandro Baricco, per la capacità immaginifica della scrittura, per il suo oltrepassare a piè pari il realismo, la logica e il dato temporale. Anche per l’assenza di trama che concede più respiro a situazioni e/o personaggi surreali. Per l’ironia.

Fai una scaletta di ciò che vuoi scrivere o ti lasci guidare dalla storia?
Mi lascio portare, non ho una particolare intenzione sul dove voglio arrivare. Lascio che nascano le situazioni alle quali il personaggio debba poi adeguarsi o reagire. Difficile è trovare sempre una coerenza tra la storia e il personaggio.

Questionario di Holden: Francesco Grano

Quando hai letto il tuo primo libro?
Il primo libro che ho letto è stato Le avventure di Pinocchio. Avevo sei anni e una cara amica di famiglia per la Befana mi regalò il libro con dedica. L’ho letto e riletto sempre con piacere. Anche oggi, lo riprendo assieme ai miei nipotini.

Attualmente stai lavorando a qualche libro?
Sì. Ho in corso un secondo libro di fiabe illustrate per bambini, una ventina di storie, originali e moderne. Un altro lavoro riguarda una raccolta di racconti con un tema di fondo filosofico, che sarà il fil rouge che li accomunerà.

Qual è la cosa più difficile che hai dovuto scrivere nel tuo libro?
La lite tra coniugi entrambi infedeli, nel pieno della crisi matrimoniale. Ho immaginato di essere nella loro casa, ma soprattutto nelle loro teste, indovinare i pensieri, gli stati d’animo, gli atteggiamenti, la comunicazione non verbale.

Cosa ha ispirato l’ambientazione del tuo libro?
Il romanzo è ambientato in Piemonte (Novara), e in Liguria (Portovenere) località che ho scelto per conoscenza diretta, avendo vissuto e lavorato in entrambe. Conosco anche le altre località (Toscana, Salento, Germania) ma marginalmente.

Fai una scaletta di ciò che vuoi scrivere o ti lasci guidare dalla storia?
Subito conosco il finale del romanzo. In ogni caso desidero chiudere con una fine positiva, per dare un’idea di speranza. Creo schede per i personaggi con le informazioni personali. Studio bene le caratteristiche delle località per evitare errori.

Questionario di Holden: Ivan Chiavarini

Quando hai letto il tuo primo libro?
Durante le vacanze delle scuole medie ce ne venivano assegnati molti. Non ricordo se il primo fu un Sandokan di Salgari o uno degli animali di Jack London.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Una sorta di terapia per sviscerare le emozioni della paternità e per diradare la nebbia della confusione di mezza età.

Consigliaci un libro da leggere.
Shibumi. Il ritorno delle gru di Trevanian.

Attualmente stai lavorando a qualche libro?
Si, ho finito di scrivere il mio secondo romanzo. Ma per ora acqua in bocca…

Hai mai sperimentato il blocco del lettore? Come l’hai superato?
Leggo libri a mia figlia Matilde prima che si addormenti. Non sono consentiti blocchi!

Questionario di Holden: Marta Russo

Quando hai letto il tuo primo libro?
Credo di averlo letto in prima elementare. Non c’è stanza a casa mia dove non ci sia almeno un libro e sin da piccola pregavo i miei genitori di leggermi favole o, ben presto, Harry Potter e Fairy Oak prima di dormire.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Ho scritto il libro nel primo periodo Covid perché sentivo il bisogno di credere che la distanza fisica non può niente se c’è l’affetto a tenerci uniti e a riportarci dai nostri cari. Per mia fortuna è andata così.

Consigliaci un libro da leggere.
Da accanita lettrice di qualsiasi genere quale sono è difficile sceglierne uno ma il libro che più spesso torna sul mio comodino è Milk and honey di Rupi Kaur: una raccolta di poesie molto coinvolgenti sull’indipendenza, la fragilità e la forza in se stessi.

Attualmente stai lavorando a qualche libro?
Sì, sto lavorando a due progetti totalmente diversi tra loro. Di solito sono molto ordinata, invece quando scrivo mi capita di farlo ovunque: ho tanti taccuini e le note del mio telefono sono piene di dialoghi e idee.

Puoi esprimere un desiderio. Vorrei saper scrivere come…?
Come… Suzanne Collins, per la capacità di farti immergere nel suo mondo, come Laura Nowlin per far percepire il dolore e la gioia in modo così viscerale e come John Green perché l’uso che fa delle parole è difficile da dimenticare.

Questionario di Holden: Ettore Neri

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Il romanzo che mi ha fatto capire a pieno le enormi potenzialità della narrazione è stato Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde. Negli anni della mia formazione ho amato Leopardi, Arthur Rimbaud, Emile Zola, Fëdor Dostoevskij, Jack London, Simenon.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
La spiacevole sensazione che il nostro mondo stia pericolosamente scivolando verso un tempo in cui i popoli subiranno una drastica restrizione delle libertà individuali, il feroce accentramento del potere e l’amplificazione delle ingiustizie sociali.

Qual è la cosa più difficile che hai dovuto scrivere nel tuo libro?
Il personaggio di Eleonora Marini, la madre del protagonista, che è una donna di grande cultura, carismatica, profonda e che, da tanti punti di vista, rappresenta l’architrave etico e intellettuale di tutto il romanzo.

Cosa ha ispirato l’ambientazione del tuo libro?
Dovevo rappresentare il contrasto tra l’eccesso di benessere e l’eccesso di indigenza anche utilizzando il giorno e la notte e la pioggia e il sole. Per la parte oscura mi è tronato alla mente il film del 1989 Black Rain di Ridley Scott.

Fai una scaletta di ciò che vuoi scrivere o ti lasci guidare dalla storia?
Parto sempre da una suggestione, mai da un obiettivo: storie e personaggi prendono vita nell’ambito della progressione della narrazione. Non so mai prima che piega prenderà la storia e quando e quali nuovi personaggi si presenteranno a dire la loro.