Questionario di Holden: Brice Grudina

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Ho iniziato a scrivere durante gli anni all’università, nella Facoltà di Lingue e Letterature di Cagliari. La passione è nata dopo aver scoperto le poesie, e soprattutto le vite tormentate dei poeti maledetti francesi. Tra tutti, Arthur Rimbaud.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Dipende dai momenti: durante il giorno scrivo al computer, mentre la notte, quando avverto il bisogno di esprimermi e di lasciarmi andare, preferisco affidare i pensieri alla carta e scrivere a mano.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Ho voluto dedicare un pensiero a tutte le donne: la donna è il perno attorno a cui ruota la vita del poeta. Inoltre, desidero che la poesia diventi uno strumento sociale, capace di offrire aiuto e conforto a chi ne ha bisogno.

Com’è il tuo spazio di scrittura?
Lavorando come docente, sto allestendo a casa un vero e proprio ufficio, uno spazio tutto mio dotato di tutto ciò che serve anche per scrivere. Una stanza silenziosa, isolata e soprattutto comoda.

C’è una tematica ricorrente nelle tue opere? Se sì, quale?
L’amore, in tutte le sue infinite sfumature, e la donna, sua eterna complice.

Recensione “Destini peggiori della morte” di Kurt Vonnegut

Traduzione di Graziella Civiletti
Bompiani

Vonnegut qui non costruisce una storia: apre una finestra su di sé. Tra memorie, appunti e conferenze, racconta le sue ferite e il suo modo di restare in piedi in un mondo spesso assurdo.
Il suo sarcasmo tenero attraversa tutto: guerra, politica, famiglia, arte. Sembra parlare direttamente al lettore, con quella lucidità storta che fa sorridere e pensare insieme.
Un libro che non offre risposte, ma uno spazio onesto in cui riconoscersi. E che ricorda, con gentilezza ruvida, che si può guardare il caos negli occhi e continuare comunque.

“Io so essere più svelto della Chiesa Cattolica Romana nell’annunciare chi è santo, dato che non richiedo prove da aula di tribunale sulla capacità dimostrata dal tal dei tali in almeno tre occasioni, di compiere magie con l’aiuto di Dio. Per me è sufficiente se una persona […] trova senza difficoltà che tutte le razze e le classi sono ugualmente rispettabili e interessanti, e non le ordina secondo il loro denaro.”

a cura di Marco Palagi

Questionario di Holden: Anna Chiara Venturini

Chi è il tuo primo lettore a libro finito?
Una donna preziosa. Creiamo le scene del romanzo, facendo collage su quadernoni che diventano una sceneggiatura. Facciamo shooting per promuovere il libro. Corregge le bozze, non le scappa niente, adora le virgole. Si chiama Alice, figlia meraviglia.

Come hai creato il mondo o l’ambientazione del tuo libro? Quali elementi ti hanno ispirato?
Le sale affrescate del palazzo di una duchessa di fine ‘800. Quadri con i ritratti di famiglia, arredi. Ore trascorse in archivi, sommersa da fotografie e lettere, con grafie simili a stupendi scarabocchi da interpretare, il resto è lievitato da sé.

Hai una biblioteca personale o collezioni edizioni particolari di libri che ami?
Ho una biblioteca di circa 2000 volumi e li ho letti quasi tutti. Di loro so dove sono, in quale ripiano dormono. Di me loro sanno che li sveglio spesso dallo scaffale, qualcuno per colpa mia soffre d’insonnia. Nel loro silenzio scopro mille vissuti.

Qual è il momento più soddisfacente del processo di scrittura per te?
Quando arriva la mail dell’editore con l’allegato da revisionare. Allora mi siedo, comincio a sfogliare e incollo lo sguardo sul frontespizio e penso: “Ce l’ho fatta!” È in quell’attimo che la piccola creatura s’aggrappa per sempre alla mia felicità.

Se non fossi uno scrittore, quale altra professione ti piacerebbe intraprendere?
La Svuotasoffitte, così creerei storie nuove, le più diverse, scoprirei come la gente trattiene i ricordi o vuole dimenticare i propri vissuti. Sarebbe una corsia perfetta per lanciare al galoppo i cavalli bianchi della fantasia. Non li fermerei più.

Recensione “Train Dreams” di Denis Johnson

Traduzione di Silvia Pareschi
Mondadori

La vita di Robert Grainier scorre tra boschi, ferrovie e silenzi che sembrano parlare più delle parole. È la storia di un uomo qualunque, e proprio per questo universale: perdita, stupore, solitudine, un’America che cambia troppo in fretta.
Johnson scrive con una luce che taglia: semplice, nitida, capace di ferire e consolare nello stesso istante.
Un libro da leggere in un soffio, ma che resta dentro a lungo — come un treno che continua a passare nella memoria.
Super consigliata la visione del film tratto dal libro, disponibile su Netflix: atmosfere alla Terrence Malick, splendida fotografia, un Joel Edgerton nel ruolo del protagonista che tiene magnificamente in piedi un film fatto di silenzi, amore, dolore e rinascita.

“Grainier senti gli occhi di sua figlia posarsi su di lui nel buio, come quelli di una bestia presa in trappola. Era solo uno scherzo dei suoi pensieri, eppure gli mandò qualcosa di freddo giù per la schiena. Rabbrividì e si tirò su la trapunta fino al collo. Per tutta la vita Robert Grainier avrebbe ricordato quel preciso momento di quella precisa notte.”

a cura di Marco Palagi