
Traduzione di Bruno Oddera
Editrice Nord
L’ho letto con un nodo alla gola che si stringeva pagina dopo pagina. All’inizio quasi non te ne accorgi, poi capisci che stai assistendo a qualcosa di profondamente umano: il desiderio di essere accettati, amati, riconosciuti. Charlie non chiede molto alla vita, e forse è proprio questo che fa più male.
La cosa che mi ha colpito di più è la delicatezza con cui Daniel Keyes racconta l’intelligenza, non come dono assoluto, ma come peso, come responsabilità. Crescere, capire, ricordare: non sempre rende più felici. Anzi, a volte fa scoprire solitudini che prima non sapevamo nemmeno di avere.
“[…] ora capisco che la via ch’io scelgo nel labirinto fa di me quello che sono. Non sono soltanto una cosa, ma anche un modo di essere, uno dei tanti modi, e conoscere le vie che ho seguito e quelle che non ho preso mi aiuterà a capire che cosa sto diventando.“
a cura di Marco Palagi