
Traduzione di Katia Bagnoli
Guanda
Un romanzo sulla misura sbagliata delle cose.
Nel cielo della Guerra di Corea, James Salter racconta uomini che inseguono la gloria come fosse una prova definitiva di esistenza, scoprendo invece quanto sia fragile, transitoria, quasi insignificante. Cleve Connell vola per vincere, ma ciò che ottiene è soprattutto una forma di solitudine: quella di chi confonde il riconoscimento con il senso.
“Era venuto pronto a adempiere un dovere, ma adesso non ne era più sicuro. Era venuto per raggiungere l’apice del successo, ma in un certo senso aveva smesso di desiderarlo. Voleva di più, voleva sentirsi al di sopra del desiderio, libero dall’obbligo di perseguirlo. E sapeva, con assoluta certezza, che non ci sarebbe mai riuscito. Era prigioniero della guerra. Se non avesse abbattuto degli aerei nemici avrebbe fallito, non solo ai propri occhi, ma agli occhi di tutti.”
a cura di Marco Palagi