Recensione “Pagine di silenzio” di Diego Gerard Morrison

Traduzione di Chiara Voltini
Mattioli 1885

Morrison racconta il Messico della violenza e delle sparizioni senza cedere alla retorica o allo spettacolo del dolore. La scrittura è molto densa, lirica, a tratti ipnotica: ogni pagina sembra scavare e suggerire più che spiegare e dire. Il passato personale del protagonista si intreccia con quello di un paese intero, in un continuo dialogo tra memoria, colpa e identità. Un libro che dimostra come la letteratura possa ancora essere uno spazio di resistenza e di verità.

“A notte fonda, scesero verso le luci infinite e lampeggianti di Guadalajara. Nel riflesso del finestrino dell’autobus, il volto di Evelina era profondamente in ombra, irriconoscibile, il suo nuovo taglio di capelli quasi invisibile nella luce fioca. Oltre il vetro, i cani abbaiavano, invisibili anch’essi, nelle profondità della notte.”

a cura di Marco Palagi

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