
Traduzione di Marco e Dita Paggi
Mondadori
Pensavo di trovare una storia d’amore, in realtà ho trovato una storia sull’ingenuità.
Kenneth racconta lo zio Benn, botanico celebre, uomo intelligentissimo, capace di orientarsi tra piante rare e teorie scientifiche… ma completamente disarmato davanti alle donne che incontra. Si innamora, si fida, si espone. E ogni volta qualcosa si incrina: interessi economici, ambizioni, piccoli giochi di potere che lui sembra non voler vedere.
Non è una trama piena di colpi di scena. È fatta di dialoghi, di osservazioni, di situazioni quotidiane che diventano lentamente rivelazioni. È il racconto di come si possa essere fortissimi nel pensiero e fragilissimi nei sentimenti.
Mi ha colpito questo: la sproporzione.
La lucidità mentale da una parte, la vulnerabilità dall’altra.
Bellow non ridicolizza Benn. Lo guarda con affetto, e attraverso Kenneth sembra chiederci quanto siamo davvero consapevoli quando entriamo in una relazione. Quanto vediamo davvero dell’altro. Quanto scegliamo di non vedere.
È un romanzo che parla di amore senza romanticismo.
Di uomini che cercano qualcosa che non sanno nominare.
Di ferite che non fanno rumore ma cambiano la traiettoria di una vita.
E sì, forse è vero: non si muore quasi mai per grandi tragedie. Ma si cambia per crepacuore.
“«Il cuore gonfio d’affanno ha ucciso moltissimi uomini.» E si può tranquillamente concludere che ne muoiono più di crepacuore che per via delle radiazioni. Eppure non ci sono movimenti di massa contro il crepacuore, né dimostrazioni per le strade.”
a cura di Marco Palagi