Questionario di Holden: Renata Dante

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Ho una brutta grafia, anche perché quando scrivo inseguo i pensieri che si accavallano, come se avessi paura di non riuscire a starci dietro. La scrittura al computer – scrivo con un dito – mi costringe a rallentare sulla scelta delle parole.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
A una certa età ho incominciato a guardare indietro, a ripercorrere le stagioni della mia vita per carpirne, se possibile, un po’ il senso. In ogni caso la ricordanza addolcisce anche le amarezze e i dolori ed è bello immergersi nel passato…

Com’è il tuo spazio di scrittura?
Scrivo nello studio che fu di mio padre. Al posto della macchina da scrivere Olivetti ho posizionato il computer. Nel silenzio totale mi sento confortata dalla sua presenza, nonostante se ne sia andato già da un po’.

Ricordi il primo libro che ti ha davvero emozionato?
Non so dire quanti libri abbia letto. Da insegnante anche quelli che non incontravano i miei gusti, ma un libro che mi ha sconvolto è stato Il signore delle mosche di William Golding, perché annienta qualsiasi speranza nel progresso dell’umanità.

Se dovessi consigliare un libro per chi inizia a leggere un genere simile al tuo, quale sarebbe?
Il giovane Holden di J.D. Salinger nella traduzione di A. Motti, edito da Einaudi.