
Traduzione di Sara Antonelli
Feltrinelli
Questo libro ti resta addosso come un livido!
È la storia di Ursa, ma è soprattutto la storia di un’eredità che non si può scegliere. Un passato che pretende di essere ricordato attraverso il corpo, attraverso il sangue, attraverso le generazioni. Quando quel corpo non può più “fare memoria”, cosa resta? La voce. Il blues. Una lingua spezzata che continua a raccontare.
Non è un romanzo che cerca empatia facile. È ruvido, ossessivo, a tratti doloroso. Ma lo vuoi leggere, non riesci a staccartene, devi andare avanti, devi finirlo, cerchi un’espiazione per quel dolore che passa dalla carne.
“All’ospedale i medici dissero che mi dovevano togliere l’utero. Dopo questo fatto io e Mutt non stavamo più insieme. Quando ho saputo quello che sarebbe successo non gli ho permesso neppure di venire a trovarmi in ospedale. Hanno detto che, quando ancora non lo sapevo, lui veniva. Hanno detto che nel mio delirio bestemmiavo contro di lui e pure contro i dottori e le infermiere.”
a cura di Marco Palagi