Questionario di Holden: Alessandro Agostini

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Preferibilmente a mano, anche perché mi accade nelle situazioni più disparate: quando ispirazione comanda. Il gesto dello scrivere mi è propedeutico al pensare e al sentire. Pur non amandolo il computer mi è invece utile in fase di rielaborazione.

Ha delle abitudini particolari durante la scrittura?
Fumo, sgranocchio di tutto e sbevucchio in maniera quasi compulsiva come a diluire l’irruenza della carica creativa affinché produca un frutto ordinato e coerente. Non il massimo per la salute ma tant’è… qualcosa è da sacrificarsi alla Musa.

Attualmente stai lavorando a qualche libro?
Sto mettendo insieme una raccolta di brevi racconti (di tono scherzoso, ma portatori di un messaggio) e aforismi scritti negli ultimi anni. Poi ho già abbondante materiale per una prossima silloge poetica con liriche composte fra il 2023 e il 2024.

Com’è il tuo spazio di scrittura?
Mi trovo a scrivere in ogni luogo possibile quando arriva l’alito giusto: letto, auto, campi e boschi. Ho poi un’ampia cucina, ove passo il più del mio tempo casalingo, con pile di fogli e di libri e un tavolinetto con il computer vicino alla stufa.

Hai mai sperimentato il blocco del lettore? Come l’hai superato?
Ben grami pasti mi toccherebbero se dovessi vivere di scrittura né alcun editore mi corre dietro per sollecitarmi per cui in fasi di magra faccio altro; magari rielaboro cose vecchie. A volte è pure un sollievo ché la poesia è compagna molto esigente.

Questionario di Holden: Serena Girivetto

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Agatha Christie per la genialità degli intrecci e l’analisi della natura umana. Edgar Allan Poe per l’umorismo nero. Dickens e Thackeray per l’ironia tagliente. Le Brontë per le atmosfere e per la potenza, talvolta violenta, delle emozioni.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Il mito delle masche mi appassiona da quando ero bambina. La vita mi ha portata a conoscere Levone e la storia di quattro donne processate per stregoneria. Nulla accade per caso. Ho deciso di costruire un romanzo per far rivivere la loro memoria.

Quando scrivi un libro da dove parti? Titolo, incipit, fine…?
Parto dall’incipit, che però subisce diverse modifiche durante la stesura. Ho l’abitudine quasi compulsiva di appuntarmi idee per la trama durante il giorno, che poi cerco di mettere insieme a tarda sera. Il titolo lo scelgo a lavoro ultimato.

Attualmente stai lavorando a qualche libro?
Sto lavorando a un libro in collaborazione con un amico. Il romanzo può essere visto come una sorta di prequel de La congrega di Levone. La narrazione prende vita là dove tutto è iniziato: nel 1474, fra la popolazione contadina del Canavese.

Hai mai sperimentato il blocco del lettore? Come l’hai superato?
Sì. È stato un periodo complicato, caratterizzato da un malessere personale. Uscirne è stato come ricostruire un mosaico: unire tanti pezzettini per ricreare il mio benessere. Uno di questi è stato impormi di spegnere lo smartphone e aprire un libro.

Questionario di Holden: Rodolfo Boccalatte

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Dostoevskij per la prosa e Giovanni Pascoli per la poesia. Il primo per la sua straordinaria capacità di leggere a fondo nell’animo umano, il secondo perché riesce a farci avvertire l’eco del mistero che avvolge le cose.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Li uso entrambi, a seconda della situazione e del momento. Per quanto utile sia il computer, non rinuncio certo del tutto alla penna.

Consigliaci un libro da leggere.
I ponti di Madison County di James Waller, un romanzo d’amore, struggente e appassionato, che, impercettibilmente, attraverso le pieghe della scrittura ti entra nel cuore.

Quando scrivi un libro da dove parti? Titolo, incipit, fine…?
Generalmente parto dall’inizio e lascio che la penna scorra: da lì sgorga il ruscello che cerco di incanalare, guidato dall’idea di trama che ho in mente.

Biblioteca, libreria fisica, libreria online, mercatini… Dove prendi i libri che leggi?
Ho ereditato una quantità sterminata di libri. Nonostante ciò mi reco ancora in libreria per un’opera che mi è stata suggerita, o di cui si parla, o che è in relazione con qualcosa che ho già letto e che mi ha colpito.

Questionario di Holden: Michael Profeti

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Di solito scrivo sulle note del mio smartphone e aggiusto le mie bozze al computer. Il mio libro è nato proprio così, durante la mia ultima tappa del cammino di Santiago ho preso il mio telefono in mano e ho iniziato a scrivere.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Il mio libro è nato dalla voglia di fermare il tempo e i miei pensieri per sempre, di congelare le emozioni che ho provato nell’ultimo giorno di cammino insieme a mio babbo, per poter rivivere quegli attimi in ogni momento.

Ha delle abitudini particolari durante la scrittura?
Cerco di isolarmi, di immergermi nella natura, spesso cammino o faccio trekking, oppure vado a trovare il mare, lo ascolto e fisso il suo orizzonte infinito. Di solito scrivo quando ne sento il bisogno, è una mia valvola di sfogo.

Qual è la cosa più difficile che hai dovuto scrivere nel tuo libro?
È stato difficile scrivere tutto il mio libro perché in qualche modo racconto e svelo la mia parte interiore agli altri. È un libro molto personale e introspettivo in cui però penso molte persone possano rispecchiarsi.

Chi è il tuo primo lettore a libro finito?
È stato mio babbo. Non ha ancora letto la versione definitiva ma solo la bozza. Gli è scesa comunque qualche lacrimuccia. Questo libro è un regalo che ho voluto fare a tutta la mia famiglia e soprattutto a lui.

Questionario di Holden: Marco Corrias

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Hemingway, perché è il principale autore della mia formazione giovanile. Simenon (non Maigret), per le sue atmosfere della provincia francese. Pier Vittorio Tondelli, perché il suo Rimini mi ha letteralmente stregato. John Niven per l’irriverenza.

Quando hai letto il tuo primo libro?
A dieci anni: Il Libro della Giungla e contemporaneamente Cuore.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Col computer oggi, perché è il mio strumento di lavoro da sempre.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Urbino anni Settanta: vivevo in una sorta di comune studentesca chiamata “la Casa dei Pazzi” per via degli artisti e degli irregolari che l’abitavano. Immaginai la ribellione degli artisti già allora. Poi molti molti anni dopo ho deciso di scriverla.

Quando scrivi un libro da dove parti? Titolo, incipit, fine…?
Da una storia anche molto confusa in testa e da almeno un personaggio, che vanno poi entrambi rielaborati e profilati.

Questionario di Holden: Annalisa Pardini

Quando hai letto il tuo primo libro?
A sei anni, quando ho imparato a leggere, più che cimentarmi con un intero libro ho letto alcune poesie, di Trilussa, che mi erano state recitate da mio nonno. La prima scelta autonoma è stata, dopo poco, Ossi di seppia di Montale.

Ha delle abitudini particolari durante la scrittura?
L’unica costante che mi accompagna durante l’atto dello scrivere è una concentrazione intensissima che (solo momentaneamente) mi sottrae allo spazio e al tempo circostanti.

Attualmente stai lavorando a qualche libro?
La poesia è per me un canale di interazione col mondo, un modo per reagire alle sue sollecitazioni e anche per plasmarlo in forme che io auspico migliori. Dunque scrivo sempre. E cestino molto. Se nascerà un libro, lo saprò solo poi.

Com’è il tuo spazio di scrittura?
Il mio spazio di scrittura è interiore e si nutre di concentrazione: posso dunque scrivere in ogni contesto, davanti al mare come alla stazione ferroviaria, a letto come su uno sgabello in cucina.

Qual è la cosa più difficile che hai dovuto scrivere nel tuo libro?
Il titolo. La raccolta contiene poesie scritte in più anni, anche distanti tra loro, e si snoda su tre fili conduttori che si intrecciano ma hanno anche divergenze, perciò è stato necessario trovare per il titolo una sintesi efficace e sincera.

Questionario di Holden: Martina Calugi, Stefano Proietti

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Martina Calugi: Guardando il nostro bambino giocare gli abbiamo scattato delle foto divertenti che abbiamo condiviso con i familiari. Caterina Pesci (l’illustratrice) per regalo ci ha fatto un bellissimo disegno e da lì si è accesa la lampadina e… la fantasia di due genitori!

Consigliaci un libro da leggere.
Martina Calugi: Stanotte guardiamo le stelle di Alì Ehsani, una storia vera, un libro che dovrebbero leggere tutti per riflettere sulle frasi fatte che si sentono sull’immigrazione, un libro che parla dell’amore fraterno che tocca nel profondo.

Attualmente stai lavorando a qualche libro?
Martina Calugi: Stiamo pensando a un sequel, nel frattempo (tra la scrittura e la pubblicazione) la famiglia si è allargata e le idee si sono moltiplicate. La traccia ci è abbastanza chiara, ma abbiamo ancora tanto lavoro e il tempo si è ridotto con due bambini.

Preferisci libri stampati, audiolibri o e-book? Perché?
Martina Calugi: Il libro stampato ha sempre il primo posto ma nel tempo ho apprezzato sia gli e-book, per la loro praticità in viaggio, che gli audiolibri. Questi ultimi li ho rivalutati di recente poiché per lavoro trascorro molto tempo in auto.

Fai una scaletta di ciò che vuoi scrivere o ti lasci guidare dalla storia?
Martina Calugi: Nel caso specifico ci siamo lasciati guidare dalle foto all’inizio e la storia ha fatto il resto. In generale nella scrittura di testi brevi tendo a seguire un’idea e lasciarmi trasportare per vedere dove mi porta, una scoperta di sé in qualche modo.

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Stefano Proietti: Emilio Salgari per le ambientazioni, Paolo Coelho per la narrazione, Daniel Pennac per l’arguzia e lo stile, Khaled Hosseini per i temi trattati. Poi Carl Rogers, Freud, Piaget, Bruner, Bettelheim, Winnicott, Rizzolatti, ecc… per mia formazione.

Quando hai letto il tuo primo libro?
Stefano Proietti: A otto anni. Emilio Salgari mi faceva sognare. Lessi tutti i suoi libri, da otto a dieci anni, chiuso nella mia cameretta e immerso negli scenari della giungla e nelle storie avventurose ed esotiche.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Stefano Proietti: Questo libro è nato per caso osservando Federico, a sei mesi, mentre giocava con i suoi pupazzi. Essendo insegnante e praticante di Judo, ho visto in questi giochi tecniche e “combattimenti” scherzosi. La mia formazione pedagogica ha fatto il resto.

Chi è il tuo primo lettore a libro finito?
Stefano Proietti: Il mio primo lettore sarà Federico e con lui tutti i piccolissimi a cui una mamma, un papà, un nonno, una nonna o altri a loro vicini, leggeranno con voce calma e piena d’amore, le vicissitudini di un piccolo judoka che cresce.

Cosa ha ispirato l’ambientazione del tuo libro?
Stefano Proietti: I luoghi del libro sono gli spazi di gioco di Federico in casa. Spazi di crescita psicofisica, sociale, cognitiva ed emotiva per il bambino e per noi genitori. La metafora del combattimento esprime un percorso di cambiamento attraverso l’esperienza.