Questionario di Holden: Gianluca Comunale

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Mi piaceva l’idea di un libro diviso in brevi racconti aventi in comune il protagonista, una piccola sfida con me stesso.

Quando scrivi un libro da dove parti? Titolo, incipit, fine…?
Sempre dal titolo, perché trovo sia il biglietto da visita di un libro oltre alla copertina, quindi molto importante.

Attualmente stai lavorando a qualche libro?
Sto scrivendo un racconto che approfondisce la storia di uno dei personaggi della mia trilogia.

Puoi esprimere un desiderio. Vorrei saper scrivere come…?
Nessuno. Credo che ognuno di noi debba avere un proprio stile che lo collochi nel mondo della scrittura, senza essere uguale a…

Fai una scaletta di ciò che vuoi scrivere o ti lasci guidare dalla storia?
Ho una scrittura spontanea. Parto da una traccia, una trama di base, poi il racconto prende forma parola dopo parola.

Questionario di Holden: Giovanni Mandruzzato

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Col computer. Scrivo a mano le idee che mi passano per la testa nei rari momenti liberi. Per esempio, se mi viene l’ispirazione per un titolo o il nome di un personaggio, la trascrivo su un quaderno, un taccuino, o un qualsiasi foglio di carta.

Attualmente stai lavorando a qualche libro?
Sto lavorando a un romanzo storico coi connotati di un’avventura-noir. Si svolge nel 1870, quando gli USA inviarono gruppi di scienziati nell’istmo di Panama alla ricerca dell’area più adatta alla costruzione del canale (iniziata nel 1907).

Chi è il tuo primo lettore a libro finito?
Mio fratello, che è sempre stato cauto nella lode e generoso nelle critiche. Lui non si fa problemi a stroncarmi quando una mia storia lo annoia o non è abbastanza fluida.

Cosa ha ispirato l’ambientazione del tuo libro?
La lettura di un saggio sulla falsificazione del “luigino”, una moneta di largo uso nella seconda metà del seicento molto amata dalle donne turche per confezionare ornamenti delle loro vesti. Fu la prima truffa internazionale della storia europea.

Fai una scaletta di ciò che vuoi scrivere o ti lasci guidare dalla storia?
Mei miei primi romanzi mi sono lasciato guidare dall’avventura narrata. Nel caso de La regina di denari la scaletta è stata un obbligo per ideare la truffa alla base della trama, svolgerla, determinarne i colpi di scena e deciderne l’esito.

Questionario di Holden: Anna Chiara Venturini

Quando hai letto il tuo primo libro?
Al netto delle letture consigliate dalle maestre, il primo scelto proprio da me è stata L’allegra fattoria, un’edizione piccolissima, una storia di animali e bambini. L’ho divorato un’estate salendo ogni volta sul ramo del fico nel giardino di casa.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Rigorosamente al computer, anche se mi piace scrivere a mano. La tastiera è comoda, collasso se non correggo ogni volta qualcosa. La revisione invece mi piace farla solo sulla carta e con una bella penna rossa. Un pizzico di nostalgia non guasta mai!

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Il desiderio di parlare serenamente di un luogo, con cui prima o poi faremo conoscenza: la Certosa. Molti lo vivono con timore o sono prevenuti. Cecilia perde la sua Celeste senza poterla abbracciare. Come sarebbe stato darle bacio della buonanotte?

Consigliaci un libro da leggere.
Le nostre anime di notte di Kent Haruf, una carezza che dovrebbe accompagnare la vita di ciascuno fino al suo naturale orizzonte. Ci conto molto.

Puoi esprimere un desiderio. Vorrei saper scrivere come…?
La scrittura riflette uno stile. Non desidero assomigliare ad altri. Se lo facessi, ammesso che ci riuscissi, esaurirei l’energia che esprimo. Negherei la mia impronta, i personaggi si girerebbero chiedendomi il perché. Invece, mi piace ascoltarli.

Questionario di Holden: Francesco Bertelli

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Un dato di fatto: senza memoria storica perdiamo un po’ di noi stessi. Venendo a mancare le fonti dirette di certe testimonianze, è sulle nostre spalle che grava il peso di provare a mantenere “viva” la memoria su certi fatti realmente accaduti.

Ha delle abitudini particolari durante la scrittura?
Che stia scrivendo a penna o al pc, mi fermo varie volte e cerco di vedere prima tutto nella mente. Mi focalizzo sui personaggi e faccio che siano loro a “suggerirmi” cosa scrivere. Io seguo loro e loro seguono me. Diventa tutto più fluido.

Com’è il tuo spazio di scrittura?
Non ho uno spazio definito. Se scrivo al pc ho la mia stanza piena zeppa di libri e fumetti e c’è giusto lo spazio per me e la tastiera. Se invece scrivo a penna il mio spazio è la spiaggia. Che sia estate o inverno è lì che trovo maggior ispirazione.

Qual è la cosa più difficile che hai dovuto scrivere nel tuo libro?
Oggettivare nelle loro azioni atroci certi personaggi della storia, protagonisti di singoli avvenimenti che paiono impossibili che siano accaduti realmente. Il tutto, sempre cercando di rimanere narratore esterno privo di giudizi personali.

Fai una scaletta di ciò che vuoi scrivere o ti lasci guidare dalla storia?
Solitamente cerco sempre di partire da uno schema. Nel caso in esame avevo qualche fonte storica asettica da cui partire. Poi è la Storia che come sempre prende il sopravvento su di me. A quel punto lascio fare a Lei.

Questionario di Holden: Matteo Gemignani

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Agatha Christie, Joel Dicker, Marco Malvaldi

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
È il sequel del mio primo libro Lungo il cammino. Doveva avere un seguito, doveva avere una conclusione.

Com’è il tuo spazio di scrittura?
Scrivania con quaderno, penna, lampadina e computer pronto all’uso in un secondo momento.

Biblioteca, libreria fisica, libreria online, mercatini… Dove prendi i libri che leggi?
Preferisco la libreria fisica, per avere contatto con i libri fin da subito.

Fai una scaletta di ciò che vuoi scrivere o ti lasci guidare dalla storia?
La maggior parte delle volte parto da una scaletta, magari non troppo precisa per poi lasciarmi guidare dalla trama.