Questionario di Holden: Anna Maria Salamina

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Scrivo al computer, ma a portata di mano ho un quaderno sul quale prendo appunti a mano, e butto giù scalette e schemi, per la struttura approssimativa del mio progetto.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Il desiderio di raccontare la vita di un personaggio fragile e sfortunato, uno dei tanti invisibili della nostra società.

Com’è il tuo spazio di scrittura?
Davanti a me ho delle porte finestre che lasciano entrare molta luce sul mio tavolo di lavoro, e lo sguardo può spaziare nel verde circostante, di tanto in tanto.

Qual è la cosa più difficile che hai dovuto scrivere nel tuo libro?
Parlare di solitudine e di disagio esistenziale, e di una dipendenza vissuta dal protagonista del mio libro.

Chi è il tuo primo lettore a libro finito?
Mio marito. È sempre lui il mio primo lettore e giudice.

S05E29 Podcast Vitamina L: Nicolò Pareto e “Saliborn, ovvero il Processo Creativo”

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Vitamina L raccoglie i contenuti degli Autori della casa editrice Giovane Holden Edizioni
Ogni lunedì alle ore 18 intervista a un Autore per parlare del suo libro e non solo.
L’Autore risponde, inoltre, anche a 5 domande tratte dal Questionario di Holden.

Per saperne di più…

Questionario di Holden: Emmanuele Venturi

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Omero, Shakespeare, Stephen King, Andrzej Sapkowski, J.J.R. Tolkien.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
La voglia di descrivere una storia ambientata in un’epoca e in dei luoghi ove vorrei vivere.

Consigliaci un libro da leggere.
L’uomo che ride
di Victor Hugo.

Scrivi ascoltando musica?
No, solitamente scrivo nel silenzio, riesco a concentrarmi meglio sulla scrittura.

Cosa ha ispirato l’ambientazione del tuo libro?
Foreste selvagge, cieli notturni ove troneggia una timida luna ridotta ad uno spicchio; il silenzio meravigliosamente assordante della natura.

Questionario di Holden: Doron Velt

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Su tutti, Borges. Ho passato anni, adolescente addolorato, a leggere solo lui. Solo lui. Intensamente e disperatamente. Ancora oggi conosco perfettamente a memoria (by heart, dal cuore, come in verità è giusto dire) la sua raccolta Finzioni.

Attualmente stai lavorando a qualche libro?
Sì. I Polittici dell’Angelo. Una raccolta di racconti che sono organizzati in sezioni tematiche, che ho appunto chiamato Polittici. L’Angelo del titolo è Pahaliah, il ventesimo Angelo del Nome di Dio.

Scrivi ascoltando musica?
Sempre. In genere Bach. Credo che oltre una certa soglia del sentire, oltre una certa intensità interiore non si possa ascoltare che lui. Sogno di ascoltarlo con il mio lettore perché si possa essere, in qualche modo, insieme.

Qual è la cosa più difficile che hai dovuto scrivere nel tuo libro?
L’ incontro tra il Commissario e Satana, l’Avversario. Si tratta di un incontro che avverrà in un reparto ospedaliero. La sfida era immaginare di poter ascoltare e comprendere le parole dell’ Avversario.

Cosa ha ispirato l’ambientazione del tuo libro?
Gorizia, la città di Eugenia. Alcuni quartieri di Milano. l’Istituto dei Tumori di via Venezian, il settimo piano, la stanza undici. Una casa di ringhiera in via Mora dove viene ucciso, nel racconto Le mani di Eva, il giovane Alberto.

Questionario di Holden: Mafalda Daniele

Consigliaci un libro da leggere.
Il maestro e Margherita di Michail Afanas’evič Bulgakov.

Preferisci libri stampati, audiolibri o e-book? Perché?
Libri stampati, adoro il profumo dei libri!

Biblioteca, libreria fisica, libreria online, mercatini… Dove prendi i libri che leggi?
Libreria fisica e mercatini.

Attualmente stai lavorando a qualche libro?
Sì, lavoro sempre a qualcosa di nuovo.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Rigorosamente a mano, poi ricopio tutto al computer.

Questionario di Holden: Bruno Civardi

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Soprattutto i classici, da Omero a Virgilio, dalla Bibbia a Dante. Anche i grandi autori moderni, naturalmente, da Shakespeare a Goethe e tanti altri, fino a Calvino. In essi trovi tutto, e scopri cose sempre nuove a ogni rilettura.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Toccare il sacro senza distruggerlo è difficile. Io ci ho provato con la figura di Maria, reinventandone, almeno in parte, la storia, con l’intento di ammodernare e umanizzare la sua immagine, che resta comunque quella universale della Madre.

Consigliaci un libro da leggere.
Mi piace consigliarvi un racconto dal titolo L’ultima avventura. Il protagonista è un vecchio, cattivo, sgradevole, che ha qualcosa a che fare con Pinocchio, è anzi il “vero” Pinocchio. È pubblicato da Gonzo Editore, di Firenze. L’autore sono io.

Quando scrivi un libro da dove parti? Titolo, incipit, fine…?
Se scrivo poesia, parto spesso da un “cominciamento”, come dice Dante: un verso che nasce nella mente e sul momento può non avere seguito. Se si tratta di un racconto o di un romanzo, allora devo avere presente il corpo complessivo della storia.

Chi è il tuo primo lettore a libro finito?
Finito il libro, ne mando il “manoscritto” a Mario Castini, docente in un liceo di Pavia. Ancora giovane, che vive coi giovani, di animo equilibrato e insieme aperto, per me è il lettore ideale. E devo dire che i miei libri gli sono sempre piaciuti.

Questionario di Holden: Stefania Contardi

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Probabilmente la necessità di esorcizzare un momento storico personale delirante, coinciso con un trasloco impegnativo. Un trasloco è un po’ come un lutto, roba che richiede tempo di rielaborazione e che ti cambia per sempre, se non ti uccide.

Attualmente stai lavorando a qualche libro?
Assolutamente sì: una nuova silloge, due romanzi e alcune storie per l’infanzia. Scrivendo generi diversi dalla poesia alla narrativa per ragazzi e adulti, credo sia normale avere sempre qualcosa in cantiere. Basta saper cambiare cappello e voilà.

Preferisci libri stampati, audiolibri o e-book? Perché?
Sono old fashion e quando acquisto un ebook poi acquisto sempre la versione cartacea, che deve avere una sua collocazione fisica nella mia libreria. Quella che ha una sua identità olfattiva e che migliora quando invecchia, come il buon vino!

Cosa ha ispirato l’ambientazione del tuo libro?
Senza alcun dubbio la città di Genova, la Superba, con il suo passato glorioso e le sue contraddizioni: crocevia di culture e profumi, di palazzi rinascimentali e architettura fatiscente, di profumi di spezie e focaccia e di pipì di cane. E il mare!

Fai una scaletta di ciò che vuoi scrivere o ti lasci guidare dalla storia?
Il computer, per fortuna, concede quella grande libertà di rieditare il testo a piacimento, per cui la scaletta non mi è necessaria: scrivo, modifico, aggiungo, sposto, costruisco e decostruisco l’architettura della storia fino a soddisfazione.