Recensione “L’uomo che cade” di Don Delillo

Traduzione di Matteo Colombo
Einaudi

Un libro che non cerca di raccontare un evento (quello della caduta delle Torri Gemelle) ma quello che succede dentro quando il mondo, all’improvviso, perde forma.
Pagina dopo pagina ho avuto la sensazione di camminare in una stanza dopo un’esplosione: tutto è ancora lì, ma niente è più al suo posto. Le parole di DeLillo sono fredde, misurate, e proprio per questo fanno male. Non spiegano, non consolano, restano.
È una lettura che ti chiede silenzio. E quando la chiudi, quel silenzio non se ne va subito. Rimane con te, come fanno le cose che hanno toccato un punto fragile.

Il mondo era anche questo, sagome dentro finestre a trecento metri d’altezza, che cadevano nel vuoto, e tanfo di combustibile in fiamme, e lo squarcio costante delle sirene nell’aria. Il rumore si posava ovunque fuggissero, strati di suono che si raccoglievano intorno a loro, e lui se ne allontanava e vi entrava al tempo stesso.

a cura di Marco Palagi

Recensione “Underworld” di Don Delillo

Traduzione di Delfina Vezzoli
Einaudi

Con Underworld non ho avuto un rapporto immediato. È uno di quei libri che non ti viene incontro: devi essere tu ad avvicinarti, con calma, accettando anche la fatica.
Leggendolo ho avuto spesso la sensazione di muovermi dentro una massa enorme, fatta di memoria, storia, ossessioni, frammenti che si richiamano senza mai chiudersi davvero.
Non è una lettura rassicurante né lineare, ma più andavo avanti più capivo che era giusto così. Underworld ti costringe a rallentare, a restare dentro le cose, a guardare ciò che normalmente preferiamo ignorare.
Quando l’ho finito non ho pensato “che bel romanzo”, ma “che esperienza”. Ed è una differenza che, per me, conta molto.

Si mette alla finestra a guardare la strada sottostante. A scuola gli dicono sempre di smetterla di guardare fuori dalla finestra. Questo o quell’insegnante. La risposta non è là fuori, gli dicono. E lui vorrebbe sempre rispondere che invece è proprio là, che sta la risposta. C’è chi guarda fuori dalla finestra e c’è chi si mangia i libri.

a cura di Marco Palagi