Questionario di Holden: Lorenzo Coronella

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Di solito scrivo al computer, poiché mi risulta più semplice e veloce. Tuttavia, se proprio devo essere sincero, preferisco di gran lunga scrivere a penna: mi capita di farlo e la forza che sprigiona la scrittura con la penna è ineguagliabile.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
La voglia di esternare dei pensieri che portavo dentro e la speranza di proporre di una storia che possa offrire uno spunto di riflessione diverso rispetto al solito.

Consigliaci un libro da leggere.
Potrei consigliarne mille ma, forse per il messaggio che al tempo mi lasciò, consiglierei L’Alchimista di Paulo Coelho. È uno di quei libri che aiuta a espandere i confini dei propri pensieri, oltre a lasciare un insegnamento profondo.

Scrivi ascoltando musica?
Sì, praticamente sempre. Per me la musica non è solo un sottofondo: mi permette di espandere le emozioni che provo mentre scrivo. Gli artisti che ascolto di più mentre scrivo sono i Gorillaz, i Pink Floyd e i Beach House.

Preferisci libri stampati, audiolibri o e-book? Perché?
Preferisco decisamente i libri stampati: la sensazione che provo leggendo un libro cartaceo non la ritrovo da nessun’altra parte. Tuttavia, mi capita spesso di ascoltare audiolibri mentre sono in macchina.

Questionario di Holden: Alessandro Izzi

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Forse non sarei chi sono senza aver letto Luigi Pirandello e Fëdor Dostoevskij che, all’età di 18 anni, mi hanno aperto mondi. Da lì in poi fatico a pensarmi senza Dante, Cavalcanti, Tasso, Leopardi, Pasolini e, recente scoperta, Gabriele Galloni.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Appunti e note li prendo ovunque: anche sugli scontrini, sui tovaglioli o con messaggini autoinviati su WhatsApp. La scrittura vera e propria ormai è solo al PC, ma, di tanto in tanto, rimpiango le lunghe sedute di carta e penna di una volta.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Forse, il bisogno di grattare sotto la superficie dei tempi scuri nei quali viviamo. In fondo, l’horror più spaventoso è proprio il nostro presente. Anche il passato o il futuro di alcuni dei racconti di Häxan è il riflesso distorto dell’oggi.

Scrivi ascoltando musica?
Per me la musica non può essere un mero sottofondo. Semmai, una fonte di ispirazione e un modello strutturale. L’attesa della notte era, in fondo, una sinfonia, Häxan è una Suite e due racconti sono, rispettivamente, una ballata e una cantata.

Preferisci libri stampati, audiolibri o e-book? Perché?
Libri stampati. Gli ebook sono comodi, ma il ricordo di quanto letto tende a sbiadire in fretta. L’audiolibro per me non è libro. Piuttosto è un parente prossimo del teatro che mi priva della libertà fondamentale del lettore: decidere il mio tempo.

Questionario di Holden: Francesco Biacchi

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Non saprei stilare una classifica. Penso che in letteratura come nella pittura e anche per la musica si debba seguire una dinamica archeologica, con una lenta sedimentazione e una stratificazione dove diventa difficile districare “i preferiti”.

Quando hai letto il tuo primo libro?
L’ho sicuramente letto durante la scuola elementare, in seguito all’alfabetizzazione, ma non ricordo quale. Leggere tuttavia è un concetto molto ampio. Pinocchio, Peter Pan sicuramente li ho “letti” anche prima col supporto audio dei dischi.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Scrivo a computer. A mio avviso ciò rappresenta uno dei pochi casi in cui la tecnologia si è rivelata utile superando a pieni voti la tradizione, soprattutto per uno come me che possedendo una pessima grafia, scrive con geroglifici.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Combattere il pressapochismo imperante dal quale è facile venir contagiati, il sottoscritto per primo, i cui sintomi si manifestano nell’attribuire etichette, ragionare per slogan, non riempire le parole usate indiscriminatamente.

Consigliaci un libro da leggere.
Visto il momento consiglierei La sociologia del partito politico di Roberto Michels.
È vero che si tratta di un libro di sociologia, ma con nozioni storiche e spiegazione delle dinamiche del “gruppo”, divulgando in modo letterariamente eccellente.

Questionario di Holden: Isabella Taddeo

Quando hai letto il tuo primo libro?
Il mio primo libro era illustrato. Narra una giornata della vita di Cecilia Lardò, una porcellina con il suo piccolo, con disegni straordinariamente leggeri e precisi. Lo sfogliavo in continuazione e inventavo storie su ogni pagina…

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Scrivo al computer ma ho sempre accanto a me (sul comodino e in borsa) un taccuino per prendere appunti quando ascolto storie di altri o voglio fissare alcuni pensieri importanti.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Ho scritto questo libro di notte durante il lockdown perché avevo bisogno di distrarmi…e mi sono ritrovata a inventare le vite di altri. Ed è nata questa storia.

Qual è la cosa più difficile che hai dovuto scrivere nel tuo libro?
Entrare nella testa di Kamaru, uno dei protagonisti del romanzo, perché della Nigeria non sapevo nulla… così ho cominciato ad intervistare ragazzi immigrati che trovavo nella mia città. Ho ascoltato storie incredibili e imparato molto da loro.

Collezioni qualche libro?
Da sempre mi piace collezionare libri illustrati che trovo nei luoghi dove vado in vacanza o per lavoro. All’estero ci sono libri molto particolari che in Italia non si trovano. Ricordo una bellissima libreria a Bruxelles davvero magica…

Questionario di Holden: Camilla Pisani

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Patrizia Cavalli per la sua ironia amara e profondissima, Murakami Haruki per il tratto surreale e immaginifico, Amèlie Nothomb per l’irriverenza geniale, Emanuel Carrère, Emily Dickinson perché è stata la prima poesia che ho letto.

Quando hai letto il tuo primo libro?
Il primo libro risale ai miei cinque anni, quando ho imparato a leggere. Ma il primo libro che ha cambiato la mia coscienza di piccola lettrice l’ho letto qualche anno dopo, e non ha mai smesso di illuminarmi. È Ascolta il mio cuore di Bianca Pitzorno.

Scrivi ascoltando musica?
Sì, la musica varia in base a quello che scrivo, ma ho un certo debole per Bill Evans, Chet Baker, Mogwai, Ryūichi Sakamoto, Cigarettes after sex, Leonard Cohen.

Puoi esprimere un desiderio. Vorrei saper scrivere come…?
Se scrivessi prosa, come Philip Roth o come Dino Buzzati. Se poesia, come Patrizia Cavalli o come Wisława Szymborska.

Preferisci libri stampati, audiolibri o e-book? Perché?
Senza ombra di dubbio libri stampati: nulla eguaglia la sensazione di tenere in mano un libro, sentirne l’odore, toccare la grana della carta. Il solo atto di sfogliare è di per sé un piacere.

Questionario di Holden: Osvaldo Fanella

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Marcel Proust, John Fante, Annie Arnoux, Onaar Pamuk, Sandro Penna. La voce che più ho amato nel cinema, nella letteratura, nella poesia, nella critica e nell’impegno civile è stata quella di Pier Paolo Pasolini.

Quando hai letto il tuo primo libro?
A quindici anni, nascondevo tra i banchi del ginnasio Una vampata di rossore.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Col computer. Fermo a mano il pensiero o l’emozione che mi raggiunge per strada, sul treno…

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Fermare una storia che poteva appartenere a tutti, regalarla alla scrittura perché non andasse perduta.

Consigliaci un libro da leggere.
Gli anni, Annie Ernaux.

Questionario di Holden: Matteo Gemignani

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Agatha Christie, regina indiscussa del giallo.

Quando hai letto il tuo primo libro?
Il primo libro di cui ho memoria è L’isola del tesoro perché rimasi affascinato dell’adattamento che ne aveva fatto la Disney.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Prima a mano, poi riporto tutto al computer.

Consigliaci un libro da leggere.
Un libro della saga del Barlume di Marco Malvaldi.

Ha delle abitudini particolari durante la scrittura?
Per scrivere devo avere la giornata libera, non posso e non voglio essere disturbato.

Questionario di Holden: Caterina Viti

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Prendo spesso appunti a mano durante la giornata dove capita, ma difficilmente riesco a ritrovarli. Fortunatamente le idee migliori non mi mollano facilmente e riesco a riportarle nel pc.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Sono stati i personaggi, ho raccontato le loro esperienze ordinarie in contesti spesso eccezionali. Avevo bisogno di raccontare di eroi di vita quotidiana e del viaggio che ognuno fa per ritrovare se stesso.

Ha delle abitudini particolari durante la scrittura?
Mi piace ascoltare musica e preferisco avere un po’ di tempo a disposizione per potermi abbandonare alla storia che sto scrivendo, bevendo un buon vino o una birra ghiacciata a seconda della stagione e dell’umore.

Dovrebbero leggere il tuo libro ascoltando musica… (quale genere/artista/gruppo)?
Ovviamente ognuno ha i propri gusti, ma per chi vuole un consiglio, sicuramente musica rock. Qualche spunto è anche nel testo.

Questionario di Holden: Lucio Dell’Accio

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Non ho un unico scrittore di mia preferenza, cambiano a seconda di quello che sto scrivendo per avere punti di riferimento utili a orientarmi. Nell’ultimi tempi ho letto Ernest Hemingway, Igiaba Sciego, Ilaria Tuti, Lisa See. Leggo anche saggi che servono per approfondire un periodo storico, come per l’ultimo romanzo il libro di Laura Spinney 1918 l’influenza spagnola.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Scrivo col computer. Ho iniziato a scrivere a mano, ma avevo spesso fogli sparsi, difficili da riordinare. Il computer mi consente di tenere unite le varie parti di un romanzo, di correggere, rivedere i vari file, metterli in relazione tra loro tutto in un’unica cartella e in questo modo non devo riscrivere tutto.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Volevo scrivere di un momento storico, quello attuale, che rappresentasse l’uscita dalla pandemia, il senso di smarrimento e di disorientamento delle persone, le problematiche legate al clima, il mondo del lavoro come la chiusura delle piccole aziende e i licenziamenti, l’immigrazione, la crescente tensione sociale, il controllo dell’informazione. Silvio, il protagonista, è un conduttore radiofonico a Radio Milano9; si occupa di cultura e viaggi raggiungendo gli ascoltatori in ogni parte del mondo. Si troverà coinvolto in un’indagine sulla rivolta delle carceri avvenuta all’alba del lockdown e si metterà in gioco in prima persona con l’aiuto di nuovi amici, affrontando molti ostacoli.

Scrivi ascoltando musica?
Ascolto sempre musica, soprattutto quella classica a basso volume mi fa riflettere mentre scrivo; le musiche da film di Ennio Morricone, Ludovico Einaudi; il suono della tromba di Alison Balsom in “Caprice”.

Preferisci libri stampati, audiolibri o e-book? Perché?
Preferisco tutti questi, stampati mi danno l’emozione di sfogliare le pagine di un libro, gli e-book secondo me rappresentano una grossa opportunità perché li acquisti e li leggi subito sul cellulare o sull’ipad, li hai sempre a disposizione a portata di mano. A volte acquisto libri che non sono più in libreria e li trovo, invece, nelle librerie on line. Gli audiolibri sono un’importante scelta per chi ha difficoltà nella lettura e per tutti ed è piacevole ascoltare la lettura di un romanzo dalla bella voce di un attore/attrice.

Questionario di Holden: Maddalena Frangioni

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Scegliere tra gli scrittori e/o i poeti che più ci appassionano non è facile. Honoré De Balzac, principale maestro del romanzo realista, miglior ritrattista della società francese della sua epoca, è quello che preferisco.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Scrivo da diversi anni. Amo scrivere storie che sappiano, in un breve lasso di tempo, raccontare fatti e personaggi che suscitino nel lettore curiosità. Il mio libro è nato dall’osservazione diretta della realtà.

Consigliaci un libro da leggere.
Tra i diversi libri e autori contemporanei mi piace citare il libro Olive Kitteridge di Elisabeth Strout.

Quando scrivi un libro da dove parti? Titolo, incipit, fine…?
Di solito all’inizio metto il titolo per restringere il campo della narrazione, poi scrivo senza avere preconcetti e limiti, disposta a cambiare il titolo in base allo svolgersi della storia. A volte parto dall’incipit per entrare subito nel merito.

Hai mai sperimentato il blocco del lettore? Come l’hai superato?
Dopo la lettura del libro Come un romanzo di Daniel Pennac ho compreso diritti del lettore nel caso in cui abbandoni il libro se non piace. Mi è capitato di lasciare un libro e non è stato per un blocco, ma per scelta.