Questionario di Holden: Edoardo Boccasile

Com’è il tuo spazio di scrittura?
Non professionale: tavolo del salotto, portatile, un paio di cuffie. Sul tavolo c’è sparso un po’ di tutto: libri, fogli, occasionalmente il gatto. Sotto al tavolo, un grosso cartone su cui appunto vari post-it, in genere appunti per storie future.

Chi è il tuo primo lettore a libro finito?
Sono due, in genere, i miei primi lettori: la mia ragazza e il mio psicologo. È una questione di pura efficienza, mi servono riscontri rapidi: la prima è spinta a leggere dalle mie moine, il secondo ne ha l’obbligo professionale, per cui.

Se dovessi consigliare un libro per chi inizia a leggere un genere simile al tuo, quale sarebbe?
Consiglierei La scimmia sulla schiena di Burroughs, ma anche i romanzi di Irvine Welsh, o i racconti su sesso e sbronze di Bukowski. Anche Suttree di McCarthy penso possa essere un buon consiglio.

Qual è il progetto su cui stai lavorando attualmente, e cosa ti entusiasma di più?
Principalmente, mi sto dedicando a una raccolta di racconti horror e sci-fi. Ma lavoro anche a un nuovo romanzo, un noir urbano. Parallelamente, dissemino soggetti e sceneggiature, nella speranza di destare l’interesse di qualche produttore.

Qual è la lezione più importante che hai imparato finora come scrittore?
Se quello che stai scrivendo, mentre lo scrivi, non ti emoziona o diverte, non puoi sperare che emozioni o diverta un possibile lettore. Se lo scrittore non prova nulla, anche il lettore resterà indifferente.