Questionario di Holden: Jessica Venga

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Purtroppo al computer. Adoro scrivere a mano, sentire il suono della penna sulla carta, osservare l’inchiostro che scorre. Il computer però è più comodo per poter correggere gli errori e inviare le copie alle persone e quindi mi sono dovuta adattare.

Hai mai sperimentato il blocco del lettore? Come l’hai superato?
Molte volte! Le strategie che adotto per superarlo sono due e sono anche un po’ antitetiche: la prima è dedicarmi per un po’ di tempo ad altre letture e il secondo è impostare una quantità di pagine da leggere in modo da superare il blocco.

Qual è la cosa più difficile che hai dovuto scrivere nel tuo libro?
Direi i combattimenti e le scene di guerra. Ho un po’ di difficoltà a descrivere strategie e movimenti corporei coerenti e realistici perché fatico a immaginarmeli concretamente.

Ricordi il primo libro che ti ha davvero emozionato?
Direi la serie di Harry Potter. Anche se a oggi non è la mia serie preferita, è la prima che ho letto quando avevo ben sei anni e all’epoca tutta quell’atmosfera fantastica mi aveva davvero emozionato tanto!

Quando scrivi, preferisci farlo in totale solitudine o con un po’ di compagnia intorno?
Assolutamente in solitudine, non riesco a scrivere se c’è qualcuno intorno a me.

Recensione “Il declino dell’impero Whiting” di Richard Russo

Traduzione di Paola Bertante 
Neri Pozza

Ci sono libri che mi attirano subito perché raccontano vite un po’ storte, famiglie complicate, persone che la vita non ha trattato con troppa delicatezza.
La storia ruota attorno a Miles Roby, che gestisce un diner in una piccola città del Maine dove tutto sembra rallentato, quasi fermo. Intorno a lui si muovono persone imperfette, spesso sconfitte, ma ancora ostinatamente in piedi: famiglie che si trascinano dietro vecchie ferite, relazioni che non sono mai semplici, tentativi di riscatto che a volte arrivano troppo tardi.
Sono i personaggi che preferisco: quelli un po’ disadattati, quelli che sbagliano, quelli che cercano di fare del loro meglio anche quando la vita li mette all’angolo.
Alla fine resta la sensazione di aver passato del tempo con persone vere, con le loro fragilità e le loro piccole resistenze quotidiane. Ed è proprio questo che mi fa affezionare a certi romanzi: la capacità di raccontare la fatica di vivere, ma anche la dignità con cui si continua a provarci.

a cura di Marco Palagi