Questionario di Holden: Matteo Isoni

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Volevo dare una forma, quasi architettonica, all’invisibile che tutti abbiamo dentro. Scrivendo ti orienti, crei una mappa condivisa con chi legge, ma persino chi scrive deve aspettare l’ultima riga per scoprire dove lo stavano portando le parole.

Ricordi il primo libro che ti ha davvero emozionato?
Sì, La storia Infinita di Michael Ende, avrò avuto dieci anni. Una storia da cui partono altre infinite storie, che però… “andranno raccontate un’altra volta”. Vicende che si intrecciano in un caleidoscopio, un concetto che mi è rimasto.

C’è una tematica ricorrente nelle tue opere? Se sì, quale?
La tensione costante tra la radice e il volo, tra memoria e scoperta. La luce che continua. E poi in fondo il pulviscolo è proprio ciò che resta sospeso nell’aria dopo che qualcosa è andato in frantumi. Ma se lo guardi controluce, scopri che brilla.

Se il tuo libro fosse un album musicale, quale genere o artista sarebbe la colonna sonora ideale?
Anime Salve di De André. C’è dentro tutto: le radici, gli ultimi, il tentativo di capire sé stessi e il mondo. È un concept album con la struttura di un poema in musica, ogni traccia una storia. Lì c’è la solitudine, nel mio libro un percorso comune.

Ti capita mai di scrivere in uno stile o genere diverso da quello che solitamente adotti? Perché?
Sì, e credo sia stimolante. Scrivo in poesia e in prosa. Hanno due ritmi diversi, una sospende il tempo, l’altra lo dilata e lo attraversa. Sono lingue differenti, ma entrambe raccontano storie, danno emozioni e sensazioni. E si contaminano.