Recensione “Il sesso delle ciliegie” di Jeanette Winterson

Traduzione di Carlo A. Corsi 
Mondadori

Un romanzo visionario, pieno di immagini che restano impresse più della trama stessa.
Non c’è una storia lineare, ma un intreccio di voci e tempi che si sfiorano e si contraddicono: la Londra seicentesca, personaggi fuori misura come la Donna Cane, viaggi che sembrano sogni più che percorsi reali. Tutto si muove in uno spazio dove la realtà si piega all’immaginazione.
Forse non si può definire un romanzo nel senso più classico del termine, ma un’esperienza, quasi una deriva controllata tra simboli, fiabe riscritte e riflessioni sul tempo e sul corpo.

“C’erano quelli secondo cui l’amore, sempre che se ne accetti l’esistenza, deve esser tenuto sotto controllo con le nozze e coi legami familiari in modo che il suo calore intenso riscaldi il focolare senza appiccare il fuoco alla casa. Secondo altri, invece, solo la passione poteva liberare l’anima dalla sua capanna di fango; solo lasciando correre il cuore come una lepre braccata e inseguendolo fino al tramonto un uomo o una donna potevano dormire sonni tranquilli.”

Quella notte due innamorati che sussurravano sotto la navata a piombo della chiesa rimasero vittime della loro stessa passione. Il profluvio delle loro parole, impossibilitato a sfuggire all’intransigenza saturnina del piombo, aveva riempito la navata al punto che l’aria era stata completamente eliminata. I due innamorati morirono soffocati ma, quando il sagrestano aprì il portoncino, le parole lo scaraventarono per terra, desiderose com’erano di guadagnare la libertà, e furono viste volare alte sopra la città in forma di colombe.”

a cura di Marco Palagi