Questionario di Holden: Anna Martinenghi

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Ho provato a misurarmi con il senso della vita e della morte, con quei distacchi che ci chiedono di vivere con più vigore, con la finitezza e la scintilla di eterno che ci portiamo dentro.

Com’è il tuo spazio di scrittura?
La poesia è il mio spazio di scrittura prediletto: dove gli spazi sono superiori ai pieni, il bianco al nero dell’inchiostro; una via immacolata di neve su cui lasciare le proprie orme.

Qual è la cosa più difficile che hai dovuto scrivere nel tuo libro?
Ho cercato di immaginare in maniera smisurata, arrogandomi la pretesa che tutto ciò che è imperfetto in questa esperienza umana, si completi nel prossimo percorso, tanto da far apparire l’infinito solo l’inizio di cui non ci si debba accontentare.

C’è una tematica ricorrente nelle tue opere? Se sì, quale?
Parto sempre dalle piccole cose del quotidiano, che reputo essere la radice di ogni poesia, cercando di guardare in faccia quelle grandi, cercando di creare un ponte fra il minimo e l’universale.

Come hai creato il mondo o l’ambientazione del tuo libro? Quali elementi ti hanno ispirato?
La riflessione sull’impermanenza della vita mi ha portato a dare valore a ogni attimo e a comprendere che le persone che sono state parte del nostro viaggio ora vivono nello spazio bianco fra una parola e l’altra.