Questionario di Holden: Antonella Bertoli

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Graham Greene: trame avvincenti con profondi dilemmi morali. Jane Austen: ironia con cui osserva la società e le sue convenzioni. Sylvia Plath: onestà crudele, esplora identità, dolore e desiderio. Salvatore Quasimodo: linguaggio e intensità emotiva.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Scrivo a computer perché mi è più facile conservare errori, salvarli, tornarci su e correggere o rivedere o cancellare.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Mi piacerebbe cancellare la damnatio memoriae che ha colpito molte donne, per ricordarle e farle ricordare.

Hai mai sperimentato il blocco dello scrittore? Come l’hai superato?
Sinceramente mai. Ho sempre scritto fin da piccola su ogni superficie disponibile, in varie occasioni e su ogni tipo di argomento. Alcune cose le tengo altre le cestino.

Qual è la cosa più difficile che hai dovuto scrivere nel tuo libro?
Interpretare i sentimenti di una donna imperiosa e decisa come Jessie White e renderla più “umana” e vicina al comune sentire di ogni donna, rispettando la veridicità storica.

Recensione “Kallocaina” di Karin Boye

Traduzione di Vincenzo Lattonico, Barbara Alinei 
Iperborea

Una distopia sottile e inquieta, dove non basta più obbedire: bisogna essere trasparenti anche dentro.
Con l’invenzione di un siero che costringe alla verità, Karin Boye scava nella parte più fragile dell’uomo: quella che vorrebbe restare segreta.
Un romanzo breve, lucidissimo, che fa paura non per ciò che mostra, ma per ciò che potrebbe essere.

Voi costruite dall’esterno, noi costruiamo dall’interno. Voi costruite usando voi stessi come pietre da costruzione e crollate a pezzi dentro e fuori. Noi siamo costruiti dall’interno come alberi e tra noi crescono ponti che non sono di materia morta e morta coercizione. Da noi esce quel che è vivo. In voi entra quel che è privo di vita.

a cura di Marco Palagi