Questionario di Holden: Gianni Iotti

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Non ho uno scrittore preferito. Oscillo fra il paradigma letterario europeo, radicato nell’interiorità, e quello americano, proiettato verso l’azione. Ma Henry James, che sfugge a una simile schematizzazione, è adesso l’autore che pratico di più.

Hai rituali particolari per entrare nel “mood” giusto prima di scrivere?
Non parlerei di rituali particolari. Piuttosto di un bisogno di considerare il tempo della scrittura come rubato al tempo di altre attività. Per scrivere ho bisogno di pensare che la scrittura letteraria è un furto – come la proprietà per Proudhon.

Qual è il progetto su cui stai lavorando attualmente, e cosa ti entusiasma di più?
Ciò che mi entusiasma – e che al contempo mi sconcerta di più – del progetto a cui sto ancora lavorando è che continuo ad aggiungere frasi senza poter chiudere definitivamente. Come se sia il libro stesso a rifiutarsi di finire.

Quando inizi a scrivere, hai già una visione chiara della trama o segui l’ispirazione del momento?
Ogni volta la trama che ho in mente muta profondamente via via che il lavoro procede. Tutti i libri, forse, sono dotati di una logica interna che si impone dando luogo a un ordine inaspettato che, a posteriori, appare come l’unico possibile.

Quale libro hai riletto più volte e cosa ti spinge a farlo?
Il libro che rileggo è Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust. Ciò che mi affascina, oltre all’analisi delle relazioni sociali e interpersonali, è che l’autore riesce a coinvolgere il lettore esibendo come universale la sua propria visione.

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