Uno zibaldone di storie in cui si muovono uomini e donne in bilico su un sottile filo di amarezza

dalla redazione di Librierecensioni.com

“Gocce di Vino su Fogli Bianchi” di Andrea Calugi è uno zibaldone di storie in cui si muovono uomini e donne (poche e viste attraverso un’ottica puramente maschile) tutti in bilico su un sottile filo di amarezza. Sono narrazioni prive di eroi, di medaglie al vincitore, ma anche così ricche di aneliti, di sogni, di slanci verso un “oltre” non ben identificato, verso mondi differenti, o forse solo verso un’opportunità. E per quanto ci sia questo slancio, tremendamente forte in alcuni casi, l’obiettivo finale si ammanta di una patina evanescente, sfumata, divenendo inafferrabile.
Non manca mai una continua analisi (auto-analisi sembrerebbe il più delle volte) dell’animo umano che conduce all’arrendersi, o al raggiungimento della consapevolezza di aver rinunciato, a sognare o a combattere. Perché il mondo, il loro piccolo-grande mondo, è crudele, non aiuta. Tutti i personaggi si muovono su terreni scoscesi o friabili. Ci sono vizi che imprigionano. Ci sono persone destinate sempre a zoppicare per dover trasportare, giorno dopo giorno, fardelli ingombranti non smaltibili e, ognuno a modo suo, fa i conti con il pensiero della morte, e con quello che verrà dopo.

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Non il “solito” romanzo rosa

dalla redazione di Blogdidattico

Quando ho iniziato la lettura di questo libro ero molto diffidente. Mi  sono detto: “Caspita, mi è toccato leggere il solito romanzo rosa”.

Ma per più volte durante la lettura la diffidenza è sparita e ricomparsa, sparita e ricomparsa, sin quando ho capito di non stare leggendo il solito romanzo rosa.

L’autrice ha sì rispettato la forma classica del romanzo rosa ma non abbiamo davanti la solita storia della ragazza italiana innamorata o la solita storia dell’imprenditore in carriera e/o  viceversa.

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Piacere. Questo è il mio curriculum!

“Voglio un lavoro ben pagato. Non ho immaginazione, sono asociale, senza fantasia e priva di talento.”

di Marco Palagi

Avete una probabilità su un milione che qualcuno vi contatti per un lavoro se, come una ragazza di Stoccolma ha realmente fatto, pubblicate un annuncio del genere. Sebbene lei sia stata la milionesima, ci sono dei basilari e semplici accorgimenti che potreste adottare quando vi presentate per un colloquio di lavoro, in tempi in cui già ottenere un incontro è un gran privilegio.

  1. L’attesa. Vi trovate nell’atrio dell’azienda in attesa, ci sono sedie, poltrone, riviste e un distributore di caffè. Rimanete in piedi, sebbene vi invitino a mettervi comodi, ponetevi in una posizione che denoti sicurezza (mani congiunte dietro la schiena) e aspettate. Lasciate cappotti o altro che non sia il vostro curriculum o portfolio all’ingresso.
  2. L’entrata. Vi chiamano, il capo o il responsabile risorse umane è pronto per voi. Le grandi aziende spesso hanno anche una persona che rimane sempre in silenzio e valuterà il vostro linguaggio del corpo e l’atteggiamento che avrete in quei brevi minuti di colloquio: tranquilli, non morde. Per questo entrate decisi dentro l’ufficio e dirigetevi verso chi vi aspetta.
  3. La prima impressione e l’approccio. Posate il curriculum e sedetevi. Palmo dritto e stringete la mano con la stessa forza dell’altro. Non parlate mai per più di trenta secondi per volta, non deve essere un vostro monologo e non raccontate la vostra vita. Ogni tanto, soprattutto all’inizio, ripetete il nome del capo tipo: “La ringrazio sig. Rossi dell’opportunità…” oppure “La mia esperienza, sig. Rossi, in questo settore…”
  4. Seduti! La sedia su cui siete seduti sarà sicuramente più bassa di quella dell’interlocutore e non orientabile. Sistematevi a circa 45° rispetto a quest’ultimo spostando il corpo. Evitate di sedervi su divani, dove sprofondereste, o su poltrone in pelle umana come quelle dei film di Fantozzi. Sulla sedia non rimanete sul bordo, dareste l’impressione di volervene andare il prima possibile perché vi sentite a disagio.
  5. I movimenti e i gesti. Non gesticolate in modo eccessivo, se proprio dovete fate movimenti chiari e semplici, che rispecchino ciò di cui state parlando. Come tra innamorati, se necessario e se non siete convinti che possiate piacergli, imitate sempre la gestualità e le espressioni dell’altro come pappagalli, senza esagerare.
  6. A distanza. Dopo la stretta di mano e quindi il contatto e la distanza ravvicinata, allontanatevi. Rispettate lo spazio personale. Se il colloquio lo tiene una donna non gradirà uomini troppo invadenti e si allontanerà, se lo tiene un uomo per lui sarà naturale accostarsi maggiormente alle donne. Meglio comunque lasciare che sia l’interlocutore ad avvicinarsi.
  7. È l’ora di andare. Il colloquio è finito, raccogliete il curriculum o portfolio o quant’altro avete portato con voi, stringete la mano e uscite, sempre con passo svelto e sicuro. Se la porta era chiusa, richiudetela. Per gli uomini: controllate scarpe e vestito quando uscite di casa perché saranno l’ultima cosa che vedranno ed è meglio che siano puliti e stirati; per le donne: è probabile che vi squadrino il sedere, l’uomo per… lo sapete perché e la donna per gelosia o disprezzo quindi, prima di uscire, voltatevi e lasciate che sia il vostro sorriso l’ultima cosa che ricorderanno. E in bocca al lupo!