Questionario di Holden: Emilio Napolitano

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
La storia è nata per caso. I personaggi: Don Peppino il portiere, Donna Rosa, il giovane poeta un po’ pazzo e sconclusionato, mi sono venuti a trovare un pomeriggio di inizio autunno, e mi hanno chiesto di raccontare le loro vite, i loro sogni.

Consigliaci un libro da leggere.
Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar. Un capolavoro di saggezza e di grande scrittura.

Puoi esprimere un desiderio. Vorrei saper scrivere come…?
Erri De Luca. La sua scrittura è essenziale, ma mai superficiale. Restituisce a ogni parola il suo valore e il giusto significato. Prosa che si trasforma in poesia.

Cosa ha ispirato l’ambientazione del tuo libro?
Una visita alla costiera amalfitana. Ho pensato a un giorno particolare: l’ultimo giorno dell’anno della fine del millennio. Tutto si svolge in una giornata, e i protagonisti renderanno davvero indimenticabili quelle ore.

Fai una scaletta di ciò che vuoi scrivere o ti lasci guidare dalla storia?
Di solito mi lascio guidare dalla fantasia. Non ho una scaletta, e i personaggi nascono e si caratterizzano man mano che la storia si dipana, fino all’epilogo finale. Inaspettato anche per me.

Questionario di Holden: Alessandro Agostini

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Preferibilmente a mano, anche perché mi accade nelle situazioni più disparate: quando ispirazione comanda. Il gesto dello scrivere mi è propedeutico al pensare e al sentire. Pur non amandolo il computer mi è invece utile in fase di rielaborazione.

Ha delle abitudini particolari durante la scrittura?
Fumo, sgranocchio di tutto e sbevucchio in maniera quasi compulsiva come a diluire l’irruenza della carica creativa affinché produca un frutto ordinato e coerente. Non il massimo per la salute ma tant’è… qualcosa è da sacrificarsi alla Musa.

Attualmente stai lavorando a qualche libro?
Sto mettendo insieme una raccolta di brevi racconti (di tono scherzoso, ma portatori di un messaggio) e aforismi scritti negli ultimi anni. Poi ho già abbondante materiale per una prossima silloge poetica con liriche composte fra il 2023 e il 2024.

Com’è il tuo spazio di scrittura?
Mi trovo a scrivere in ogni luogo possibile quando arriva l’alito giusto: letto, auto, campi e boschi. Ho poi un’ampia cucina, ove passo il più del mio tempo casalingo, con pile di fogli e di libri e un tavolinetto con il computer vicino alla stufa.

Hai mai sperimentato il blocco del lettore? Come l’hai superato?
Ben grami pasti mi toccherebbero se dovessi vivere di scrittura né alcun editore mi corre dietro per sollecitarmi per cui in fasi di magra faccio altro; magari rielaboro cose vecchie. A volte è pure un sollievo ché la poesia è compagna molto esigente.

Questionario di Holden: Serena Girivetto

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Agatha Christie per la genialità degli intrecci e l’analisi della natura umana. Edgar Allan Poe per l’umorismo nero. Dickens e Thackeray per l’ironia tagliente. Le Brontë per le atmosfere e per la potenza, talvolta violenta, delle emozioni.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Il mito delle masche mi appassiona da quando ero bambina. La vita mi ha portata a conoscere Levone e la storia di quattro donne processate per stregoneria. Nulla accade per caso. Ho deciso di costruire un romanzo per far rivivere la loro memoria.

Quando scrivi un libro da dove parti? Titolo, incipit, fine…?
Parto dall’incipit, che però subisce diverse modifiche durante la stesura. Ho l’abitudine quasi compulsiva di appuntarmi idee per la trama durante il giorno, che poi cerco di mettere insieme a tarda sera. Il titolo lo scelgo a lavoro ultimato.

Attualmente stai lavorando a qualche libro?
Sto lavorando a un libro in collaborazione con un amico. Il romanzo può essere visto come una sorta di prequel de La congrega di Levone. La narrazione prende vita là dove tutto è iniziato: nel 1474, fra la popolazione contadina del Canavese.

Hai mai sperimentato il blocco del lettore? Come l’hai superato?
Sì. È stato un periodo complicato, caratterizzato da un malessere personale. Uscirne è stato come ricostruire un mosaico: unire tanti pezzettini per ricreare il mio benessere. Uno di questi è stato impormi di spegnere lo smartphone e aprire un libro.

Questionario di Holden: Rodolfo Boccalatte

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Dostoevskij per la prosa e Giovanni Pascoli per la poesia. Il primo per la sua straordinaria capacità di leggere a fondo nell’animo umano, il secondo perché riesce a farci avvertire l’eco del mistero che avvolge le cose.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Li uso entrambi, a seconda della situazione e del momento. Per quanto utile sia il computer, non rinuncio certo del tutto alla penna.

Consigliaci un libro da leggere.
I ponti di Madison County di James Waller, un romanzo d’amore, struggente e appassionato, che, impercettibilmente, attraverso le pieghe della scrittura ti entra nel cuore.

Quando scrivi un libro da dove parti? Titolo, incipit, fine…?
Generalmente parto dall’inizio e lascio che la penna scorra: da lì sgorga il ruscello che cerco di incanalare, guidato dall’idea di trama che ho in mente.

Biblioteca, libreria fisica, libreria online, mercatini… Dove prendi i libri che leggi?
Ho ereditato una quantità sterminata di libri. Nonostante ciò mi reco ancora in libreria per un’opera che mi è stata suggerita, o di cui si parla, o che è in relazione con qualcosa che ho già letto e che mi ha colpito.

Questionario di Holden: Michael Profeti

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Di solito scrivo sulle note del mio smartphone e aggiusto le mie bozze al computer. Il mio libro è nato proprio così, durante la mia ultima tappa del cammino di Santiago ho preso il mio telefono in mano e ho iniziato a scrivere.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Il mio libro è nato dalla voglia di fermare il tempo e i miei pensieri per sempre, di congelare le emozioni che ho provato nell’ultimo giorno di cammino insieme a mio babbo, per poter rivivere quegli attimi in ogni momento.

Ha delle abitudini particolari durante la scrittura?
Cerco di isolarmi, di immergermi nella natura, spesso cammino o faccio trekking, oppure vado a trovare il mare, lo ascolto e fisso il suo orizzonte infinito. Di solito scrivo quando ne sento il bisogno, è una mia valvola di sfogo.

Qual è la cosa più difficile che hai dovuto scrivere nel tuo libro?
È stato difficile scrivere tutto il mio libro perché in qualche modo racconto e svelo la mia parte interiore agli altri. È un libro molto personale e introspettivo in cui però penso molte persone possano rispecchiarsi.

Chi è il tuo primo lettore a libro finito?
È stato mio babbo. Non ha ancora letto la versione definitiva ma solo la bozza. Gli è scesa comunque qualche lacrimuccia. Questo libro è un regalo che ho voluto fare a tutta la mia famiglia e soprattutto a lui.

Questionario di Holden: Marco Corrias

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Hemingway, perché è il principale autore della mia formazione giovanile. Simenon (non Maigret), per le sue atmosfere della provincia francese. Pier Vittorio Tondelli, perché il suo Rimini mi ha letteralmente stregato. John Niven per l’irriverenza.

Quando hai letto il tuo primo libro?
A dieci anni: Il Libro della Giungla e contemporaneamente Cuore.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Col computer oggi, perché è il mio strumento di lavoro da sempre.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Urbino anni Settanta: vivevo in una sorta di comune studentesca chiamata “la Casa dei Pazzi” per via degli artisti e degli irregolari che l’abitavano. Immaginai la ribellione degli artisti già allora. Poi molti molti anni dopo ho deciso di scriverla.

Quando scrivi un libro da dove parti? Titolo, incipit, fine…?
Da una storia anche molto confusa in testa e da almeno un personaggio, che vanno poi entrambi rielaborati e profilati.