Questionario di Holden: Arianna Andreoni

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Dacia Maraini, William Shakespeare, Giacomo Leopardi, Viola Ardone, Cesare Pavese e un po’ gli scrittori italiani in generale.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Io scrivo sempre al computer, tranne alcune volte quando sono troppo stanca che scrivo su pezzi di carta per poi copiare su pc.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Mi piacciono gli incontri e le seconde chance.

Quando scrivi un libro da dove parti? Titolo, incipit, fine…?
Io parto sempre dalla parte iniziale, per poi proseguire con il corso della storia.

Scrivi ascoltando musica?
No, mai, altrimenti rischierei di distrarmi.

Questionario di Holden: Michela Dellanoce

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Cesare Pavese per la sua sensibilità cruda e tagliente, ma allo stesso tempo delicata e intima. Antonia Pozzi, Alda Merini e Patrizia Cavalli perché senza di loro non mi sarei mai avvicinata alla poesia e alla scrittura.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Mi piace comprare dei piccoli quaderni in cui scrivere a mano le mie emozioni più forti, per non perderle. Così sono nate la maggior parte delle mie poesie.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Volevo fissare su carta quei momenti della mia vita che non potevano sbiadire con il tempo. Volevo rendere i ricordi degli eterni attimi, come gli impressionisti che trasformano un istante in un’impressione, e lo stabilizzano attraverso la pittura.

Consigliaci un libro da leggere e spiegaci perché dovremmo leggerlo.
Le notti bianche di Fëdor Dostoevskij, perché è il manifesto dei sognatori che vivono di illusione e poesia in un mondo corrotto e monotono.

Scrivi ascoltando musica?
Mi capita spesso che la musica classica mi ispiri delle storie, dei racconti, delle fiabe. Amo la musica di Ravel e Poulenc.

Questionario di Holden: Simona Bertocchi

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Sono una lettrice bulimica, spazio tra stili e temi. Tra gli autori che apprezzo di più ci sono: Patricia Highsmith; Silvia Avallone; Veronica Raimo; Ilaria Tuti; Carla Maria Russo. Scelgo soprattutto la bella scrittura, la trama non convenzionata.

Consigliaci un libro da leggere e spiegaci perché dovremmo leggerlo.
Il patto dell’acqua di Abraham Verghese. Una saga familiare nel periodo del Colonialismo nell’India meridionale, dove una famiglia cristiana è alle prese con una misteriosa “maledizione dell’acqua”. Al centro c’è la vita di una donna straordinaria.

Attualmente stai lavorando a qualche libro?
Sì, sto lavorando su un progetto editoriale diverso dal mio solito genere, pur mantenendo uno stile non convenzionale, infatti è un romanzo pensato per diventare seriale dove il giallo incontra l’arte e la storia.

Com’è il tuo spazio di scrittura?
Solitamente nel mio studio oppure, con la bella stagione, in giardino. Ho bisogno della luce. Creo un cartella con le schede dei personaggi, planning della trama, registratore. Devo avere a disposizione libri tecnici o saggi da consultare.

Scrivi ascoltando musica?
Mentre i capitoli prendono vita ho bisogno di totale silenzio, quando hanno una forma definita allora alzo il volume mentre rileggo e questo mi aiuta a dare più enfasi e mi suggerisce qualche aggiunta.

Questionario di Holden: Leonardo Ghiri

Quando hai letto il tuo primo libro?
Ho impresso nella mia mente un ricordo molto intenso legato al romanzo Come Dio comanda di Niccolò Ammaniti. Da quel momento in poi non mi sono più separato da quell’autore e ho sempre cercato di leggere romanzi simili.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
In prima battuta a mano, per cercare di trascrivere quello che ho in mente, dopodiché al computer, data la rapidità e la facilità nell’apportare eventuali modifiche. Mi è capitato di andare a riprendere scritti vecchi e di rielaborarli.

Attualmente stai lavorando a qualche libro?
Sto lavorando a un nuovo romanzo da diverso tempo. Si tratta di una storia ambientata in Versilia che vede come protagonisti quattro ragazzi, i quali si imbattono in un’avventura tragicomica.

Biblioteca, libreria fisica, libreria online, mercatini… Dove prendi i libri che leggi?
Cerco di sostenere librerie locali e di prendere libri in prestito nelle biblioteche. Molti libri li ho reperiti anche da familiari. Spesso ci dimentichiamo di quanto già abbiamo a disposizione nelle librerie delle nostre case.

Fai una scaletta di ciò che vuoi scrivere o ti lasci guidare dalla storia?
Solitamente mi lascio guidare dalla storia, non ho una scaletta prefissata. Ho un’idea iniziale da cui partire, dopodiché mentre scrivo elaboro i vari collegamenti della trama. Cerco di seguire l’istinto più che impormi degli schemi.

Questionario di Holden: Alessandro Perugini

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Tra gli scrittori prediligo i classici, soprattutto i russi. Ho letto tutti i romanzi di Dostoevskij e di Tolstoj e qualche opera di Puskin, Turgenev e Gogol. Amo gli autori russi perché attraversano la grande stagione del romanzo dell’Ottocento.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Quando scrivevo la tesi di laurea in biblioteca sono rimasto astratto dagli screen server dei computer degli studenti: mostravano bolle di sapone che sembravano voler uscire dallo schermo. Così mi è venuta l’idea delle bolle di sapone magiche.

Consigliaci un libro da leggere e spiegaci perché dovremmo leggerlo.
Consiglio di leggere il libro di racconti Umane traiettorie di Luisa Patta. L’autrice affronta tematiche sociali impegnative, ma senza retorica dando voce a persone che non hanno voce. Lo stile è scorrevole. Libro che resta nel cuore dei lettori.

Chi è il tuo primo lettore a libro finito?
Il primo lettore è mio padre Alvaro perché è un lettore forte e a lui e ai miei amici ho dedicato il libro. Mio padre legge soprattutto libri di storia, ma anche romanzi.

Fai una scaletta di ciò che vuoi scrivere o ti lasci guidare dalla storia?
Non faccio mai una scaletta. Non so cosa ci sarà nella pagina dopo. Seguo la storia, che mi inspira il seguito, come un lettore che immagina cosa succederà dopo. Immagino talora soltanto le scene che si svilupperanno nella mia mente.

Questionario di Holden: Emilia Testa

Quando hai letto il tuo primo libro?
Il primo libro letto, in realtà me lo leggeva mio padre, è stato Oliver Twist. Mio padre amava Dickens, in realtà anche io, ma a otto anni gli chiesi di passare a Tex Willer. La sofferenza dei personaggi di Dickens mi aveva messa a dura prova.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
La prematura morte di un amico, tanto tempo fa. Per rendere non più relativa la percezione di quella realtà, l’idea di viaggiare in uno spaziotempo, dove non c’è passato né futuro, ma solo un gioco di specchi deformanti.

Scrivi ascoltando musica?
Scrivo facendomi suggestionare dalla musica. Mentre scrivevo questo libro ascoltavo i Clash, De André e gli AC/DC, mi riportavano al periodo in cui è ambientato il libro, ai sogni e alle passioni di una me stessa adolescente.

Preferisci libri stampati, audiolibri o e-book? Perché?
Amo i libri stampati, direi che ne sono dipendente, accumulo libri come se dovessi vivere mille vite. Leggere è un’abitudine che crea dipendenza, dal momento che inizi non riesci più a smettere.

Cosa ha ispirato l’ambientazione del tuo libro?
La mia città, Napoli. Se nasci a Napoli hai una sorta di mandato: scagliarti contro i tanti suoi problemi ma, nello stesso tempo, esaltarne meriti e bellezze. In un perenne ritorno a una condizione di figliuol prodigo, sempre e per sempre.