Recensione “Serena” di Ron Rash

Traduzione di Valentina Daniele
La nuova frontiera

Una discesa elegante e feroce nel cuore oscuro dell’ambizione.
Nelle montagne degli Appalachi degli anni ’30, Serena e Pemberton costruiscono un impero di legno e sangue, sfidando tutto: la natura, la legge, il destino.
Rash firma un romanzo magnetico, dove la protagonista è una forza della natura: carismatica, spietata, impossibile da dimenticare. Una Lady Macbeth moderna che trascina chiunque nel suo vortice.
Un libro che ti rimane addosso, come l’odore del fumo dopo un incendio.
Consigliato a chi ama storie potenti, atmosfere cupe e personaggi che lasciano il segno.

“Voi uomini osservate così poco, Pemberton. La forza fisica è l’unico vantaggio del vostro sesso.”

a cura di Marco Palagi

Questionario di Holden: Helena Leinders

Qual è il momento più soddisfacente del processo di scrittura per te?
Quando sento che il lettore sta seguendo il coniglio bianco, sta entrando nel mio mondo e si sta perdendo in quello che scrivo. Vive e soffre insieme ai miei personaggi e mi chiede quando avrò finito di scrivere. Pensandoci sono un po’ sadica!

Come gestisci la critica costruttiva, sia da parte di lettori che di editori?
Sembrerà banale, ma la prendo come occasione di crescita. Spesso non è la pagina che lacrima, ma il nostro ego. Mi do’ una pacchetta sulla spalla, mangio un cioccolatino (ok, una torta al cioccolato), poi mi rimetto al lavoro!

Ti capita mai di scrivere in uno stile o genere diverso da quello che solitamente adotti? Perché?
Si, sono copywriter e ho imparato a usare varie voci, per lavoro. Spesso mi lascio anche influenzare dalle letture del momento, trovare la mia voce, ma la mia voce “leggibile” da scrittrice, non è stato facile, ma penso di avercela fatta!

Quando scrivi, cerchi di scrivere per un pubblico specifico o ti concentri prima di tutto su te stessa?
Mi attengo alla massima del grande Steven Spielberg che disse, nel suo On Writing: “Sono pagato per raccontare storie, non per autocommiserarmi”. Cerco quindi di prendere in mano il mio destino di cantastorie e appassionare le mie lettrici!

Come affronti il momento in cui una storia che hai scritto giunge alla fine?
Di solito capisco che una storia è finita proprio quando mi lascia in un silenzio esterrefatto. In quel momento solenne, mi capita di piangere, come se avessi perso un amico.

Questionario di Holden: Anna Paola Sanna

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Italo Calvino, Natalia Ginzburg, Marguerite Yourcenar, Marcel Proust, Virginia Woolf, Mark Twain, Ernest Hemingway, Emily Bronte. Tutti mi hanno fatto comprendere le infinite potenzialità della scrittura.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Scarabocchio a matita appunti su un taccuino che porto con me, ma poi scrivo sul computer.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Sentivo il bisogno di scrivere un libro che desse spazio esclusivamente alla mia immaginazione (senza ricerca storica), e avevo voglia di inventare una trama noir.

Chi sono gli autori che influenzano maggiormente il tuo stile di scrittura?
Italo Calvino, Natalia Ginzburg, Marguerite Yourcenar e Ernest Hemingway. Per il linguaggio affine al parlato e alle volte mimetico in relazione ai luoghi e alle epoche. Mi piace anche in alcuni di loro il sottile umorismo.

Ricordi il primo libro che ti ha davvero emozionato?
Pinocchio, di Carlo Collodi. Per il bellissimo linguaggio, le straordinarie avventure, la voglia insopprimibile di libertà del protagonista.

Questionario di Holden: Valeria Cipolli

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Mi ha spinto il desiderio di affrancarmi da ferite antiche. È un viaggio di ritorno, non dal bambino all’adulto, ma dall’adulto al bambino. Un rientro intimo, dove l’adulto accoglie, integra e finalmente scioglie. Ed è lì che avviene la magia.

Com’è il tuo spazio di scrittura?
Non do alla scrittura una dimensione di spazialità ritualizzata: coincide col mio corpo, mano, pensieri, respiro. Mi abita e dove ci sono io c’è anche lei. Oppure no. Dipende se ha voglia. È libera come lo sono io. Siamo coinquiline rispettose.

Chi è il tuo primo lettore a libro finito?
CIl primo lettore è quasi sempre qualcuno della mia famiglia, di quel nucleo intimo che mi conosce da sempre. Spesso è mia madre: legge con occhi che sanno già chi sono, e forse proprio per questo sa vedere anche ciò che non dico.

Dovrebbero leggere il tuo libro ascoltando musica… (quale genere/artista/gruppo)?
“Who By Fire” di Leonard Cohen. È una canzone intimamente legata a una mia ferita infantile, su cui sto ancora lavorando. Ne rispecchia il tono e lo spirito: malinconia, bellezza e il tentativo di trasformare il dolore in poesia.

Collezioni qualche libro?
No, li vivo come incontri unici, come quelli tra le persone. Non mi interessa avere tutto di un autore, mi basta riconoscere quel libro che mi parla e con cui riesco a dialogare. Però i fumetti della Pimpa, quelli sì, li collezionavo!

Questionario di Holden: Iliana Iris Bellussi

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Fedor Dostoevskij, Italo Calvino, Annie Ernaux. Mi piacciono per la loro capacità di scavare nell’animo umano, se pur in modi differenti. E per la loro meravigliosa scrittura.

Quando hai letto il tuo primo libro?
Forse era il Natale della seconda elementare. I miei genitori mi avevano regalato un’intera collana di libri per ragazzi, mi sembra di aver letto per primo La piccola fiammiferaia o Piattini d’argento, non ricordo esattamente.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Col computer! Ho sempre avuto una pessima calligrafia che spesso impediva a me stessa di capire cosa avessi scritto e il computer mi ha salvato.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Volevo capire meglio la mia complicata adolescenza e in qualche modo riconciliarmi con essa. In genere scrivo per conoscermi. Impresa assai complessa.

Puoi esprimere un desiderio. Vorrei saper scrivere come…?
Massimo Recalcati, da aggiungere alla lista dei preferiti. Ha un modo di scrivere per me speciale perché scava nella complessità semplificandola. È una scrittura generosa.

Questionario di Holden: Arianna Andreoni

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Dacia Maraini, William Shakespeare, Giacomo Leopardi, Viola Ardone, Cesare Pavese e un po’ gli scrittori italiani in generale.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Io scrivo sempre al computer, tranne alcune volte quando sono troppo stanca che scrivo su pezzi di carta per poi copiare su pc.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Mi piacciono gli incontri e le seconde chance.

Quando scrivi un libro da dove parti? Titolo, incipit, fine…?
Io parto sempre dalla parte iniziale, per poi proseguire con il corso della storia.

Scrivi ascoltando musica?
No, mai, altrimenti rischierei di distrarmi.

Questionario di Holden: Michela Dellanoce

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Cesare Pavese per la sua sensibilità cruda e tagliente, ma allo stesso tempo delicata e intima. Antonia Pozzi, Alda Merini e Patrizia Cavalli perché senza di loro non mi sarei mai avvicinata alla poesia e alla scrittura.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Mi piace comprare dei piccoli quaderni in cui scrivere a mano le mie emozioni più forti, per non perderle. Così sono nate la maggior parte delle mie poesie.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Volevo fissare su carta quei momenti della mia vita che non potevano sbiadire con il tempo. Volevo rendere i ricordi degli eterni attimi, come gli impressionisti che trasformano un istante in un’impressione, e lo stabilizzano attraverso la pittura.

Consigliaci un libro da leggere e spiegaci perché dovremmo leggerlo.
Le notti bianche di Fëdor Dostoevskij, perché è il manifesto dei sognatori che vivono di illusione e poesia in un mondo corrotto e monotono.

Scrivi ascoltando musica?
Mi capita spesso che la musica classica mi ispiri delle storie, dei racconti, delle fiabe. Amo la musica di Ravel e Poulenc.

Questionario di Holden: Simona Bertocchi

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Sono una lettrice bulimica, spazio tra stili e temi. Tra gli autori che apprezzo di più ci sono: Patricia Highsmith; Silvia Avallone; Veronica Raimo; Ilaria Tuti; Carla Maria Russo. Scelgo soprattutto la bella scrittura, la trama non convenzionata.

Consigliaci un libro da leggere e spiegaci perché dovremmo leggerlo.
Il patto dell’acqua di Abraham Verghese. Una saga familiare nel periodo del Colonialismo nell’India meridionale, dove una famiglia cristiana è alle prese con una misteriosa “maledizione dell’acqua”. Al centro c’è la vita di una donna straordinaria.

Attualmente stai lavorando a qualche libro?
Sì, sto lavorando su un progetto editoriale diverso dal mio solito genere, pur mantenendo uno stile non convenzionale, infatti è un romanzo pensato per diventare seriale dove il giallo incontra l’arte e la storia.

Com’è il tuo spazio di scrittura?
Solitamente nel mio studio oppure, con la bella stagione, in giardino. Ho bisogno della luce. Creo un cartella con le schede dei personaggi, planning della trama, registratore. Devo avere a disposizione libri tecnici o saggi da consultare.

Scrivi ascoltando musica?
Mentre i capitoli prendono vita ho bisogno di totale silenzio, quando hanno una forma definita allora alzo il volume mentre rileggo e questo mi aiuta a dare più enfasi e mi suggerisce qualche aggiunta.