Questionario di Holden: Rolando Guerriero

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Gary Romain, perché proteiforme, capace di rinnovarsi, cambiare stile e temi in ogni libro con una invidiabile capacità di interpretare l’evoluzione della società moderna; Curzio Malaparte, per la prosa limpida e prettamente toscana.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Il personaggio è nato da sé e cresciuto attorno all’idea che tutti gli sforzi per modificare la realtà sono vani. Se le cose debbono andare storte, è inutile il valore o l’impegno degli “eroi”. Talvolta non verranno neppure capiti.

Quando scrivi un libro da dove parti? Titolo, incipit, fine…?
Parto da quello che presumo essere il cuore del libro: quello che mi ispira. Può essere l’incipit, oppure la fine.

Preferisci libri stampati, audiolibri o e-book? Perché?
Preferisco adesso gli e-book, perché mi riesce troppo faticoso tenere in mano volumi troppo pesanti e inoltre non ho più spazio per i libri stampati.

Fai una scaletta di ciò che vuoi scrivere o ti lasci guidare dalla storia?
Di solito traccio una scaletta, che via via modifico per collegare le varie parti della storia.

Questionario di Holden: Viola Conti

Com’è il tuo spazio di scrittura?
Scrivo quando sono a letto, col mio tablet tra le mani, illuminata da un tenue fascio di luce della lampada a led sul comodino. Difficilmente scrivo durante il giorno, è una mia abitudine. Se invece sono in viaggio e mi sento ispirata scrivo ovunque.

Puoi esprimere un desiderio. Vorrei saper scrivere come…?
Mi piacerebbe scrivere come Baricco, una scrittura immaginifica capace di scavare nel profondo e lasciare traccia nel lettore. Un po’ come Sorrentino nel cinema.

Biblioteca, libreria fisica, libreria online, mercatini… Dove prendi i libri che leggi?
Mi piace andare nelle librerie e spulciare tra gli scaffali anche se generalmente compro online per praticità e risparmio.

Qual è la cosa più difficile che hai dovuto scrivere nel tuo libro?
La dedica a mio padre, dato che avrei preferito dirglielo di persona con un abbraccio. E invece mi ha lasciato prima. Ovunque sia spero potrà arrivargli il mio pensiero.

Cosa ha ispirato l’ambientazione del tuo libro?
Il mio libro è ambientato a Milano, una città che non amo particolarmente, ma ricca di glamour e opportunità per i single.

Questionario di Holden: Franco Carboni

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Ernest Hemingway è il mio preferito perché ha rinnovato il modo di scrivere i romanzi, con uno stile essenziale che va al cuore delle cose. J.D. Salinger viene subito dopo per l’ originalità dei temi.

Quando hai letto il tuo primo libro?
Frequentavo le elementari e presi a leggere le opere per ragazzi che andavano allora per la maggiore: Pinocchio, I ragazzi della via Paal, Senza famiglia.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Col computer, perché è estremamente comodo e il software Word è di una flessibilità eccezionale.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Il libro narra una vicenda che è accaduta ad un mio amico carissimo e che ho trovato interessante perché si tratta della vita sentimentale degli anziani, un tema che in genere fino a oggi non è stato molto trattato.

Consigliaci un libro da leggere.
Sto attualmente rileggendo un autore famoso negli anni ’60: Irwin Shaw. Due ottimi romanzi sono I giovani leoni e The top of the Hill.

Questionario di Holden: Mina Tedesco

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
La poesie per me è una forma di catarsi, un modo per esprimere ciò che provo facendo emergere anche ciò che spesso resta sepolto in profondità. Questa silloge è nata quindi dall’esigenza di dare voce a stati d’animo, pensieri, desideri, rimpianti…

Consigliaci un libro da leggere.
Oltre alla scrittura sono appassionata di musica. Spesso leggo biografie o fumetti ispirati ai miei artisti preferiti e romanzi o poesie scritti da loro stessi. Tra questi, consiglio il romanzo di Nick Cave La morte di Bunny Munro.

Scrivi ascoltando musica?
Mi capita spesso di scrivere ascoltando musica. A volte è nata una sorta di connessione emotiva con l’artista che stavo ascoltando, perché attraverso i testi delle canzoni ho ritrovato le mie stesse sensazioni. Infondo anche le canzoni sono poesie.

Hai mai sperimentato il blocco del lettore? Come l’hai superato?
Sì, quando ho iniziato a lavorare (nell’industria farmaceutica, ambito affascinante ma per nulla creativo). L’ho superato durante la pandemia di Covid, periodo in cui ho avuto tempo per riscoprire la mia parte interiore che avevo smesso di ascoltare.

Dovrebbero leggere il tuo libro ascoltando musica… (quale genere/artista/gruppo)?
Questo libro parla d’amore, un amore disperato, bramato, perduto. Sensazioni che riportato ad artisti come Radiohead, The Smiths, Mark Lanegan. Il mio romanzo Il labirinto di Ecate contiene invece una sorta di scaletta musicale celata nella trama.

Questionario di Holden: Luca Giraldi

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Jim Thompson coi suoi folli criminali. Philip Dick per la sua capacità di mettere in dubbio la realtà che ci circonda. William Burroughs, rivoluzionario della letteratura. Dino Buzzati, maestro del perturbante.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Principalmente col computer, nei rari momenti di tranquillità in cui posso permettermelo. Precedentemente però ho già annotato e iniziato a costruire sulle note del cellulare. Lo smartphone ha rimpiazzato taccuino e block notes da tempo.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Le troppe ingiustizie sociali ma anche la superficialità per non parlare del totale disinteresse di fronte alle iniquità del sistema mostrati dalla maggior parte degli individui, consumatori intrappolati nel sogno edonistico del capitalismo moderno.

Attualmente stai lavorando a qualche libro?
No, ma ho intenzione di mettermi al lavoro il prima possibile evitando di stagnare nella quotidianità. Considerato che nella prima antologia ho elencato tutto ciò che non mi piace, a questo giro vorrei cimentarmi con tutto quello che trovo appagante.

Qual è la cosa più difficile che hai dovuto scrivere nel tuo libro?
Non è stato facile dover descrivere certi comportamenti profondamente sbagliati che hanno riguardato pure me e con i quali ho dovuto fare i conti. Anche se spesso tendiamo ad assolverci, siamo tutti coinvolti, giusto per concedermi una paracitazione.

Questionario di Holden: Edoardo Rossi

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Adoro scrivere a mano, anche se non ho una bella grafia. Durante i miei viaggi riempio moleskine di appunti e pensieri. Ma quando elaboro un testo, scelgo il computer, perché mi permette di correggere, rielaborare, modificare, insomma è più comodo.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Le persone che hanno seguito il mio viaggio – attraverso il blog da me creato – mi hanno suggerito di trasformare i miei dispacci giornalieri in un libro. E io ho raccolto la sfida, cercando di migliorare e approfondire gli appunti scritti di getto.

Ha delle abitudini particolari durante la scrittura?
Mi piace isolarmi da tutto e tutti, restare solo con i miei pensieri. Magari accanto a una finestra, cullato da suoni soffusi e immagini concilianti. Per ultimare Taccuini vagabondi mi sono isolato in montagna per due mesi, in totale solitudine.

Preferisci libri stampati, audiolibri o e-book? Perché?
Preferisco libri stampati, non c’è dubbio, l’odore dalla carta, la sua ruvida consistenza, il frusciare delle pagine fra le mie dita, non hanno prezzo.

Cosa ha ispirato l’ambientazione del tuo libro?
Viaggiare è sempre stata la mia linfa, la mia ispirazione. Il viaggio ritorna spesso nei miei tentativi letterari. E questo libro è viaggio allo stato puro, perché racconta i miei giorni nomadi, e tutte le elucubrazioni che mi hanno accompagnato.

Questionario di Holden: Zarina Rafiq

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
R.L. Stevenson e A.A Milne dalla mia infanzia. John Donne, William Shakespeare, John Keats e Alfred Tennyson. Dei poeti moderni, adoro Robert Frost, Mary Oliver, The Liverpool Poets, Billy Collins e Julian Stannard.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Di solito scrivo sul computer perché mi piace l’obiettività che mi dà. Mi fornisce subito un distacco, che mi aiuta a valutare veramente la parola che voglio usare. Scrivendo a mano appare subito una voce in più, non solo le parole in sé.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Dopo i miei spoken word performance le persone mi chiedevano “un libro” in modo che potessero rileggere e far leggere agli amici le poesie. Poi volevo che il pubblico italiano – che interveniva a questi eventi – avesse una traduzione professionale.

Biblioteca, libreria fisica, libreria online, mercatini… Dove prendi i libri che leggi?
Ho perso completamente l’abitudine di prendere libri dalla biblioteca e voglio ritrovarla! Compro da librerie fisiche – se possibile – o se non dalle librerie online.

Qual è la cosa più difficile che hai dovuto scrivere nel tuo libro?
Le poesie di grande emozione sono state la sfida più grande per me. Ci voleva del tempo e tante bozze per acquisire la distanza necessaria per andare fino in fondo alla materie e per creare una poesia e non solo un sfogo personale.