Questionario di Holden: Rodolfo Boccalatte

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Dostoevskij per la prosa e Giovanni Pascoli per la poesia. Il primo per la sua straordinaria capacità di leggere a fondo nell’animo umano, il secondo perché riesce a farci avvertire l’eco del mistero che avvolge le cose.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Li uso entrambi, a seconda della situazione e del momento. Per quanto utile sia il computer, non rinuncio certo del tutto alla penna.

Consigliaci un libro da leggere.
I ponti di Madison County di James Waller, un romanzo d’amore, struggente e appassionato, che, impercettibilmente, attraverso le pieghe della scrittura ti entra nel cuore.

Quando scrivi un libro da dove parti? Titolo, incipit, fine…?
Generalmente parto dall’inizio e lascio che la penna scorra: da lì sgorga il ruscello che cerco di incanalare, guidato dall’idea di trama che ho in mente.

Biblioteca, libreria fisica, libreria online, mercatini… Dove prendi i libri che leggi?
Ho ereditato una quantità sterminata di libri. Nonostante ciò mi reco ancora in libreria per un’opera che mi è stata suggerita, o di cui si parla, o che è in relazione con qualcosa che ho già letto e che mi ha colpito.

Questionario di Holden: Michael Profeti

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Di solito scrivo sulle note del mio smartphone e aggiusto le mie bozze al computer. Il mio libro è nato proprio così, durante la mia ultima tappa del cammino di Santiago ho preso il mio telefono in mano e ho iniziato a scrivere.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Il mio libro è nato dalla voglia di fermare il tempo e i miei pensieri per sempre, di congelare le emozioni che ho provato nell’ultimo giorno di cammino insieme a mio babbo, per poter rivivere quegli attimi in ogni momento.

Ha delle abitudini particolari durante la scrittura?
Cerco di isolarmi, di immergermi nella natura, spesso cammino o faccio trekking, oppure vado a trovare il mare, lo ascolto e fisso il suo orizzonte infinito. Di solito scrivo quando ne sento il bisogno, è una mia valvola di sfogo.

Qual è la cosa più difficile che hai dovuto scrivere nel tuo libro?
È stato difficile scrivere tutto il mio libro perché in qualche modo racconto e svelo la mia parte interiore agli altri. È un libro molto personale e introspettivo in cui però penso molte persone possano rispecchiarsi.

Chi è il tuo primo lettore a libro finito?
È stato mio babbo. Non ha ancora letto la versione definitiva ma solo la bozza. Gli è scesa comunque qualche lacrimuccia. Questo libro è un regalo che ho voluto fare a tutta la mia famiglia e soprattutto a lui.

Questionario di Holden: Marco Corrias

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Hemingway, perché è il principale autore della mia formazione giovanile. Simenon (non Maigret), per le sue atmosfere della provincia francese. Pier Vittorio Tondelli, perché il suo Rimini mi ha letteralmente stregato. John Niven per l’irriverenza.

Quando hai letto il tuo primo libro?
A dieci anni: Il Libro della Giungla e contemporaneamente Cuore.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Col computer oggi, perché è il mio strumento di lavoro da sempre.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Urbino anni Settanta: vivevo in una sorta di comune studentesca chiamata “la Casa dei Pazzi” per via degli artisti e degli irregolari che l’abitavano. Immaginai la ribellione degli artisti già allora. Poi molti molti anni dopo ho deciso di scriverla.

Quando scrivi un libro da dove parti? Titolo, incipit, fine…?
Da una storia anche molto confusa in testa e da almeno un personaggio, che vanno poi entrambi rielaborati e profilati.

Questionario di Holden: Annalisa Pardini

Quando hai letto il tuo primo libro?
A sei anni, quando ho imparato a leggere, più che cimentarmi con un intero libro ho letto alcune poesie, di Trilussa, che mi erano state recitate da mio nonno. La prima scelta autonoma è stata, dopo poco, Ossi di seppia di Montale.

Ha delle abitudini particolari durante la scrittura?
L’unica costante che mi accompagna durante l’atto dello scrivere è una concentrazione intensissima che (solo momentaneamente) mi sottrae allo spazio e al tempo circostanti.

Attualmente stai lavorando a qualche libro?
La poesia è per me un canale di interazione col mondo, un modo per reagire alle sue sollecitazioni e anche per plasmarlo in forme che io auspico migliori. Dunque scrivo sempre. E cestino molto. Se nascerà un libro, lo saprò solo poi.

Com’è il tuo spazio di scrittura?
Il mio spazio di scrittura è interiore e si nutre di concentrazione: posso dunque scrivere in ogni contesto, davanti al mare come alla stazione ferroviaria, a letto come su uno sgabello in cucina.

Qual è la cosa più difficile che hai dovuto scrivere nel tuo libro?
Il titolo. La raccolta contiene poesie scritte in più anni, anche distanti tra loro, e si snoda su tre fili conduttori che si intrecciano ma hanno anche divergenze, perciò è stato necessario trovare per il titolo una sintesi efficace e sincera.

Questionario di Holden: Martina Calugi, Stefano Proietti

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Martina Calugi: Guardando il nostro bambino giocare gli abbiamo scattato delle foto divertenti che abbiamo condiviso con i familiari. Caterina Pesci (l’illustratrice) per regalo ci ha fatto un bellissimo disegno e da lì si è accesa la lampadina e… la fantasia di due genitori!

Consigliaci un libro da leggere.
Martina Calugi: Stanotte guardiamo le stelle di Alì Ehsani, una storia vera, un libro che dovrebbero leggere tutti per riflettere sulle frasi fatte che si sentono sull’immigrazione, un libro che parla dell’amore fraterno che tocca nel profondo.

Attualmente stai lavorando a qualche libro?
Martina Calugi: Stiamo pensando a un sequel, nel frattempo (tra la scrittura e la pubblicazione) la famiglia si è allargata e le idee si sono moltiplicate. La traccia ci è abbastanza chiara, ma abbiamo ancora tanto lavoro e il tempo si è ridotto con due bambini.

Preferisci libri stampati, audiolibri o e-book? Perché?
Martina Calugi: Il libro stampato ha sempre il primo posto ma nel tempo ho apprezzato sia gli e-book, per la loro praticità in viaggio, che gli audiolibri. Questi ultimi li ho rivalutati di recente poiché per lavoro trascorro molto tempo in auto.

Fai una scaletta di ciò che vuoi scrivere o ti lasci guidare dalla storia?
Martina Calugi: Nel caso specifico ci siamo lasciati guidare dalle foto all’inizio e la storia ha fatto il resto. In generale nella scrittura di testi brevi tendo a seguire un’idea e lasciarmi trasportare per vedere dove mi porta, una scoperta di sé in qualche modo.

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Stefano Proietti: Emilio Salgari per le ambientazioni, Paolo Coelho per la narrazione, Daniel Pennac per l’arguzia e lo stile, Khaled Hosseini per i temi trattati. Poi Carl Rogers, Freud, Piaget, Bruner, Bettelheim, Winnicott, Rizzolatti, ecc… per mia formazione.

Quando hai letto il tuo primo libro?
Stefano Proietti: A otto anni. Emilio Salgari mi faceva sognare. Lessi tutti i suoi libri, da otto a dieci anni, chiuso nella mia cameretta e immerso negli scenari della giungla e nelle storie avventurose ed esotiche.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Stefano Proietti: Questo libro è nato per caso osservando Federico, a sei mesi, mentre giocava con i suoi pupazzi. Essendo insegnante e praticante di Judo, ho visto in questi giochi tecniche e “combattimenti” scherzosi. La mia formazione pedagogica ha fatto il resto.

Chi è il tuo primo lettore a libro finito?
Stefano Proietti: Il mio primo lettore sarà Federico e con lui tutti i piccolissimi a cui una mamma, un papà, un nonno, una nonna o altri a loro vicini, leggeranno con voce calma e piena d’amore, le vicissitudini di un piccolo judoka che cresce.

Cosa ha ispirato l’ambientazione del tuo libro?
Stefano Proietti: I luoghi del libro sono gli spazi di gioco di Federico in casa. Spazi di crescita psicofisica, sociale, cognitiva ed emotiva per il bambino e per noi genitori. La metafora del combattimento esprime un percorso di cambiamento attraverso l’esperienza.

Questionario di Holden: Gianluca Comunale

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Mi piaceva l’idea di un libro diviso in brevi racconti aventi in comune il protagonista, una piccola sfida con me stesso.

Quando scrivi un libro da dove parti? Titolo, incipit, fine…?
Sempre dal titolo, perché trovo sia il biglietto da visita di un libro oltre alla copertina, quindi molto importante.

Attualmente stai lavorando a qualche libro?
Sto scrivendo un racconto che approfondisce la storia di uno dei personaggi della mia trilogia.

Puoi esprimere un desiderio. Vorrei saper scrivere come…?
Nessuno. Credo che ognuno di noi debba avere un proprio stile che lo collochi nel mondo della scrittura, senza essere uguale a…

Fai una scaletta di ciò che vuoi scrivere o ti lasci guidare dalla storia?
Ho una scrittura spontanea. Parto da una traccia, una trama di base, poi il racconto prende forma parola dopo parola.

Questionario di Holden: Giovanni Mandruzzato

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Col computer. Scrivo a mano le idee che mi passano per la testa nei rari momenti liberi. Per esempio, se mi viene l’ispirazione per un titolo o il nome di un personaggio, la trascrivo su un quaderno, un taccuino, o un qualsiasi foglio di carta.

Attualmente stai lavorando a qualche libro?
Sto lavorando a un romanzo storico coi connotati di un’avventura-noir. Si svolge nel 1870, quando gli USA inviarono gruppi di scienziati nell’istmo di Panama alla ricerca dell’area più adatta alla costruzione del canale (iniziata nel 1907).

Chi è il tuo primo lettore a libro finito?
Mio fratello, che è sempre stato cauto nella lode e generoso nelle critiche. Lui non si fa problemi a stroncarmi quando una mia storia lo annoia o non è abbastanza fluida.

Cosa ha ispirato l’ambientazione del tuo libro?
La lettura di un saggio sulla falsificazione del “luigino”, una moneta di largo uso nella seconda metà del seicento molto amata dalle donne turche per confezionare ornamenti delle loro vesti. Fu la prima truffa internazionale della storia europea.

Fai una scaletta di ciò che vuoi scrivere o ti lasci guidare dalla storia?
Mei miei primi romanzi mi sono lasciato guidare dall’avventura narrata. Nel caso de La regina di denari la scaletta è stata un obbligo per ideare la truffa alla base della trama, svolgerla, determinarne i colpi di scena e deciderne l’esito.