Questionario di Holden: Anna Chiara Venturini

Quando hai letto il tuo primo libro?
Al netto delle letture consigliate dalle maestre, il primo scelto proprio da me è stata L’allegra fattoria, un’edizione piccolissima, una storia di animali e bambini. L’ho divorato un’estate salendo ogni volta sul ramo del fico nel giardino di casa.

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Rigorosamente al computer, anche se mi piace scrivere a mano. La tastiera è comoda, collasso se non correggo ogni volta qualcosa. La revisione invece mi piace farla solo sulla carta e con una bella penna rossa. Un pizzico di nostalgia non guasta mai!

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Il desiderio di parlare serenamente di un luogo, con cui prima o poi faremo conoscenza: la Certosa. Molti lo vivono con timore o sono prevenuti. Cecilia perde la sua Celeste senza poterla abbracciare. Come sarebbe stato darle bacio della buonanotte?

Consigliaci un libro da leggere.
Le nostre anime di notte di Kent Haruf, una carezza che dovrebbe accompagnare la vita di ciascuno fino al suo naturale orizzonte. Ci conto molto.

Puoi esprimere un desiderio. Vorrei saper scrivere come…?
La scrittura riflette uno stile. Non desidero assomigliare ad altri. Se lo facessi, ammesso che ci riuscissi, esaurirei l’energia che esprimo. Negherei la mia impronta, i personaggi si girerebbero chiedendomi il perché. Invece, mi piace ascoltarli.

Questionario di Holden: Francesco Bertelli

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Un dato di fatto: senza memoria storica perdiamo un po’ di noi stessi. Venendo a mancare le fonti dirette di certe testimonianze, è sulle nostre spalle che grava il peso di provare a mantenere “viva” la memoria su certi fatti realmente accaduti.

Ha delle abitudini particolari durante la scrittura?
Che stia scrivendo a penna o al pc, mi fermo varie volte e cerco di vedere prima tutto nella mente. Mi focalizzo sui personaggi e faccio che siano loro a “suggerirmi” cosa scrivere. Io seguo loro e loro seguono me. Diventa tutto più fluido.

Com’è il tuo spazio di scrittura?
Non ho uno spazio definito. Se scrivo al pc ho la mia stanza piena zeppa di libri e fumetti e c’è giusto lo spazio per me e la tastiera. Se invece scrivo a penna il mio spazio è la spiaggia. Che sia estate o inverno è lì che trovo maggior ispirazione.

Qual è la cosa più difficile che hai dovuto scrivere nel tuo libro?
Oggettivare nelle loro azioni atroci certi personaggi della storia, protagonisti di singoli avvenimenti che paiono impossibili che siano accaduti realmente. Il tutto, sempre cercando di rimanere narratore esterno privo di giudizi personali.

Fai una scaletta di ciò che vuoi scrivere o ti lasci guidare dalla storia?
Solitamente cerco sempre di partire da uno schema. Nel caso in esame avevo qualche fonte storica asettica da cui partire. Poi è la Storia che come sempre prende il sopravvento su di me. A quel punto lascio fare a Lei.

Questionario di Holden: Matteo Gemignani

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Agatha Christie, Joel Dicker, Marco Malvaldi

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
È il sequel del mio primo libro Lungo il cammino. Doveva avere un seguito, doveva avere una conclusione.

Com’è il tuo spazio di scrittura?
Scrivania con quaderno, penna, lampadina e computer pronto all’uso in un secondo momento.

Biblioteca, libreria fisica, libreria online, mercatini… Dove prendi i libri che leggi?
Preferisco la libreria fisica, per avere contatto con i libri fin da subito.

Fai una scaletta di ciò che vuoi scrivere o ti lasci guidare dalla storia?
La maggior parte delle volte parto da una scaletta, magari non troppo precisa per poi lasciarmi guidare dalla trama.

Questionario di Holden: Valeria Cipolli

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Galeotta è stata una mostra internazionale d’arte contemporanea a cui ho partecipato come pittrice e che mi ha suscitato una serie di riflessioni sulla condivisione artistica ma anche sociale. Il tema della Biennale era infatti ” Io sono te”.

Consigliaci un libro da leggere.
Sto leggendo il saggio sulla creatività di Annamaria Testa La trama lucente. Uno sguardo a tutto tondo sul valore e il funzionamento del pensiero divergente. Ve lo consiglio.

Ha delle abitudini particolari durante la scrittura?
Ascolto sempre della musica quando scrivo ma in generale quando creo. Mi aiuta a disancorarmi dalla realtà ed entrare in quella dimensione creativa in cui la mente opera ancora ma da uno spazio come di dormiveglia. Musica rigorosamente senza parole.

Quando scrivi un libro da dove parti? Titolo, incipit, fine…?
Per le sillogi poetiche inizio generalmente dal titolo e un’ immagine mentale ad esso associata. Alla fine non sono mai quelli definitivi ma restano tracce importanti che mi indicano la direzione di quel fil rouge che legherà insieme le poesie.

Preferisci libri stampati, audiolibri o e-book? Perché?
Preferirò sempre il caro vecchio libro stampato, quello di carta con le pagine che si sfogliano e scricchiolano in modo diverso l’uno dall’altro, che profumano e portano lo scorrere del tempo come le rughe noi umani. I libri stampati sono vivi.