Questionario di Holden: Piero Sesia

Quando scrivi, preferisci farlo in totale solitudine o con un po’ di compagnia intorno?
Sono una eccezione. Preferisco scrivere con qualcuno intorno. Solo aumentano le distrazioni. Mi alzo dalla sedia, guardo il telefono, accendo la televisione. Con qualcuno vicino che sta anch’esso lavorando, mi assumo il compito di non disturbare.

C’è una tematica ricorrente nelle tue opere? Se sì, quale?
La storia. Ho una passione per la storia. In particolare mi affascina quell’area di confine tra la Storia con la maiuscola e le storie delle persone normali, semplici. E di come le “due storie” si intersecano e si influenzano reciprocamente.

Scrivi in un ordine preciso o ti lasci sorprendere dagli sviluppi della trama?
Prima di iniziare a scrivere mi doto di un canovaccio preciso. Proseguendo nel lavoro però tutto cambia. Non rispetto quasi mai il filo conduttore che io stesso ho creato. È come se personaggi e situazioni mi prendessero per mano e decidessero loro.

Se il tuo libro fosse un album musicale, quale genere o artista sarebbe la colonna sonora ideale?
Considerata la passione per la storia e, soprattutto, per “le” storie amo gli artisti che sanno raccontare storie. Quindi i cantastorie. Alcuni cantautori italiani e i folksinger americani. Dovendo citare qualcuno direi Dylan, Springsteen, Guccini.

Ti capita mai di scrivere in uno stile o genere diverso da quello che solitamente adotti? Perché?
Sì. Ho la velleità di essere poliedrico e, a volte, provo a uscire dal mio ambito di scrittore di racconti storici. Anche se poi (quasi) tutti mi dicono grosso modo così: “Ma se ti piace e sei bravo a fare una cosa perché vai a cercarti dei problemi?”

Questionario di Holden: Ilarione Loi

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Spesso appunto idee nelle note del telefono, ma capita anche di prendere note riguardo l’uncinetto, così mi sono detto “e se diventasse questo un punto di partenza per una storia?” “Un giro di due maglie basse e un aumento…” e di lì il romanzo.

Consigliaci un libro da leggere e spiegaci perché dovremmo leggerlo.
La donna senza collo e altri racconti di Marco Palone. Una cruda analisi dell’essere umano, per quanto provi a risollevarsi sarà sempre sconfitto, in questo lo sento molto verista eppure con Palone se ne apprezza lo sforzo.

Quando scrivi un libro da dove parti? Titolo, incipit, fine…?
Parto da quello che credo l’incipit ma può capitare, come in questo romanzo, che poi decida di anteporre un prologo. Mi piace inscatolare tutto, matrioska style, qui c’è il Santo Spaghetto che racconta la storia a Elena, Elena a Elia, Elia a me…

Puoi esprimere un desiderio. Vorrei saper scrivere come…?
Margaret Mitchell, la mia è solo un’altra storta storia crudele d’amore come tante. Via col vento ne è il boss, la regina, l’imperatrice di tutte le storte storie crudeli d’amore.

Cosa ha ispirato l’ambientazione del tuo libro?
Treviso è una città incantevole, ci sono stato solo per qualche giorno da turista e mi ha ammaliato, mi sentivo in una fiaba.

Questionario di Holden: Piero Sesia

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Alessandro Manzoni: Ha inventato il romanzo storico come luogo dove la Storia e le storie delle persone normali si incontrano. John Fante: Aveva ragione Bukowski a dire “Ma quale Melville, il più grande scrittore americano è Fante”.

Quando hai letto il tuo primo libro?
Avevo otto anni. Il mio maestro di terza elementare mi domandò “Ma tu leggi?” Io, stupito, risposi “Certo, i giornalini”. “Peccato” disse lui e mi regalò un libro sull’organizzazione sociale della vita delle formiche.

Cosa ha ispirato l’ambientazione del tuo libro?
È un libro è binario. Cuneese 1944/45 e Svizzera 2018. Resistenza ed era digitale. Guerra e opulenza. Mi piace cercare cosa è rimasto (o non), di epoche dure e crude e crudeli in tempi ovattati e di benessere. E mettere a contrasto momenti diversi.

Fai una scaletta di ciò che vuoi scrivere o ti lasci guidare dalla storia?
Normalmente produco una scaletta, o per meglio dire provo a costruire uno scheletro. Però poi, quasi sempre, la storia e i personaggi mi prendono la mano e vanno (quasi) dove vogliono loro. Un po’ come visitare una città sconosciuta. Adoro perdermi.

Collezioni qualche libro?
Quando mi imbatto in una edizione vecchia de I promessi sposi me la compro. Non ho una vera e propria collezione, possiedo non più di una dozzina di pezzi. E non le vado a cercare. Però quando ne vedo una non resisto.