Recensione “Lo straniero” di Albert Camus

Traduzione di Sergio Claudio Perroni 
Bompiani

Meursault osserva il mondo come se fosse sempre un passo indietro rispetto agli altri: non cerca giustificazioni, non recita emozioni che non sente, non si adatta alle aspettative di chi lo circonda. Ed è proprio questa sua estraneità a renderlo così inquietante.
La scrittura di Camus è limpida, quasi fredda, ma sotto quella superficie si muovono domande enormi sul senso della vita, sul giudizio degli altri e sull’assurdità dell’esistenza. È uno di quei romanzi brevi che si leggono in pochi giorni e continuano a lavorare dentro per molto più tempo.

Ma tutti sanno che la vita non vale la pena di essere vissuta. In fondo sapevo che morire a trent’anni o a settanta importa poco, giacché in entrambi i casi, naturalmente, altri uomini e altre donne continueranno a vivere, e questo per migliaia di anni. In sostanza, era tutto chiarissimo. A morire ero sempre io, subito o tra vent’anni che fosse.

a cura di Marco Palagi

Recensione “Crepuscolo” di Kent Haruf

Traduzione di Fabio Cremonesi 
NN Editore

Kent Haruf racconta vite ordinarie con una delicatezza rara: persone che lavorano, soffrono, sbagliano, si prendono cura gli uni degli altri. Non accade nulla di clamoroso, eppure ogni pagina sembra ricordarci qualcosa che avevamo dimenticato sulla gentilezza, sulla solitudine e sulla dignità delle piccole cose.
È un romanzo che procede piano, come una sera d’estate in cui la luce tarda ad andarsene. E quando lo chiudi, ti accorgi che quei personaggi sono rimasti con te più di quanto avresti immaginato.

Rimase a lungo in ginocchio accanto a lui, senza muoversi, un vecchio e il suo vecchio fratello sprofondati nella terra soffice tra le assi di un recinto sotto un nuvoloso cielo di ottobre.

a cura di Marco Palagi