“Briciole” di Elena Marrassini: Come petali che si lasciano cadere…

dalla redazione di Critturaviva.it – A cura di Enza Salpietro

Come petali che si lasciano cadere, staccandosi dal calice del fiore e frantumandone la corolla, così i protagonisti di questi racconti affidano alla scrittura le loro sofferenze, le loro incertezze, la loro fragilità. Un mondo di delusioni con le quali la vita spesso li ha colti di sorpresa, incrinandone le certezze esistenziali. Ma questi personaggi ci raccontano anche del loro coraggio, del modo in cui riescono a trovare una via d’uscita dalla disperazione, dall’incertezza, dalla rabbia, dimostrando la grande dignità con cui nonostante tutto affrontano la realtà e riprendono le redini della loro vita. Sono questi i temi principali dei dieci racconti brevi di “Briciole”, un particolarissimo libro della scrittrice toscana Elena Marrassini.

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Uno zibaldone di storie in cui si muovono uomini e donne in bilico su un sottile filo di amarezza

dalla redazione di Librierecensioni.com

“Gocce di Vino su Fogli Bianchi” di Andrea Calugi è uno zibaldone di storie in cui si muovono uomini e donne (poche e viste attraverso un’ottica puramente maschile) tutti in bilico su un sottile filo di amarezza. Sono narrazioni prive di eroi, di medaglie al vincitore, ma anche così ricche di aneliti, di sogni, di slanci verso un “oltre” non ben identificato, verso mondi differenti, o forse solo verso un’opportunità. E per quanto ci sia questo slancio, tremendamente forte in alcuni casi, l’obiettivo finale si ammanta di una patina evanescente, sfumata, divenendo inafferrabile.
Non manca mai una continua analisi (auto-analisi sembrerebbe il più delle volte) dell’animo umano che conduce all’arrendersi, o al raggiungimento della consapevolezza di aver rinunciato, a sognare o a combattere. Perché il mondo, il loro piccolo-grande mondo, è crudele, non aiuta. Tutti i personaggi si muovono su terreni scoscesi o friabili. Ci sono vizi che imprigionano. Ci sono persone destinate sempre a zoppicare per dover trasportare, giorno dopo giorno, fardelli ingombranti non smaltibili e, ognuno a modo suo, fa i conti con il pensiero della morte, e con quello che verrà dopo.

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Non il “solito” romanzo rosa

dalla redazione di Blogdidattico

Quando ho iniziato la lettura di questo libro ero molto diffidente. Mi  sono detto: “Caspita, mi è toccato leggere il solito romanzo rosa”.

Ma per più volte durante la lettura la diffidenza è sparita e ricomparsa, sparita e ricomparsa, sin quando ho capito di non stare leggendo il solito romanzo rosa.

L’autrice ha sì rispettato la forma classica del romanzo rosa ma non abbiamo davanti la solita storia della ragazza italiana innamorata o la solita storia dell’imprenditore in carriera e/o  viceversa.

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Storie paradossalmente realistiche che fanno riflettere il lettore

dalla redazione di sololibri.net

Un racconto lungo piacevole e scorrevole, che porta con sé le trame di Prendendo spunto da altri noti indagatori dell’incubo come il celeberrimo Dylan Dog di Tiziano Sclavi o Carnacki di William Hope Hodgson, Stefano Frigieri crea un facsimile, Valerio Altomonte, che, però, al contrario di quelli sopra citati, pur orbitando in tutti gli undici racconti horror-soprannaturali che compongono l’antologia Valerio Altomonte, consulente spirituale.

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Un racconto che profuma di incubi interiori e spettri esistenziali

dalla redazione di World of DarkSinfeno

Un racconto lungo piacevole e scorrevole, che porta con sé le trame di Madame Storia incastonate nelle suggestioni garantite dal folclore napoletano. Un racconto che profuma di incubi interiori e spettri esistenziali, che ho apprezzato per il suo essere fluido come un placido fiume. Da notare anche la buona commistione tra fantasia e ricercatezza di informazioni. Da scoprire e leggere in tutta la sua semplicità.

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“Quel dolce nome” tra confessioni imprevedibili e frammenti di esistenza

di Mario Chiodetti – Varesenoi.it

Ci sono libri che entrano in circolo goccia a goccia, come un distillato prezioso, e arrivano a riempire le cellule di un umore dolceamaro, denso di memorie e cose non dette, sacralità violate e falsi pudori. Libri dalla scrittura implacabile e ritmata, come un rataplan di morte, ma nel contempo pieni di paure esorcizzate al limitare dell’esistenza e di confessioni furiose e imprevedibili…

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Noi fieri di Mario Schiani: “Quel dolce nome”

di Giorgio Gandola – Altropensiero.net

«La letteratura è un gatto che ti taglia la strada». Non importa se sei seduto al Café de Flore con Simone de Beauvoir o se stai osservando una scalinata coperta di sabbia che porta a una spiaggia sconosciuta. Se lo dice Mario Schiani meglio fidarsi per tre motivi: conosce i gatti più di noi (ne ha tre), osserva il mondo da quel laboratorio letterario naturale che è la provincia italiana (Como) e sa riconoscere se una storia ha solo due dimensioni o raggiunge la terza (la profondità). Questa volta, con guizzo satanico, la letteratura ha tagliato la strada a lui e ha folgorato noi, arrivati alla fine di «Quel dolce nome», il suo ultimo romanzo (edizioni Giovane Holden) dopo una notte quasi insonne per impossibilità di abbandonare quella storia misteriosa e quei personaggi che un nome di battesimo in realtà non se lo sono dato…

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