Recensione ai film “Un altro mondo” e “The good nurse”

a cura di Claudia Cangemi

Il cinema “impegnato” sforna ancora ottimi prodotti, che rischiano di perdersi nel “mare magnum” dell’ormai sterminata offerta televisiva, che rischia di disorientare anche i più attenti e golosi cinefili. Condivido volentieri quindi le impressioni su un paio di film che ho visto e apprezzato in questi giorni in tv: il primo si intitola “Un altro mondo” di Stéphane Brizé (io l’ho visto su Sky): è la storia del dirigente della filiale francese di una multinazionale, molto interessante e realistico, racconta un ambiente di lavoro feroce e disumanizzato, un “sistema” amorale e spietato che è ormai diventato la regola un po’ in tutti i Paesi e di sicuro anche in Italia. 

Il secondo film che vi consiglio è di altro genere, ma non poi tanto: “The good nurse” di Tobias Lindolm con gli strepitosi Jessica Chastain e Eddie Redmayne (su Netflix) è la storia vera di Charlie Cullen, un infermiere che tra il 1988 e il 2003 uccise con overdose di insulina non meno di 40 pazienti in 16 diversi ospedali degli Stati Uniti (ma potrebbero essere addirittura 400). I dirigenti di tutti gli ospedali, anziché avviare serie indagini o meglio ancora denunciare alle autorità giudiziarie i loro sospetti su una serie anomala di decessi, insabbiarono tutto, limitandosi a licenziare Cullen con qualche pretesto e permettendogli così di continuare a uccidere i pazienti degli altri ospedali in cui veniva assunto. Se alla fine fu fermato, fu solo per merito della coraggiosa infermiera Amy Loughren, cara amica di Charlie, e di due ostinati detective. Cullen, che non disse mai perché aveva ucciso tanti sconosciuti, limitandosi a dire “Non mi hanno fermato”, fu condannato a 18 ergastoli dopo essersi dichiarato colpevole di 29 uccisioni. Non si arrivò quindi mai a processo e soprattutto nessuno dei dirigenti degli ospedali coinvolti fu mai chiamato a rispondere del suo criminale operato. 

E non si tratta di storie “lontane” che da noi non potrebbero verificarsi: basta ricordare cos’è accaduto all’ospedale di Saronno, dove il medico Leonardo Cazzaniga e l’infermiera Laura Taroni hanno ucciso forse 15 persone tra familiari e pazienti dell’ospedale. E dove le segnalazioni dei colleghi sono state a lungo ignorate o sottovalutate. 

Due film da vedere, insomma, che inducono amare ma importanti riflessioni sulla deresponsabilizazione di una società che in nome del dio denaro tradisce la propria missione e inganna le persone che dovrebbe rispettare e proteggere.

“L’Orsa” di Raffaella Imbrìaco: una lettura che rapisce, incanta e, allo stesso tempo, induce alla riflessione

a cura di ildifforme.it | Red Cal

È stato recentemente pubblicato e diffuso su scala nazionale il romanzo “L’Orsa”, di Raffaella Imbrìaco, edito dalla Giovane Holden Edizioni. L’opera racconta di una ragazza tedesca che vive nel terribile momento storico dell’Olocausto e che, dopo una iniziale, entusiasta condivisione degli ideali nazisti, accettando un lavoro che le viene offerto dal partito in un campo di concentramento, si rende conto di far parte, suo malgrado, di un organismo di morte. La presa di coscienza di ciò e la riabilitazione morale, frutto di un lungo e difficile percorso, costituiscono il tessuto narrativo del romanzo.

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