
Chi è il tuo primo lettore a libro finito?
Mio marito Massimo, e Stefano, marito di mia madre. Giudici impietosi che non ritoccano la storia: notano le incoerenze rispetto ai ruoli, le contraddizioni dei personaggi. Se Thies Klaas oggi è un personaggio credibile, è anche grazie a loro.
Quando scrivi, preferisci farlo in totale solitudine o con un po’ di compagnia intorno?
Dipende. Se so già cosa scrivere, posso concentrarmi anche se intorno c’è gente. Ma se sono in crisi su un passaggio, devo essere sola, poter chiudere gli occhi e, nel silenzio totale, visualizzare le varie possibilità.
Se dovessi consigliare un libro per chi inizia a leggere un genere simile al tuo, quale sarebbe?
“Violette di marzo” di P. Kerr. Bernie Gunther, il protagonista, condivide con Thies Klaas la stessa posizione scomoda: disprezza il regime nell’ombra, ma i superiori lo apprezzano per la sua professionalità. E, non sembra, ma è un sentimentale.
Qual è il momento più soddisfacente del processo di scrittura per te?
L’ultima rilettura. Ha un profumo di pubblicazione. Mi piace anche ripercorrere tutto ciò che non è il romanzo: la dedica, il glossario, la bibliografia e i ringraziamenti. Sono le fondamenta invisibili: senza, il romanzo non starebbe in piedi.
Se il tuo libro fosse adattato in un film, chi vorresti che interpretasse i protagonisti?
Fin da subito ho immaginato che del romanzo fosse fatto un film. Il cast è:
– Thies Klaas: Alexander Skarsgård.
– Carl-Heinrich von Stülpnagel: Sebastian Koch.
– Karl-Friedrich Weidemeyer: Charlie Hunnam.
– Lilian: Massimo Poggio.
– Renate: Rosamund Pike.