Recensione “La scomparsa di Josef Mengele” di Olivier Guez

Traduzione di Sergio Margherita Botto
Beat Neri Pozza

Una lettura che mi ha dilaniato dentro.
Le atrocità commesse ad Auschwitz, la crudeltà di Mengele e degli altri criminali nazisti, l’orrore di ciò che esseri umani sono stati capaci di infliggere ad altri esseri umani mi hanno provocato un ribrezzo profondo, difficile da raccontare.
E mentre leggevo, un pensiero continuava a tormentarmi: dopo tutto questo tempo, dopo tutto quell’orrore, ancora oggi combattiamo guerre, massacriamo bambini, donne, innocenti. Torturiamo, stupriamo, distruggiamo vite con una ferocia che dovrebbe essere inconcepibile.
Abbiamo riempito i libri di storia di atrocità che non avremmo mai dovuto dimenticare. Eppure continuiamo a ripeterle.
E da vittime diventiamo carnefici.
Forse la cosa più dolorosa di questa lettura è proprio questa: la consapevolezza che, a distanza di ottant’anni, dalla storia non abbiamo imparato quasi niente.

“Ma tutti sanno che la vita non vale la pena di essere vissuta. In fondo sapevo che morire a trent’anni o a settanta importa poco, giacché in entrambi i casi, naturalmente, altri uomini e altre donne continueranno a vivere, e questo per migliaia di anni. In sostanza, era tutto chiarissimo. A morire ero sempre io, subito o tra vent’anni che fosse.“

a cura di Marco Palagi