“Fobocrazia”

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di Gabriele Ottaviani

Fobocrazia, Loris Grassulini, Giovane Holden. Inducendo alla riflessione sin dall’immagine di copertina, assai azzeccata, il romanzo, scritto con linguaggio piano e accessibile, con ritmo lineare e convincente, pone dubbi e questioni interessanti, domande complesse e articolate: tutto ha inizio nel momento in cui un’emergenza sanitaria imprevista, imprevedibile, gravissima e senza precedenti costringe a provvedimenti eccezionali. Che giocoforza limitano le libertà personali. E… Evocativo.

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“Il ponte di ghiaccio”

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di Gabriele Ottaviani

Il ponte di ghiaccio, Michele Visconti, Giovane Holden. Tutto ha inizio non solo pressoché per caso, ma anche e soprattutto per puro gioco, per divertimento: Claudio sta per diventare avvocato, fa il praticante in uno studio di Roma, ha amici e coinquilini e può concedersi il lusso di guardare al futuro senza troppi patemi, concedendosi ogni tanto qualche passatempo che reputa innocuo, come una partita di poker. Ma ben presto lui e i suoi sodali si trovano coinvolti in una vicenda molto più grande di loro… Riuscito, credibile, leggibile.

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“Una storia come un’altra”

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di Gabriele Ottaviani

Una storia come un’altra, Rosa Galli Pellegrini, Giovane Holden. Da un piccolo condominio di tre appartamenti, reso ancora più angusto dalla pandemia e dal lockdown che ne consegue, è scomparsa una donna, di cui viene proposto il ritratto, ogni volta diverso, e del resto non siamo che ciò che gli altri vedono in noi e di noi, non certo ciò di cui siamo convinti, che ne fanno la suocera, il marito, il giardiniere, gli amici Said e Desiderio: ognuno di essi, ben lontano dall’essere un’isola, rappresenta una chiave di lettura per questa indagine, che non è il fulcro, però, di questo romanzo, che invece, con una coralità di credibili voci, si allarga fino a comprendere una riflessione sulla natura umana. Da leggere.

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“D’istanti e d’istinti”

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di Gabriele Ottaviani

D’istanti e d’istinti, Manuel Pellegrino, Giovane Holden. Silloge sincera, brillante, icastica, intima e al tempo spesso universale, diretta, franca, schietta, che descrive con immediatezza la vita in tutte le sue sfaccettature, la raccolta poetica, ricca di immagini vivide, propone dell’esistenza umana un quadro variegato e accurato, che ne coglie la contraddittorietà, le crisi e le opportunità, con levità mai banale o superficiale. Da leggere.

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“O2. Ossigeno”

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di Gabriele Ottaviani

O2. Ossigeno, Anna Martinenghi, Giovane Holden. Questo nostro tempo ci ha abituato alla sofferenza, al dolore inaspettato e incomprensibile, allo stravolgimento di ogni certezza, alla perdita di punti di riferimento: chi mai del resto solo tre anni fa avrebbe potuto anche semplicemente lontanamente immaginare una pandemia e un’invasione? Ma Anna Martinenghi, poetessa profonda e dalla voce teneramente indomita, ci invita a non lasciarci abbattere, a non cedere il passo alla sconfitta, ad accettare, per quanto possibile, i nostri limiti, a considerare che siamo parte della natura e non i suoi padroni, e che la poesia, come ossigeno, ci dà respiro, vita, forza, salute. Da leggere.

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“Il cobra fuma la pipa”

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di Gabriele Ottaviani

Il cobra fuma la pipa, Marisa Piccioli, Giovane Holden. La storia della FEB, ossia il contingente brasiliano di stanza in Italia durante i terribili anni della seconda guerra mondiale, è eroica e appassionante: nell’anno del Signore millenovecentoquarantaquattro, in barba al proverbio che sosteneva che fosse più facile vedere un cobra fumare la pipa che un battaglione carioca combattere in Europa, migliaia di giovani soldati attraversarono l’Atlantico senza neppure sapere con precisione quale sarebbe stata la loro destinazione, al seguito del generale Mascarenhas de Morais e senza addestramento adeguato. Eppure sconfissero i nazisti sui campi di battaglia della Linea Gotica e contribuirono alla Liberazione di importanti settori della Toscana, intrecciando la propria storia con quella, già di per sé, anche per le peculiarità del suo territorio, con quella della città di Pistoia. Sorprendente, interessante, da non perdere.

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“Dentro lo zaino”

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di Gabriele Ottaviani

Dentro lo zaino, Iacopo Maccioni, Giovane Holden. Potente ed evocativo fin dall’azzeccata e inquietante copertina, il romanzo narra una storia commovente e crudele, che appassiona e sconvolge. Sono passati decenni dalla fine della seconda guerra mondiale, ma in Germania, la cui lingua ha coniato una parola che significa vergogna per colpa d’altri, non ci si smette di interrogare su come sia potuto accadere l’abominio che si è verificato. Julia testimonia nel processo contro Helmine Reyes, la sorvegliante del lager di Ravensbrück (dove Julia, convinta che tutto fosse assolutamente giusto e naturale, ha lavorato come infermiera, fianco a fianco con Helmine, ammirandola) che danzava macabra sui corpi dei prigionieri, nota nei racconti dei superstiti come la Cavalla di Majdanek, uccidendone a migliaia sotto i suoi stivali di acciaio. Ma… Dirompente.

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