“Chiamami papà” di Marco Palagi: un libro che fa riflettere sulla vita

a cura della Biblioteca Don Peppino Lannia

Il libro di Marco Palagi prende vita da un amore finito e da uno iniziato. Dalle insicurezze e dalle immaturità che molte volte si accompagnano alla vita e che diventano sempre più evidenti  nell’attesa di un figlio e dal loro crollo non appena quel figlio si può stringerlo tra le braccia. I personaggi di Chiamami papà sono Lorenzo, reduce da un matrimonio fallito, e la sua nuova compagna Linda, ma quello principale è la piccola Emma che, come tutti i bambini, ha in se un’innata, innocente  capacità di amare, che forse più che imparare dovremmo essere capaci di ritrovare. La narrazione di Marco Palagi scorre senza forzate sottolineature dei momenti meno felici e con una delicata esposizione di quelli più commoventi. Chiamami papà è un  libro che ci permetterà di riflettere su qualcosa che la vita, con il suo carico di affanni e con i suoi ritmi sempre più veloci, forse ci ha fatto perdere lungo la strada e che, comunque, è necessario recuperare.

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“L’amore nonviolento” di Carla Rosco: l’amore è una conquista dell’animo di ciascuno

a cura dello scrittore Gaetano Cinque

Possono brevi racconti tenuti insieme da un’intuizione lirica diventare romanzo, intendendo per romanzo la rappresentazione dell’universo umano attraverso singole individualità?
Sì, ed è quello che capita al bel libro di Carla Rosco, poetessa e giornalista, dal suggestivo titolo L’amore nonviolento.
Con una scrittura delicata, evanescente, morbida e a tratti sensuale, la scrittrice ci rappresenta l’universo della coppia alle prese con i temi più intricati e intriganti della relazione amorosa.
Sogni, aspettative, condizionamenti, educazioni giocano, come una miscela pronta a esplodere, negli aspetti più quotidiani di una vita che si prospetta, per tempi lunghi (o brevi), desiderata o negata.
Ora è brontolo, ora sono i fiori senza spine, ora è il colore della primavera o il giallo ocra, ora una conchiglia, ora una favola bella, ora un ciclone di menzogne, e così via, seguendo i titoli dei venti racconti, e la variegata dimensione relazionale della coppia emerge in tutta la sua realtà, che però è sempre sfumata, accennata, intravista.
Perché l’amore nonviolento è insito proprio in questa drammaticità non gridata, non sconquassata, e presenta sempre una luce, una possibilità di fuga in avanti, mentre il vero nemico è nella violenza fatta di rotture, ferite, colpi a tradimento che non danno respiro e non lasciano spazio a recuperi di dignità e salvezza. Ed è questa la violenza dell’uomo civilizzato, che i racconti finali analizzano antropologicamente in maniera documentata.
E così alla fine non tutto appare scontato: il conflitto maschio femmina non è un dato definitivo, l’amore è una conquista dell’animo di ciascuno e il verbo della vita è coniugare la solidarietà con la speranza.

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“Quello di cui non vogliamo parlare” di Gian-Luca Baldi: ricordi, emozioni e identità

a cura di Maria Landolfo

Il romanzo di Gian-Luca Baldi oscilla tra i fatti realmente accaduti, rielaborati e “scremati” dall’autore, e l’opera di fantasia. Parte da un fatto accaduto, doloroso, la morte dell’amato padre regista e scrittore, il fattore scatenante di un’introspezione profonda. Il racconto si pone come mezzo di conoscenza interiore e chiarificatrice e sembra avere come meta la piena espressione di quelle emozioni talvolta represse lungo l’arco di una vita.
Leggendo questo romanzo si percepisce lo sforzo consapevole dell’autore di porsi alla giusta distanza per poter focalizzare e descrivere con le parole una realtà mentale sfuggente e misteriosa, a lungo rimossa.
Descrive con metafore “liquide” i misteriosi processi interiori, come fiumi, laghi sotterranei, neve e fango, che scorrono nella nostra mente, dove si annidano le nostre emozioni e i ricordi; il tutto, mai definitivamente rimosso, è solo temporaneamente nascosto e riemerge da queste profondità, all’improvviso. La morte di un genitore è uno di questi momenti.
Si dice che quando si muore la vita ci passa davanti come un film, e questo sembra avvenire anche in chi resta. Alla fine ciò che rimane, dopo una vita, non sono le tante conoscenze razionali, i saperi, i successi e le apparenze, ma le emozioni profonde che riaffiorano in forma di visioni fantastiche e simboliche.  
Nel testo si rincorrono i ricordi legati al rapporto col padre, le frequentazioni nel mondo del cinema e della cultura (Moravia, Pasolini, Morin…) e gli interrogativi esistenziali sulla morte, il senso di appartenenza e d’identità legato ai luoghi in cui siamo vissuti, l’attaccamento tenace alla vita, l’esaltazione della bellezza nascosta delle cose, la forza e la potenza dell’immaginazione, la musica, ma il tema principale sembra essere soprattutto la difficoltà nella gestione delle emozioni, apparentemente rimosse per sopravvivere. Per “andare avanti”.
Il vissuto si cristallizza dentro di noi sotto forma di immagini, visioni e simboli, liberatori. Lasciarsi andare e vivere a pieno queste emozioni attraverso l’arte, in particolare la musica unita alla narrazione fantastica è per l’autore, scrittore e musicista, un modo per placare la sofferenza e comprenderne le cause più profonde.
Credo che i punti di forza di questo romanzo siano proprio i momenti in cui l’autore indulge nelle sue visioni fantastiche e oniriche e, in particolare, quando utilizza termini e metafore musicali.
La vita del figlio di un padre, noto negli ambienti cinematografici e culturali, sembra messa in ombra dalla presenza – assenza del padre, ma il flusso dei pensieri dell’autore lo conduce a un’intima verità inaspettata e diremmo catartica. Un genitore che non mette in ombra un figlio, ma lo illumina con i suoi sogni, con i suoi progetti e le sue proiezioni. La sua morte è un momento di crescita e di sofferenza enorme, ci toglie di colpo quella luce vitale, come un riflettore sotto il quale siamo vissuti fino a quel momento.

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“L’assassino di mio fratello” di Gerardo Ferrara: un romanzo dai forti messaggi umanistici (anche videorecensione)

a cura di leggereacolori.com

Esordio in narrativa davvero affascinante, perché colpisce l’ambientazione e la descrizione di personaggi che ci trasportano tra le pagine di questa storia intensa che si ispira alle parabole evangeliche. Ci troviamo proprio in Galilea all’inizio dell’era cristiana, di fatti i personaggi hanno tutti nomi ebraici che ci ricordano proprio alcuni dei protagonisti dei testi biblici, come David, che ricorda il nome del Re Davide o Avishai altro personaggio biblico utilizzato per il nome del padre. I protagonisti sono proprio due fratelli Shimon il maggiore e David il minore, una mattina il giovane Shimon si reca presso Deborah, la loro nutrice, per chiedere con grande agitazione dove si trova il padre e il fratello David, sembra che il ragazzo abbia intenzione di informare il capo famiglia che suo fratello minore ha intenzione di partire a Damasco con alcuni suoi amici, perché è stufo di vivere con loro e vuole girare il mondo.

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Videorecensione

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“Chiamami papà” di Marco Palagi: l’amore e un mondo di tenerezza

a cura della scrittrice Deborah Greco

Adoro quando capita che parole di uno scrittore riescano a risuonare in modo così naturale dentro di me… Questa è la magia che è accaduta con il libro di Marco Palagi “Chiamami papà”. Il sentimento predominante del libro è sicuramente l’amore mixato con un mondo di tenerezza, dove il protagonista Lorenzo (che per inciso vorrei aver avuto come papà) si mette a nudo in tutte le sue insicurezze dando spazio dentro di sé a quel meraviglioso mondo che aspettava di uscire allo scoperto. Lorenzo ed Emma diventeranno parte della vita del lettore.

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“Storia quasi seria di un Vampiro perbene” di Antonella Azzoni: un libro con un’ambientazione storica e geografica davvero intrigante

a dura di libricarolina.wordpress.com

Il giovane Louis-Théophile D’Ormant de Luneville, si trova nella nuova condizione di non-morto e se da un lato è felice della sua forza e della sua bellezza, dall’altro si rifiuta di nutrirsi del sangue umano o di amabili creature cui è stato sempre affezionato come i gatti, i cani, i conigli.. Sappiamo che, con il suo morso, il vampiro trasmette anche la sua maledizione, trasformando il povero malcapitato in un suo simile e lui non ha proprio intenzione di infliggere questa pena agli altri. 

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Intervista a Grazia Marzolla autrice del romanzo “Due a due”

a dura di oltrelecolonne.it

Ciao Grazia. Benvenuta! Come nasce “Due a due”?

Due a due nasce due anni fa in un periodo un po’ buio della mia vita, quando desideravo un figlio ma non stava arrivando. Nonostante il dolore e la paura, nutrivo grande speranza per la vita che reputo in sé un desiderio di Dio di tenere vivo questo mondo. “Siamo donne madri di qualsiasi sogno partorito” dico nella dedica. I desideri devono mantenerci vigili e vivi, non trasformarsi in ossessioni. E ho voluto lasciare questo messaggio di amore per la vita con una narrazione contemporanea.

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