Chi come il sottoscritto tiene in piedi più vite e interessi diversi contemporaneamente, per poi constatare con sorpesa che tante volte non si tratta di compartimenti stagni ma solo di diverse modulazioni di un unico e convergente percorso di vita, non può che ricevere la mia incondizionata stima. Se poi si tratta di qualcuno che sa bene e ama applicare il suo talento a un progetto/i originali, allora il senso di stima si accresce ulteriormente. Credo sia questo il caso di Laura del Veneziano, che vive e lavora come psicologo psicanalista nel Valdarno aretino. Mamma di due bambini, impegnata in varie realtà sociali di volontariato, amante della lettura, svolge attività di ricerca sui temi della psicanalisi, del femminile e delle relazioni umane, è stata già autrice nei mesi scorsi di qualche bell’intervento su questo blog.
“Lo stato dei miei capelli in oriente” è la storia di due amiche, entrambe con lo spirito d’avventura, seppur radicate nelle loro vecchie abitudini e nell’ossessione per il capelli, che man mano abbandonano tutte le loro inibizioni, aprendosi al mondo, assaporandolo per davvero, fino all’ultimo sorso. La cornice è quella di un viaggio da sogno, nel quale vi ritroviamo dentro proprio di tutto: la Thailandia, il sole, il mare, l’amicizia, l’amore, l’avventura, il divertimento e lo sballo. La storia è narrata in prima persona, la protagonista del romanzo è la stessa autrice del libro. Quest’ultima scrive come se chiacchierasse con degli/delle amici/amiche. La mia impressione, infatti, è stata esattamente questa: Tita seduta innanzi a me, che, tra una tisana e un fetta di torta, mi racconta la sua vacanza da sogno.
Se amate le storie fantastiche, in cui i personaggi non dormono la notte bensì ricevono visite inquietanti che contro ogni pronostico si rivelano poi benefiche (tipo Scrooge in Canto di Natale, per intendersi), dovete assolutamente leggere il romanzo breve pubblicato a fine marzo 2020 da Giovane Holden Editore dal titolo Le notti dell’alchimista. L’autore è Raffaele Longo, avvocato della provincia di Salerno che ha unito storia a folclore e fantasia, dando origine a una trama incalzante, dove figurano dialoghi brillanti, che portano a profonde riflessioni sull’essere umano. Un filo diretto con la coscienza che si allarga, e non riguarda più solo il protagonista, ma contempla una conversione che si auspica possa rivolgersi all’umanità intera.
Il giovane autore di cui sto parlando è Raffaele Longo, un avvocato appassionato di fantasy che ha svolto diversi studi su alcune figure storicamente esistite ma dimenticate nel tempo. Protagonista del suo racconto è infatti Girolamo Chiaramonte, un alchimista siciliano del ‘500/’600, realmente esistito, famoso per il suo Elixir Vitae. Nel racconto incontrerà una figura appartenente al folklore napoletano, il Munaciello, che si dice essere uno spiritello deformato e malvagio, che infesta le case per vendicarsi di coloro che lo hanno fatto soffrire in vita. Personaggio, a mio parere, perfetto per la situazione che si crea con il protagonista e ben descritto nel suo essere dispettoso e cattivo, essenziale per una riflessione sulla società di quel tempo e di oggi.
Vi sono mai capitati momenti o periodi di sconforto totale? Momenti in cui non credevate di sapere più chi foste, momenti in cui c’erano solo dubbi e zero risposte? “Requiem per Ofelia” esplora proprio un momento del genere, lo sconforto totale e la ripresa di se stessi. Ofelia è una donna come tante. Attraverso un lungo sogno, che diventa un vero e proprio viaggio, analizza tutti i suoi dubbi e le sue incertezze, fino a ritrovare la forza per rimettersi in gioco, ritrovarsi e riscoprirsi, e, finalmente, apprezzare se stessa. Incontra tanti personaggi, alcuni assurdi, altri molto comuni, che le regalano spunti di riflessione, da cui partire per imparare a comprendersi.
dalla redazione di Mamma Book Italia’s Blog – A cura di Sonia Dado
Nella tragedia greca Euripide ha introdotto il deus ex-machina, che ala fine interviene a sistemare la sorte dell’eroe. Un concetto che mi ha sempre affascinato, non solo perché afferma la superiorità del caso sulla divinità, ma anche e soprattutto per la sua imprevedibilità. Questa imprevedibilità caratterizza la magia, i talismani, le streghe, la possibilità stessa dell’impossibile. Oppure se – come Giuseppe Vallerini ne Il Vento e il suo Campione -, guardiamo ad un grande classico quale Il Conte di Montecristo di Dumas, allora questa imprevidibilità che dà colore alla vita la troviamo personificata nell’abate Faria, sotto forma di salvezza. Siete pronti a conoscere il vostro abate Faria? O l’avete già conosciuto? Ho il piacere di condividere con voi l’intervista all’autore di questa favola – romanzo di formazione.
Un periodo a noi vicino, ma inesorabilmente distante dall’oggi, quando internet era un miraggio e i voli costavano un occhio della testa. Un viaggio in Thailandia era, di conseguenza, Il Viaggio, quello maiuscolo, quello che cambia l’esistenza, che urla al mondo l’urgenza di vita, di conoscenza. La voglia di rompere gli schemi. Il desiderio di arrendersi, di lasciarsi vivere, succeda quel che succede.
È il primo libro di Francesco D’isa che leggo, lo conoscevo attraverso le sue opere psichedeliche, quelle illustrazioni oniriche che lo rappresentano e anche in questo libro possiamo vedere il suo talento visionario sulla copertina, i suoi colori accesi e la particolare geometria delle sue forme. Sono rimasto particolarmente colpito da questo romanzo, non sapevo cosa aspettarmi, se una storia principalmente grottesca, se qualcosa di surreale. In realtà ho trovato una narrazione scorrevole, dialoghi accesi, vibranti, personaggi tutt’altro che fuori dalle righe. Forse un po’ grotteschi come grottesca può rivelarsi la storia in alcuni punti, ma niente di esagerato, tutto misurato e costruito prettamente ai fini della narrazione. Il sottotitolo può fuorviare a un primo approccio, potremmo immaginarci di entrare in un club a luci rosse dove neon baluginanti e tappezzeria di broccato o pali di lustrini compongono l’arredamento… in realtà, in un certo modo, troviamo anche questo perché tutto il romanzo è ambientato all’interno di un palazzo, “il palazzo del potere pornografico” lo chiamerei, dove c’è un padrone non solo dello stabile ma anche dell’intera pornografia che rappresenta, un “uomo orrendo, grasso, flaccido, col naso a patata e la bocca sottile”. E sotto di lui tanti sudditi che vanno dagli attori e attrici porno fino ai tecnici e alla più bassa specie di essere umano, ladro e ricattatore. Non troverete dialoghi o situazioni volgari, ovviamente si parla di pornografia, ovviamente è messo in scena il sesso, come dice l’autore nel testo “la pornografia mette in scena il desiderio e di conseguenza il porno per eccellenza deve soddisfarlo”, ma riesce a parlare di questa “soddisfazione” senza raccontare scene particolarmente esplicite, rimanendo “pulito” molto più di quanto i recenti romanzi di genere ci abbiano abituato. La storia è molto semplice: un fratello e una sorella, entrambi di nome Claude, lavorano nell’industria pornografica, alle dipendenze di Frank Spiegelmann, quell’uomo orrendo di cui sopra nonché narratore e deus ex machina dell’intera storia. Claude maschio fa il regista, Claude femmina l’attrice. Il romanzo, oltre a raccontare l’ascesa al successo di entrambi, ci accompagna nella creazione e nello svelamento di un film, il “porno totale” del sottotitolo, dalle incredibili proprietà. “Ultimo piano” (edizioni Imprimatur) è un romanzo carico di erotismo non esplicito, di filosofia e satira, un romanzo che permette al lettore di scandagliare l’animo e la mente umana di figure così lontane alla nostra vita, ma così vicine ai nostri desideri e appetiti più nascosti. Francesco D’Isa è un artista veramente completo, dopo aver terminato questo libro possiamo solo augurarci che ne scriva presto un altro.
La prima cosa che ho fatto, quando ho iniziato a leggere questo libro, è stata cercare informazioni sul protagonista del romanzo, l’alchimista Girolamo Chiaramonte, personaggio realmente esistito, nato in Sicilia nel XVI sec. e trasferitosi successivamente a Napoli. In realtà ho trovato pochissime notizie, di lui si sa solamente che inventò un misterioso elisir con il quale compì per anni, incredibili guarigioni e le sue cure sono state documentate da medici, nobili, autorità varie, e pare funzionasse davvero! Come spiegato nei suoi trattati e nei documenti d’epoca, il suo ritrovato era una mistura di quattro ingredienti segreti, di natura minerale, che chiamò Belzuar, con il nome di pietre magiche delle leggende, che guarivano da ogni male. Nel 1618 Chiaramonte ebbe il permesso dalle autorità messinesi di somministrare pubblicamente il suo farmaco, guarendo moltissime persone. Dopo la sua morte, Girolamo Chiaramonte venne dimenticato e nessuno sentì più parlare del Belzuar…