“Se davvero noi crediamo che chiunque possa far carriera fino a diventare capitano dovremmo provarlo eleggendo la persona meno qualificata e meno rispettata su questa nave: un uomo che non ha mai fatto niente per nessun altro che se stesso, un uomo che ostenta un palpabile disdegno per tutti i capitani precedenti e non mostra proprio nessun rispetto per i costruttori della nave, la sua storia o qualunque cosa essa rappresenti.”
“Il Capitano e la Gloria” di Dave Eggers. Feltrinelli
Recensioni
“Prede” di Gabrielle Fiteau-Chiba
“Mi infilo un paio di calze pulite e una maglietta dall’odore accettabile sotto l’uniforme, dove si sono già ammucchiati parecchi peli di cane. Correte, alci: la stagione della caccia alla balestra comincia ufficialmente stamattina. Dov’è la mia cintura? Quelli che si sono appostati con l’arco imprecheranno nella barba a sentire le detonazioni che impauriscono gli animali, intimando loro di inerpicarsi sugli Appalachi fino al limite delle nevi.
“Prede” di Gabrielle Fiteau-Chiba. Edizioni Lindau
I miei vestiti sballottolano al vento. È così bello un filo del bucato. Soprattutto quando regge solo l’essenziale, pieno di rattoppi, di una vita senza artifici.”
“Motel Chronicles” di Sam Shepard
“L’Impala rossa scompare dietro a una siepe divisoria di Eucalipti Giganti. Il Pascolo è fradicio di pioggia. Non ho voglia di muovermi molto. Anzi, mi metterei a vivere in questo camion. Anzi, ci lascerei crescere l’erba attraverso le gomme…”
“Motel Chronicles” di Sam Shepard. Il Saggiatore Edizioni
Se tu fossi ancora qui
Ti stringerei
Ti scuoterei per le ginocchia
Ti soffierei aria calda in entrambe le orecchie
[…]
Se tu fossi ancora qui
Strallerei via la tua paura
La lascerei ciondolare fuori di te
In lunghi strascichi
Spezzati di paura
Ti girerei
Di fronte al vento
Ti piegherei la schiena sul mio ginocchio
Ti morderei la nuca
Fino a farti aprire la bocca a questa vita
“Se mi porti con te” di Marisa Cecchetti: invito alla resistenza attraverso l’attaccamento alla bellezza del vivere
a cura della redazione di Alleo.it
Una copertina che sa di teatro: una maschera nuda, “ferita” da linee che spezzano il colore rosso pompeiano di un immaginario sipario, lacrima una sua trasfigurazione sospesa. È questa l’acrobazia grafica, bellissima e ricca di significati, che apre e racchiude Se mi porti con te, una silloge poetica di Marisa Cecchetti.
Sono 27 liriche che raccontano il pietrificarsi della vita sotto il gelo del Covid che ancora paralizza la nostra esistenza, il lento inesorabile debraille che corrode e corrompe il nostro habitat spirituale e mentale. Un bombardamento di meteore sulle nostre coscienze.
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Giovane Holden su In Cammino
“Il vizio delle cose pure” di Simone Pangia: da giornalista a narratore coinvolgente
dalla redazione di Latina Oggi – A cura di Graziella Di Mambro

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Booktrailer “Anime perse” di Claudia Jeraci
Intervista a Claudia Jeraci, autrice di “Anime perse”
a cura della redazione di voceailibri.wordpress.com
1. Come mai hai deciso di “buttarti” in questa prova da scrittrice?
Diciamo che non mi ci sono proprio buttata, lo faccio da sempre e inizio a pensare che sia una cosa che non smetterò mai di fare. Ho iniziato quando ero piccola, scarabocchiando disegni e qualche frase, poi andando avanti ho avuto un diario (come tutte credo) finché non mi sono appassionata ai libri e perciò, alla scrittura di romanzi.
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“Il rap spiegato ai bianchi”: come far apprezzare il rap a chi non ascolta il rap
a cura di Marco Palagi
Partiamo dalla premessa che leggere David Foster Wallace è sempre affascinante e stimolante. Il libro si apre con una lunga introduzione del collega Mark Costello col quale nel 1989 Wallace ha scritto questo saggio sul rap. In questo testo ci viene fornita una visione della vita dei due mentre erano intenti nella stesura del libro.
L’altra premessa è che conosco la storia della musica rap, da dove nasce, cosa rappresenta culturalmente e socialmente, gli artisti che la interpretano tanto quanto conosco a memoria tutte le canzoni di Pappalardo.
“Il rap spiegato ai bianchi” racchiude molte osservazioni sul genere offerte con una maestria linguistica (Wallace) che ti farebbe apprezzare l’ascolto anche della musica gregoriana sacra antica medioevale mistica mentre stai correndo per le strade del paese per tenere fede alla tua promessa di fare attività fisica almeno una volta a settimana. Costello, invece, interviene con piglio meno aulico, quasi da reportage, sui campionamenti e sulla necessità e lo scopo del rap e dell’hip-pop.
Un lavoro ibrido che cerca (e riesce) di fare una critica musicale e un’analisi culturale degli anni post Reagan, ma che non nasconde la passione di questi due roommate per il genere che ha reso famosi Public Enemy, Ice-T, LL Cool J, Ice Cube e molti altri.
“Celeste, la bella” di Francesca Maffei: le storie di famiglia si tingono di giallo
a cura della redazione di Varesenoi.it
«Nel 2005 ho capito di colpo che mi sarebbe piaciuto tentare la strada del romanzo, ma ancora mi mancava lo spunto, l’idea forte, arrivata poi grazie alle ricerche materne. Ho incominciato a scrivere i primi capitoli, poi un’estate ho deciso di partire per Pisticci per approfondire le ricerche e respirare l’aria del luogo che aveva fatto da sfondo alla vicenda di Celeste e Francesco. Sono tornata a Varese carica e decisa a terminare il libro, grazie anche ai nuovi elementi emersi dai documenti ritrovati là», spiega Francesca, che divide la sua esistenza tra l’asilo, lo sport e la scrittura.
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