“Lo stato dei miei capelli in Oriente”: un libro che risolleva l’umore

dalla redazione di Librinellaria.org

“Lo stato dei miei capelli in oriente” è la storia di due amiche, entrambe con lo spirito d’avventura, seppur radicate nelle loro vecchie abitudini e nell’ossessione per il capelli, che man mano abbandonano tutte le loro inibizioni, aprendosi al mondo, assaporandolo per davvero, fino all’ultimo sorso. La cornice è quella di un viaggio da sogno, nel quale vi ritroviamo dentro proprio di tutto: la Thailandia, il sole, il mare, l’amicizia, l’amore, l’avventura, il divertimento e lo sballo. La storia è narrata in prima persona, la protagonista del romanzo è la stessa autrice del libro. Quest’ultima scrive come se chiacchierasse con degli/delle amici/amiche. La mia impressione, infatti, è stata esattamente questa: Tita seduta innanzi a me, che, tra una tisana e un fetta di torta, mi racconta la sua vacanza da sogno.

Continua a leggere sul sito

Acquista il libro in versione cartacea o in versione e-book

“Le notti dell’alchimista”: un filo diretto con la coscienza

dalla redazione di Sololibri.net

Se amate le storie fantastiche, in cui i personaggi non dormono la notte bensì ricevono visite inquietanti che contro ogni pronostico si rivelano poi benefiche (tipo Scrooge in Canto di Natale, per intendersi), dovete assolutamente leggere il romanzo breve pubblicato a fine marzo 2020 da Giovane Holden Editore dal titolo Le notti dell’alchimistaL’autore è Raffaele Longo, avvocato della provincia di Salerno che ha unito storia a folclore e fantasia, dando origine a una trama incalzante, dove figurano dialoghi brillanti, che portano a profonde riflessioni sull’essere umano. Un filo diretto con la coscienza che si allarga, e non riguarda più solo il protagonista, ma contempla una conversione che si auspica possa rivolgersi all’umanità intera.

Continua a leggere sul sito

Acquista il libro in versione cartacea o in versione e-book

“Audrey mia madre”: ritratto domestico di una donna semplice, familiare, comune e una splendida italiana di adozione

a cura di Marco Palagi

Diventa difficile, per me, parlare di un libro su Audrey Hepburn rimanendo imparziale… diciamo che ci sono diversi elementi positivi in questo volume.
Tra i tanti libri che ho letto su Audrey, sulla sua vita, sulla sua carriera, sul suo impegno umanitario con l’Unicef, poche volte ho avuto la possibilità di conoscere i dettagli della vita domestica della celebre attrice. Su tutti si parla sempre di “Colazione da Tiffany” oppure del suo Oscar ricevuto giovanissima per “Vacanze romane”, delle copertine patinate… ma mai eravamo venuti a conoscenza di come si comportasse Audrey tra le mura di casa, coi figli, i mariti e i compagni della sua vita. In questo libro Luca Dotti, il secondo figlio avuto dal secondo matrimonio con Andrea Dotti, psichiatra italiano, ci porta all’interno della vita domestica dell’attrice, dal suo rapporto coi figli a quello con la buona cucina italiana – e non solo. Perché tra le splendide immagini che ritraggono Audrey con le amiche e i parenti (250 fotografie), troviamo gustose ricette che lei stessa ha perfezionato nel corso degli anni o che, grazie alla cuoca, ha avuto la possibilità di provare. Ed è un viaggio meraviglioso quello che riusciamo a fare con queste pagine, perché veniamo colti e stravolti continuamente da una serie di emozioni, che vanno dalla fame – vedi tutte le ricette minuziosamente riportate – alla nostalgia, dall’ammirazione alla tristezza. Ma ciò che questo libro lascia nel profondo dei nostri cuori è la sensazione di aver vissuto per qualche ora insieme a Audrey Hepburn, aver assaggiato con lei quei gustosi piatti, guardato la tv con lei sul divano, curato il giardino svizzero a La Paisible che lei amava tanto, portato i figli a scuola o fatto la spesa al supermercato romano sotto casa. Audrey non era perfetta né tantomeno aveva una vita perfetta, per quanto le riviste o la vita da star possano far immaginare. Ha patito la fame della guerra, ha abbandonato i suoi sogni di diventare una ballerina, è passata attraverso due divorzi ma, nonostante tutto questo, è rimasta semplice, familiare, una donna comune e una splendida italiana di adozione. 

“Biloxi”: il sessantatreenne Louis e il suo cane

a cura di Marco Palagi

Cosa potrà mai succedere a un sessantenne in pensione, il cui padre è morto e la moglie lo ha lasciato?
E se facesse una deviazione per evitare l’ex moglie e finisse per adottare un cane, Layla?
Mary Miller è riuscita a costruire trecento pagine fondamentalmente su un uomo e il suo cane, una storia dolce sulle complessità della vita e delle relazioni.
Grande salto di qualità dell’autrice, a mio parere, dopo i precedenti “Happy Hour” e “Last Days of California”.
Uno di quei libri che ricominceresti subito daccapo.

“Papi”: un romanzo per chi vuol tentare la strada di una storia non convenzionale

a cura di Marco Palagi

È il mio secondo libri di NN Editore, dopo Kent Haruf, e comincio ad apprezzare sia la veste grafica sia la qualità dei testi scelti da questa casa editrice.
Come posso parlare di “Papi”. Beh, non è facile e il motivo si può già ricercare nella nota critica presente nell’aletta del libro: non dice niente, non racconta niente, sembra un libro senza senso e senza trama.
Quindi cos’è “Papi”?
“Papi” non può essere raccontato, posso scrivere dieci pagine senza necessariamente dirvi niente della trama.
Ma c’è una trama?
È un libro fuori dagli schemi, dallo stile asciutto, compatto, pulito ed estremamente scorrevole.
Una bambina è il narratore in prima persona del libro, la quale racconta la vita e le esperienze del suo papi, “imprenditore” in un settore non proprio edificante.
Non c’è da aspettarsi una narrazione infantile, bensì troverete raccontati eventi anche violenti, tragici, spesso volgari e il fatto che a parlare sia un’ingenua frequentatrice della scuola primaria rende la narrazione ancora più interessante e avvincente.
Cosa succederà ora?
Quante cose possiede Papi?
Sì, perché Papi ha tutto di tutto, un sacco di tutto, dalle automobili ai vestiti alle donne alle conoscenze… e la particolarità dello stile narrativo di Rita Indiana sta nella sua capacità di utilizzare la punteggiatura in modo, per me, sopra le righe. Pochi punti, molte virgole, periodi lunghi a dare respiro agli eventi narrati ma anche a togliere respiro al lettore, costretto a volte a prendere lunghe boccate d’aria per terminare una frase, pagina dopo pagina la lettura è ritmata, veloce, piena. Ma sta proprio qui uno dei punti di forza del romanzo, non c’era modo migliore per raccontare di Papi e della sua piccolina, così ingenua ma così attenta a ciò che le accade intorno. Consapevole, a volte anche troppo del lavoro del suo papà, ma figlia del suo eroe, il quale commette tanti sbagli, forse, ma ai suoi occhi, come agli occhi di ogni figlia verso il padre, resta un uomo ricco di pregi e dai difetti trascurabili.
Che altro. Ci sono un sacco di personaggi, alcuni di rilievo, altri dimenticabili e non tanto funzionali alla storia, inseriti all’interno di una struttura che pare farraginosa e sconclusionata, ma che a lettura terminata presenta una struttura ben delineata dalla scrittrice, la quale dà solo l’idea di aver scritto di getto senza una successiva revisione, ma il lavoro in “pre e post-produzione” è palesemente presente.
Onore al merito della traduttrice Vittoria Martinetto, che ha realizzato un ottimo lavoro del quale ne parla in calce al romanzo.
“Papi” è un romanzo che consiglio a chi vuol tentare la strada di una storia non convenzionale, scritta in modo non convenzionale con un taglio emotivo, dato dalla narrazione in prima persona, particolarmente vincente.

“Le notti dell’alchimista”: il Munaciello, uno spiritello deformato e malvagio…

dalla redazione di Fuliggine

Il giovane autore di cui sto parlando è Raffaele Longo, un avvocato appassionato di fantasy che ha svolto diversi studi su alcune figure storicamente esistite ma dimenticate nel tempo.
Protagonista del suo racconto è infatti Girolamo Chiaramonte, un alchimista siciliano del ‘500/’600, realmente esistito, famoso per il suo Elixir Vitae.
Nel racconto incontrerà una figura appartenente al folklore napoletano, il Munaciello, che si dice essere uno spiritello deformato e malvagio, che infesta le case per vendicarsi di coloro che lo hanno fatto soffrire in vita.
Personaggio, a mio parere, perfetto per la situazione che si crea con il protagonista e ben descritto nel suo essere dispettoso e cattivo, essenziale per una riflessione sulla società di quel tempo e di oggi.

Continua a leggere sul sito

Acquista il libro in versione cartacea o in versione e-book

“Requiem per Ofelia” esplora lo sconforto totale e la ripresa di se stessi

dalla redazione di NotOnlyBooks

Vi sono mai capitati momenti o periodi di sconforto totale? Momenti in cui non credevate di sapere più chi foste, momenti in cui c’erano solo dubbi e zero risposte?
“Requiem per Ofelia” esplora proprio un momento del genere, lo sconforto totale e la ripresa di se stessi. Ofelia è una donna come tante. Attraverso un lungo sogno, che diventa un vero e proprio viaggio, analizza tutti i suoi dubbi e le sue incertezze, fino a ritrovare la forza per rimettersi in gioco, ritrovarsi e riscoprirsi, e, finalmente, apprezzare se stessa. Incontra tanti personaggi, alcuni assurdi, altri molto comuni, che le regalano spunti di riflessione, da cui partire per imparare a comprendersi.

Continua a leggere sul sito

Acquista il libro in versione cartacea o in versione e-book

Intervista a Giuseppe Vallerini, autore di “Il Vento e il suo campione”

dalla redazione di Mamma Book Italia’s Blog – A cura di Sonia Dado

Nella tragedia greca Euripide ha introdotto il deus ex-machina, che ala fine interviene a sistemare la sorte dell’eroe. Un concetto che mi ha sempre affascinato, non solo perché afferma la superiorità del caso sulla divinità, ma anche e soprattutto per la sua imprevedibilità.
Questa imprevedibilità caratterizza la magia, i talismani, le streghe, la possibilità stessa dell’impossibile.
Oppure se – come Giuseppe Vallerini ne Il Vento e il suo Campione -, guardiamo ad un grande classico quale Il Conte di Montecristo di Dumas, allora questa imprevidibilità che dà colore alla vita  la troviamo personificata nell’abate Faria, sotto forma di salvezza.
Siete pronti a conoscere il vostro abate Faria? O l’avete già conosciuto?
Ho il piacere di condividere con voi l’intervista all’autore di questa favola – romanzo di formazione.

Continua a leggere sul sito

Acquista il libro in versione cartacea o in versione e-book

“La confraternita dell’uva”: Fante è vero e autentico e tocca il cuore

a cura di Federica Sgubbi – Traduttrice

La mia ultima lettura agostana, fatta proprio in Abruzzo, la terra di origine di Fante e di metà della mia famiglia. Un altro libro meraviglioso, dai toni pacati, ironici e schietti che accomunano tutti i romanzi che ho letto di questo autore. Parlando di Fante, forse mi sono sempre soffermata poco sullo stile, sulle qualità dell’autore e sul valore delle sue opere da un punto di vista strettamente letterario. Il fatto è che con John ho stretto fin da subito un legame che va al di là delle parole ben scritte e delle storie ben raccontate, un legame di cuore. Questo libro, un po’ come tutti gli altri, mi ha riportato alla memoria i miei nonni abruzzesi, scene vissute, sentimenti condivisi, luoghi e odori. Ho rivisto il caratteraccio della mia di nonna, che la povertà aveva reso dura, cocciuta, temeraria, che non aveva paura di niente, un vero e proprio caterpillar. Anche io la immaginavo immortale, dopo tutto quello che le era capitato e che lei aveva preso a cornate, credevo che niente l’avrebbe avuta vinta su di lei. Mi sono chiesta se il mio nonno montanaro, di cui ricordo solo la pelle a quadrettini, le mani rovinate e il cappello che portava sempre e comunque, sarebbe stato come il padre di Fante, se sarebbe davvero riuscito a mettere i piedi in testa a mia nonna (non credo proprio) e mi sarebbe piaciuto ascoltare le sue storie su quella terra che ho visitato troppo poco. Ho cercato di rivivere alcuni momenti che nell’attimo non sembrano importanti e se ne capisce solo dopo il valore. Ho chiuso gli occhi e ho cercato di dare vita ai ricordi sfocati.
Quindi insomma, che Fante scrive bene lo lascio dire agli altri. Io mi limito a dire che tocca il cuore, che è vero e autentico, che non mi stancherei mai di leggere le sue storie perché grazie alla sua capacità di ordinare bene pensieri e parole riesco a rivivere un po’ anche la mia e quella che purtroppo non c’è stato tempo di condividere.

“Era un montanaro venuto dall’Abruzzo, un nasone dalle mani grosse, basso (uno e sessanta), largo come una porta, nato in una parte d’Italia in cui la miseria era spettacolare quanto i ghiacciai circostanti e dove qualunque bambino che fosse riuscito a sopravvivere per i primi cinque anni ne avrebbe campati ottantacinque. Logicamente, non molti riuscivano a compiere cinque anni. Di tredici che ne erano, restavano soltanto lui e mia zia Pepina, che ne aveva ottanta e abitava a Denver. La sua durezza, mio padre l’aveva ereditata da quel modo di vivere. Pane e cipolle, si vantava, pane e cipolle: che altro serve a un uomo? Ecco perché per tutta la mia vita ho provato ripugnanza per pane e cipolle. Lui era qualcosa di più che il capofamiglia. Era giudice, giuria e carnefice, Geova in persona.”

John Fante, La confraternita dell’uva 
Einaudi Editore (traduzione di Francesco Durante)

“Lo stato dei miei capelli in Oriente”: un romanzo che sprizza una vitalità contagiosa e necessaria

dalla redazione di Librinellaria.org

Un periodo a noi vicino, ma inesorabilmente distante dall’oggi, quando internet era un miraggio e i voli costavano un occhio della testa. Un viaggio in Thailandia era, di conseguenza, Il Viaggio, quello maiuscolo, quello che cambia l’esistenza, che urla al mondo l’urgenza di vita, di conoscenza. La voglia di rompere gli schemi. Il desiderio di arrendersi, di lasciarsi vivere, succeda quel che succede.

Continua a leggere sul sito

Acquista il libro in versione cartacea o in versione e-book