“L’alveare” di Emilia Giorgetti: in una villa di campagna ronza uno stuolo di parenti e amici

a cura di tellusfolio.it | Marisa Cecchetti

“Ci aveva raccontato una volta Alfredo, l’oste, mostrandoci con la manona l’arnia semivuota, che l’ape regina era volata via portandosi dietro tutto lo stuolo delle operaie, per sciamare in un nuovo alveare”. Su questa immagine Marta bambina alimenta una serie di fantasie che riempiono i vuoti delle sue giornate.

Marta è la voce narrante del nuovo romanzo di Emilia Giorgetti, L’alveare, seguito al suo primo In punta di piedi d’estate, dove è lo sguardo di Gemma a raccogliere tutto.

Il lettore ritrova una villa di campagna intorno a cui ronza uno stuolo di parenti e amici, l’alveare appunto, ritrova le grandi tavolate estive, i riti del quotidiano -anni ’50 del secolo scorso-, ma qui lo sguardo si allarga a comprendere la vita di città, completa il ciclo delle stagioni, e soprattutto rende protagonisti i bambini e gli adolescenti, senza tuttavia farne un romanzo per bambini.

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