Autore: Grafica
Questionario di Holden: Bruno Civardi

Quali sono i tuoi scrittori/poeti preferiti?
Soprattutto i classici, da Omero a Virgilio, dalla Bibbia a Dante. Anche i grandi autori moderni, naturalmente, da Shakespeare a Goethe e tanti altri, fino a Calvino. In essi trovi tutto, e scopri cose sempre nuove a ogni rilettura.
Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Toccare il sacro senza distruggerlo è difficile. Io ci ho provato con la figura di Maria, reinventandone, almeno in parte, la storia, con l’intento di ammodernare e umanizzare la sua immagine, che resta comunque quella universale della Madre.
Consigliaci un libro da leggere.
Mi piace consigliarvi un racconto dal titolo L’ultima avventura. Il protagonista è un vecchio, cattivo, sgradevole, che ha qualcosa a che fare con Pinocchio, è anzi il “vero” Pinocchio. È pubblicato da Gonzo Editore, di Firenze. L’autore sono io.
Quando scrivi un libro da dove parti? Titolo, incipit, fine…?
Se scrivo poesia, parto spesso da un “cominciamento”, come dice Dante: un verso che nasce nella mente e sul momento può non avere seguito. Se si tratta di un racconto o di un romanzo, allora devo avere presente il corpo complessivo della storia.
Chi è il tuo primo lettore a libro finito?
Finito il libro, ne mando il “manoscritto” a Mario Castini, docente in un liceo di Pavia. Ancora giovane, che vive coi giovani, di animo equilibrato e insieme aperto, per me è il lettore ideale. E devo dire che i miei libri gli sono sempre piaciuti.
S05E27 Podcast Vitamina L: Bruno Civardi e “Miriam”

Ascolta su Spreaker | Guarda e ascolta su Youtube | Ascolta su Spotify
Vitamina L raccoglie i contenuti degli Autori della casa editrice Giovane Holden Edizioni.
Ogni lunedì alle ore 18 intervista a un Autore per parlare del suo libro e non solo.
L’Autore risponde, inoltre, anche a 5 domande tratte dal Questionario di Holden.
Questionario di Holden: Stefania Contardi

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Probabilmente la necessità di esorcizzare un momento storico personale delirante, coinciso con un trasloco impegnativo. Un trasloco è un po’ come un lutto, roba che richiede tempo di rielaborazione e che ti cambia per sempre, se non ti uccide.
Attualmente stai lavorando a qualche libro?
Assolutamente sì: una nuova silloge, due romanzi e alcune storie per l’infanzia. Scrivendo generi diversi dalla poesia alla narrativa per ragazzi e adulti, credo sia normale avere sempre qualcosa in cantiere. Basta saper cambiare cappello e voilà.
Preferisci libri stampati, audiolibri o e-book? Perché?
Sono old fashion e quando acquisto un ebook poi acquisto sempre la versione cartacea, che deve avere una sua collocazione fisica nella mia libreria. Quella che ha una sua identità olfattiva e che migliora quando invecchia, come il buon vino!
Cosa ha ispirato l’ambientazione del tuo libro?
Senza alcun dubbio la città di Genova, la Superba, con il suo passato glorioso e le sue contraddizioni: crocevia di culture e profumi, di palazzi rinascimentali e architettura fatiscente, di profumi di spezie e focaccia e di pipì di cane. E il mare!
Fai una scaletta di ciò che vuoi scrivere o ti lasci guidare dalla storia?
Il computer, per fortuna, concede quella grande libertà di rieditare il testo a piacimento, per cui la scaletta non mi è necessaria: scrivo, modifico, aggiungo, sposto, costruisco e decostruisco l’architettura della storia fino a soddisfazione.
Questionario di Holden: Katia Angelini

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Scrivo sia a mano che a computer. Prediligo il mezzo elettronico quando devo concretizzare il lavoro. Tengo anche molti appunti scritti sui libri, sui ritagli di carta o su quaderni e incredibilmente li ritrovo sempre al momento del bisogno.
Scrivi ascoltando musica?
Normalmente scrivo la sera prima di coricarmi o in macchina quando stacco dal lavoro o dalla famiglia e sosto lungamente nel parcheggio. Non ascolto quasi mai musica mentre scrivo, mi faccio ispirare dopo la stesura.
Biblioteca, libreria fisica, libreria online, mercatini… Dove prendi i libri che leggi?
I libri di narrativa che leggo non mi vengono quasi mai regalati o consigliati. Li prendo in prestito in biblioteca oppure li compro online o nei negozi fisici. Ascolto anche molti audiolibri di pubblico dominio di autori ottocenteschi.
Cosa ha ispirato l’ambientazione del tuo libro?
Il mio romanzo, Binomio urbano, è ambientato a Padova, che da sempre ho vissuto con un certo distacco. Mi sono fatta affascinare dalla sua storia, dalla sua gente e dalla sua cultura.
Collezioni qualche libro?
Ripongo i libri che colleziono in una libreria che abbiamo fatto costruire sulle scale. Mi pacifica sapere che sono custoditi in un luogo appartato e il fatto che siano in una posizione disagiata mi gratifica molto.
Questionario di Holden: Nicolò Pareto

Consigliaci un libro da leggere.
La leggenda del Santo Bevitore di Joseph Roth. Una storia di redenzione, generosità e speranza, insegna che anche l’ultimo dei reietti può fare del bene in questo mondo cogliendo le occasioni che la vita gli concede. Un concetto profondo e prezioso.
Com’è il tuo spazio di scrittura?
Non ho un vero e proprio spazio di scrittura: ovunque colga l’ispirazione, quello è il luogo ideale. Scrivo di getto, spesso interrompo quello che sto facendo e inizio a buttare giù quel che ho in testa, siano essi pensieri fugaci o interi capitoli.
Preferisci libri stampati, audiolibri o e-book? Perché?
Per quanto io ami gli audiolibri la carta non si batte: per il suo sapore antico che su di me sortisce un fascino esagerato, perché è sempre pronta, perché non si scarica mai, perché basta una matita per appuntare qualcosa d’importante.
Cosa ha ispirato l’ambientazione del tuo libro?
L’ambientazione del mio libro è ispirata alla Pisa che ho vissuto negli anni dell’università: è stata una seconda madre che mi ha trasformato nell’uomo che sono oggi. Nel mio romanzo essa è un personaggio alla quale rendo l’onore che merita.
Fai una scaletta di ciò che vuoi scrivere o ti lasci guidare dalla storia?
Sono quel tipo di scrittore che fa una scaletta molto precisa per poi non seguirla: per me è la storia che guida lo scrittore, e non viceversa. Questo è il modo più divertente per scrivere, nonché il più appassionante!
Questionario di Holden: Lucilla Laconi

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Sono sempre stata aperta alla tecnologia. La trovo utile e di grande aiuto, pertanto scrivo spesso col computer. Ci sono però delle occasioni dove preferisco carta e penna, specialmente quando scrivo poesie o pensieri profondi.
Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
La curiosità in primis. Mi sono dovuta documentare tanto. Ho scoperto storie meravigliose di antichi riti pagani sardi, incredibilmente affascinanti. È stato un viaggio a ritroso nel secoli, ha stimolato la mia fantasia e mi ha arricchito molto.
Ha delle abitudini particolari durante la scrittura?
Di solito ascolto della musica. Mi aiuta tantissimo ad estraniarmi dal presente e a immergermi completamente nelle scene del mio romanzo. Scelgo accuratamente la musica adatta, quella che mi fa venire le farfalle allo stomaco mentre scrivo.
Preferisci libri stampati, audiolibri o e-book? Perché?
Assolutamente libri stampati. Devo usare tutti i sensi possibili quando leggo. Non solo la vista ma anche il tatto toccando la carta e l’olfatto sentendone il profumo.
Fai una scaletta di ciò che vuoi scrivere o ti lasci guidare dalla storia?
Mi lascio guidare dalla storia. La mia scrittura è molto viscerale, perciò seguo quello che mi dice la pancia. Ho provato a fare una scaletta, ma non fa per me. Preferisco far fluire le emozioni, senza dare una direzione specifica.
S05E26 Podcast Vitamina L: Anna Maria Salamina e “Natalino, ultimo barbiere di campagna”

Ascolta su Spreaker | Guarda e ascolta su Youtube | Ascolta su Spotify
Vitamina L raccoglie i contenuti degli Autori della casa editrice Giovane Holden Edizioni.
Ogni lunedì alle ore 18 intervista a un Autore per parlare del suo libro e non solo.
L’Autore risponde, inoltre, anche a 5 domande tratte dal Questionario di Holden.
Questionario di Holden: Anna Maria Salamina

Come scrivi di solito, a mano o col computer?
Scrivo al computer, ma a portata di mano ho un quaderno sul quale prendo appunti a mano, e butto giù scalette e schemi, per la struttura approssimativa del mio progetto.
Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Il desiderio di raccontare la vita di un personaggio fragile e sfortunato, uno dei tanti invisibili della nostra società.
Com’è il tuo spazio di scrittura?
Davanti a me ho delle porte-finestre che lasciano entrare molta luce sul mio tavolo di lavoro, e lo sguardo può spaziare nel verde circostante, di tanto in tanto.
Qual è la cosa più difficile che hai dovuto scrivere nel tuo libro?
Parlare di solitudine e di disagio esistenziale, e di una dipendenza vissuta dal protagonista del mio libro.
Chi è il tuo primo lettore a libro finito?
Mio marito.
Lui è sempre il primo!
