“Inconsapevoli crisalidi” di Andrea Barbuto: un viaggio nella testa e nelle emozioni di ognuno di noi

a cura di lalibreriadimommy.altervista.org

Per l’autore questo è il suo primo romanzo e devo dire che non si direbbe affatto: scritto benissimo, una storia che non annoia, argomenti trattati con delicatezza che entrano diretti nella nostra testa e nel nostro cuore.
Voglio definire questo romanzo un viaggio nella testa e nelle emozioni di ognuno di noi, una storia che narra di amore, amicizia e cambiamenti, ma soprattutto, come sopportiamo tutto questo? Cosa pensiamo e cosa proviamo?

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“Lo svago bianco” di Andrea Olivo: racconti su una Milano buia e folle

a cura di Maria Landolfo

Si tratta di dieci racconti ambientati a Milano, in un caleidoscopio di situazioni di degrado morale e materiale, proprio delle grandi città. Spacciatori, drogati, una gioventù persa e povera di motivazioni, che sembra lasciarsi vivere, che parla uno slang tutto suo. Mi ha molto colpito il racconto del ragazzo senegalese simbolo dell’odissea che molti immigrati vivono tragicamente in un’Italia molto diversa dai loro sogni.
Credo che l’originalità del libro sia nello stile e nelle metafore forti ed efficaci nell’esprimere un sentimento di distacco e di partecipazione emotiva nello stesso tempo da parte dell’autore. Sembra che voglia analizzare le situazioni in modo molto realistico, riproducendo il linguaggio gergale, pieno d’inglesismi informatici tipici delle nuove generazioni, ma traspare anche una profonda partecipazione ai drammi vissuti dagli sfortunati personaggi. La città che “mastica e sputa fuori nel tempo di un’estate, come una moneta da un distributore automatico impazzito” rende l’idea dell’assurdità di certe situazioni e di vite balorde. Sono racconti che focalizzano l’attenzione sulle dipendenze giovanili, droga e gioco in particolare, e su giovani vite risucchiate da spirali di violenza e indifferenza, che credono nella fortuna, nella mano vincente, nel lancio delle monetine per risolvere la loro precaria esistenza. I protagonisti sembrano abituati allo squallore, non si lasciano andare alla disperazione e lucidamente vanno incontro al loro destino da eterni perdenti e vinti.
Il lettore accompagnato in questo viaggio in una città buia, notturna e folle alla fine potrà essere invaso da una certa amarezza ma di sicuro non sarà più indifferente di fronte a queste esistenze “sbagliate” e “allucinate”.

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“Non sai fare altro” di Maurizio P. De Rosa: cronaca di un’estate disperata

a cura di Maria Landolfo

Mario Galimberti è un cinquantenne separato in ferie, insofferente nei confronti del dolore altrui e del proprio, claustrofobico, un uomo allo specchio, ossessivo e insoddisfatto, tormentato da incubi notturni e dai suoi autoinganni, e  teme sopra ogni cosa la solitudine.
Si muove in una immota città antica e su spiagge deserte del litorale romano, la cui immobilità fa da contrasto all’irrequietezza del suo tormento e tumulto interiore.
Il demone interiore del protagonista lo trascina in passioni disperate e angosciose, in perenne fuga da se stesso. Non ha ancora rielaborato il fallimento del suo matrimonio e intraprende relazioni brevi e superficiali con donne molto diverse tra loro, ognuna con un carattere e una personalità diversa: l’amica comprensiva, la prostituta esperta della vita, la donna libera e spregiudicata, una rancorosa ex moglie… Donne tutte diverse tra loro, le cui aspettative e richieste d’amore, di vero amore e non di mera attrazione erotica, inevitabilmente il protagonista disattende con i conseguenti sensi di colpa , rimorsi e rimpianti.
Questo romanzo è la cronaca di un’estate disperata, in un’altalena di situazioni di euforia e di angoscia. Il protagonista consapevole delle sue debolezze e dell’incapacità di legarsi e provare un reale sentimento d’amore si muove in contesto di relazioni basate sulla paura della solitudine o sul desiderio di “sistemarsi”.
Infatti, sembrano presentarsi a lui solo due opzioni: la passione erotica, la leggerezza dell’incontro, l’euforia del sesso oppure l’amore, il sentimento, un legame inevitabilmente soffocante e noioso.
Il titolo rievoca il tono accusatorio con cui le donne, con cui s’intrattiene, si rivolgono a lui chiedendo o pretendendo cose che non riesce a dare e neanche a comprendere fino in fondo.   
Il sottotitolo recita “storia di infelicità e di rare eccezioni” e aggiungerei “storia di incomunicabilità” per i dialoghi disperati tra l’uomo e le sue donne.
La rara eccezione sembra essere Chiara: una donna dedita al figlio gravemente malato, che attira la sua attenzione non per l’aspetto fisico, ma per la dedizione assoluta al figlio e sembra averlo intimamente colpito. Descrive con delicatezza, infatti, il rapporto madre e figlio, la cura e la stanchezza di questa donna, e lui, insonne, osserva entrambi mentre dormono, nel momento di massima vulnerabilità, li vede come anime candide destinate al dolore e alla sofferenza in un mondo negativo dimenticato da Dio. E di fronte al mistero che avvolge la madre e la donna l’uomo prende coscienza della sua fragilità, essendo alla continua ricerca di una nuova passione, incapace di dedizione e di amore concreto per qualcuno al di fuori di se stesso.
Il fulcro della narrazione sembra ruotare intorno dei quesiti essenziali: si può, da un momento all’altro, decidere di cambiare la propria natura? Può un incontro cambiare la nostra vita e renderci migliori e capaci di amare? Si può davvero rinascere in una nuova alba della nostra esistenza?
“L’alba è l’ora migliore per lui, l’ora della liberazione dalla notte, dalle tenebre, dall’impossibilità di dormire. La luce dell’alba lo allontana dai suoi demoni, tutto sembra tornare ad avere un senso.”
Cosa attende Mario, alla fine di questa frenetica odissea estiva, dopo un susseguirsi febbrile e convulso di incontri balordi e notti brave all’accanita ricerca di sesso e di amore? Il superamento del fallimento personale e la ritrovata capacità di amare o la conferma di una cinica e disillusa visione dei rapporti uomo-donna?

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“Last Taxi Driver” di Lee Durkee: umorismo e onestà sul sedile di un taxi scalcinato

di Marco Palagi

Un libro fantastico. Vero, triste, divertente, a volte terrificante. Un ritratto della vita di un tassista di mezza età – romanziere fallito – che traghetta come un moderno Caronte nel suo taxi anime più o meno selvagge, spezzate, figlie delle storie tanto amate di Bukowski e Vonnegut. In mezzo a un flusso di personaggi oltremodo sconcertanti, Lou Bishoff in un solo giorno va da una parte all’altra del Mississippi con la sua Lincoln scassata, con deodoranti a forma di Shakespeare, disquisendo su Ufo, tossicodipendenza, mollando clienti in un Motel scalcinato, litigando, imprecando nel traffico, rimettendosi agli ordini del suo capo che lo obbliga, forse, ad essere complice degli altri ma anche di un paese in difficoltà e succube di Uber. Gli alcolisti, i pazienti trapiantati, una “fidanzata letargica”, le vecchie signore e i drogati sono un grande quadro della vita che, dal sedile posteriore di una Town Car, entrano con irruenza nella nostra esistenza, ci fanno sentire meno in colpa per la rabbia quotidiana che riversiamo spesso sugli altri e ci mostrano il buono e il cattivo dell’oggi.
Se abitassi dalle parti di Lou mi farei scorrazzare in giro, sul sedile anteriore, per essere complice e testimone, con lui, della nefandezza umana. Imprecando contro gli automobilisti, ovviamente! Ma con umorismo e onestà, come fa Lee Durkee in questo divertente e originale libro.

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“Due a due” di Grazia Marzolla: una lettura molto delicata ed emotiva

a dura di unapaginallavolta.blogspot.com

Il libro di cui vi parlo oggi è in parte un genere che rientra nella mia quotidianità, allo stesso tempo però presenta elementi che in realtà sono generalmente lontani da me.
Quando ho letto la trama di questo libro mi è stato abbastanza chiaro che avrei trovato nella lettura aspetti in parte nuovi per me, allo stesso tempo nella mia mente avevo delineato già un approfondimento della trama. Non so se a voi capita ma spesso quando mi approccio ad un libro la mia immaginazione parte subito in quarta e cerco di indovinare come si svolgerà tutta la storia, in realtà molto spesso ci azzecco, altre volte invece resto sorpresa o mi rendo conto di aver pensato male, come in questo caso.

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“Chiamami papà” di Marco Palagi: un libro che fa riflettere sulla vita

a cura della Biblioteca Don Peppino Lannia

Il libro di Marco Palagi prende vita da un amore finito e da uno iniziato. Dalle insicurezze e dalle immaturità che molte volte si accompagnano alla vita e che diventano sempre più evidenti  nell’attesa di un figlio e dal loro crollo non appena quel figlio si può stringerlo tra le braccia. I personaggi di Chiamami papà sono Lorenzo, reduce da un matrimonio fallito, e la sua nuova compagna Linda, ma quello principale è la piccola Emma che, come tutti i bambini, ha in se un’innata, innocente  capacità di amare, che forse più che imparare dovremmo essere capaci di ritrovare. La narrazione di Marco Palagi scorre senza forzate sottolineature dei momenti meno felici e con una delicata esposizione di quelli più commoventi. Chiamami papà è un  libro che ci permetterà di riflettere su qualcosa che la vita, con il suo carico di affanni e con i suoi ritmi sempre più veloci, forse ci ha fatto perdere lungo la strada e che, comunque, è necessario recuperare.

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“L’amore nonviolento” di Carla Rosco: l’amore è una conquista dell’animo di ciascuno

a cura dello scrittore Gaetano Cinque

Possono brevi racconti tenuti insieme da un’intuizione lirica diventare romanzo, intendendo per romanzo la rappresentazione dell’universo umano attraverso singole individualità?
Sì, ed è quello che capita al bel libro di Carla Rosco, poetessa e giornalista, dal suggestivo titolo L’amore nonviolento.
Con una scrittura delicata, evanescente, morbida e a tratti sensuale, la scrittrice ci rappresenta l’universo della coppia alle prese con i temi più intricati e intriganti della relazione amorosa.
Sogni, aspettative, condizionamenti, educazioni giocano, come una miscela pronta a esplodere, negli aspetti più quotidiani di una vita che si prospetta, per tempi lunghi (o brevi), desiderata o negata.
Ora è brontolo, ora sono i fiori senza spine, ora è il colore della primavera o il giallo ocra, ora una conchiglia, ora una favola bella, ora un ciclone di menzogne, e così via, seguendo i titoli dei venti racconti, e la variegata dimensione relazionale della coppia emerge in tutta la sua realtà, che però è sempre sfumata, accennata, intravista.
Perché l’amore nonviolento è insito proprio in questa drammaticità non gridata, non sconquassata, e presenta sempre una luce, una possibilità di fuga in avanti, mentre il vero nemico è nella violenza fatta di rotture, ferite, colpi a tradimento che non danno respiro e non lasciano spazio a recuperi di dignità e salvezza. Ed è questa la violenza dell’uomo civilizzato, che i racconti finali analizzano antropologicamente in maniera documentata.
E così alla fine non tutto appare scontato: il conflitto maschio femmina non è un dato definitivo, l’amore è una conquista dell’animo di ciascuno e il verbo della vita è coniugare la solidarietà con la speranza.

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“Poesie di un immigrato” di Luca Marroni: una silloge che invita a sperimentare le emozioni, a cercare la bellezza, a conoscere gli orrori della vita…

a cura della redazione di lleggendoinsieme.blogspot.com

La silloge è un viaggio dell’eroe contemporaneo che scopre se stesso nei suoi flussi di emozioni e pensieri. Immigrato è colui che scrive, immigrato è colui che legge, immigrato è l’eroe mosso da un’urgenza interiore a fluire in un percorso sinuoso che non è di liberazione, ma di consapevolezza e manifestazione. Le prime due liriche che compongono la silloge “Stella cadente” e “Il cuore in gola” ben rappresentano questa spinta iniziale. Il leitmotiv di tutta la raccolta è dunque l’immigrazione, tematica che coinvolge le vicende attuali globali, ma che allo stesso tempo emerge come condizione umana ineluttabile.

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